Ricettazione, assolto figlio minorenne: i genitori bonificano sul suo conto denaro di dubbia provenienza

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La vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un ragazzo minorenne di Bari si è recentemente conclusa con una sentenza di assoluzione dal reato di ricettazione. Il giovane, all’epoca dei fatti sedicenne, era accusato di aver ricevuto sul proprio conto corrente, attraverso bonifici disposti dal padre, somme di denaro di dubbia provenienza. Il padre, dipendente comunale, era stato arrestato con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di fondi pubblici, effettuando trasferimenti illeciti direttamente sui conti correnti del coniuge e dei figli.

Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, la dottoressa Caramia, ha disposto l’assoluzione del ragazzo in rito abbreviato, riconoscendo l’assenza del dolo necessario per configurare il reato di ricettazione. Secondo il giudice, la stretta relazione familiare, l’entità e la modalità dei bonifici non erano sufficienti a provare che il minorenne fosse consapevole dell’illiceità della provenienza del denaro. In altre parole, il giovane non poteva essere ritenuto responsabile della condotta criminosa del padre, che aveva agito autonomamente.

La difesa del minorenne, rappresentata dall’avvocato Antonio La Scala, ha infatti sostenuto con successo che il ragazzo non aveva alcuna conoscenza delle azioni illegali che avevano portato ai bonifici. Al contrario, il pubblico ministero aveva richiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione, ma l’applicazione del principio di non colpevolezza è stata prevalente.

Questa sentenza chiude una lunga e delicata fase processuale durata sette anni, che ha visto il minore affrontare pesanti accuse senza avere alcun ruolo attivo nel reato contestato. La decisione del tribunale rappresenta un importante esempio di tutela della giustizia minorile, sottolineando come la responsabilità penale richieda sempre la prova concreta del dolo, soprattutto quando si tratta di adolescenti coinvolti indirettamente nelle vicende criminali dei propri familiari.

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