Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, chiede alla sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo e ad altre autorità un sopralluogo urgente nel carcere del capoluogo dauno per constatare “la gravissima situazione presente a seguito del sovraffollamento dei detenuti che, unito alle forti temperature di questi giorni, determina una condizione igienico sanitaria molto preoccupante”. Qualora accertato quanto denunciato la prima cittadina “potrà invocare le previsioni di legge determinate dagli articoli 50 e 54 del Decreto legislativo 267/2000”.
Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe evidenzia che il livello di sovraffollamento è “tra i più elevati del Paese. L’istituto penitenziario, infatti, dispone di una capienza di circa 300 posti ma ospita attualmente oltre 650 persone detenute , quasi + 220% a fronte di un sovraffollamento nazionale del 135/140%. Si aggiungono gli effetti delle eccezionali ondate di calore che stanno interessando il territorio in queste settimane, con temperature particolarmente elevate che aggravano ulteriormente le già precarie condizioni igienico sanitarie nonché di vivibilità dell’istituto, determinando una situazione di sofferenza che coinvolge sia le persone detenute sia il personale di Polizia Penitenziaria. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione prolungata a temperature superiori a 35 °C, in presenza di elevata umidità e in assenza di adeguati sistemi di raffrescamento – continua Pilagatti – determina una condizione di grave stress termico, poiché il corpo umano non riesce più a disperdere efficacemente il calore accumulato e di conseguenza aumentano il rischio di tachicardia, disidratazione e stati di confusione mentale. Inoltre le elevate temperature possono provocare colpi di calore, insufficienza renale ed eventi cardiovascolari”. Pilagatti ricorda che “la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte affermato che condizioni di detenzione o di vita che espongano le persone a sofferenze fisiche e mentali intense, evitabili e protratte nel tempo possono integrare un trattamento inumano e degradante ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.
