L’articolo che segue, a firma dell’editorialista Trione, viene pubblicato nel bel mezzo di pseudo memorandum e accordi tra le parti coinvolte in guerra, che in queste ore si stanno annunciando:
Sembra, pur da notizie contraddittorie e altamente falsate, che la guerra in Iran stia cercando in un Trattato la sua fine o, meglio, una parziale sospensione.
Non sarà una Pace vera ma noi vogliamo sperarlo e crederci. Anche le guerre più scontate possono andare nel peggiore dei modi. Si iniziano quando si è certi di andare a guadagnare molto e di pagare poco ma gli esiti possono essere i più diversi. Quindi la guerra come strumento di politica estera va considerato superato, roba antica, inefficace, pericolosa e costosa; uno strumento di altra epoca, grezzo e ampiamente superato come l’uso di una clava; il futuro è altro. Quale?
Le attuali guerre ci consegnano un futuro molto più incerto e gracile del passato. Non ci si fida della firma degli altri capi di stato e quindi la condizione di ostilità non ha fine. Se non rispetti anche una sola volta un Trattato da te sottoscritto, ti sei negato l’utilizzo del Diritto Internazionale pattizio; e nessuno ti crederà più. Se non rispetti una norma consuetudinaria generalmente e ripetutamente rispettata ti sei isolato in una torre eburnea perché nessuno sa più cosa attendersi da te. Se non è affidabile il diritto esiste un solo esito possibile ed è debellare gli altri e rimanere unici: una follia! “Ubi societas ubi jus” dicevano i latini per dire che in qualunque società anche di due persone, non può non esserci un diritto che regoli quella società e quella convivenza e quindi senza un diritto che regoli la convivenza può esserci solo ostilità fino all’annullamento almeno dei componenti la società stessa ad esclusione del vincente.
È la prassi delle competizioni nello sport come in economia: alla fine vince uno, gli altri sono esclusi dalla vittoria. Cioè senza il diritto “giusto”, lo jus, non può esserci società, convivenza, progresso, umanità.
Questo è principio insuperabile e non perfettibile conosciuto da duemila anni e tramandatoci fino ad oggi dai saggi della latinità, oggi violato dagli epigoni delle tribalità barbariche che ritengono di poter prescindere dalle Leggi di Roma e oggi, che siamo tornati ad un mondo privo di regole, non possiamo non chiederci come possiamo uscircene per tornare al Diritto di sempre e per sempre.
I promotori delle attuali guerre lungi dal vincerle hanno distrutto -non rispettando il diritto- il fondamento della civiltà senza avere e indicare una idea alternativa. La fede nella onnipotenza della tecnologia e della finanza che ha ispirato e prodotto la guerra moderna ha ubriacato molti potenti e siamo rimasti senza futuro. Fede nella onnipotenza della tecnologia e finanza che ha completamente dimenticato la centralità della Persona e quindi si è resa una fede antiumana e quindi una dottrina che in un modo imprevedibile e inevitabile si è suicidata. La Persona va riportata al centro della società, della economia, della politica e il duo tecnologia-finanza va fermato. Come si fa? Come ce ne usciamo? E chi lo fa? Quando più sopra abbiamo detto che non è superabile lo jus abbiamo anche detto che si deve tornare allo jus semplicemente perché questo non è un principio superabile. Questa specie di tautologia così complessa e così semplice è ben nota ai cultori della latinità giuridica ed indica la strada vincente che va solo perseguita.
Non esiste alternativa e l’Italia può e deve fornire al resto del mondo questa traccia e questo esempio e noi sappiamo meglio di tutti che il diritto di sempre, quello non scritto da nessuno ma ben chiaro in ognuno di noi di qualunque colore e lingua si sia, è l’unico che può garantire la convivenza. Serviva una o più guerre per accorgersene? Certo! il sorgere di nuovi feticci ha messo in ombra gli insegnamenti della cultura latina a loro volta ottenuti dalla precedente saggezza plurimillenaria e qualcuno ha ritenuto che si potesse fare carta straccia di modelli di comportamento consolidati nei secoli.
Addirittura si arriva a far credere che gli arciricchi solo perché ricchi possono fregarsene di ogni regola e possono costruirle loro le regole a proprio piacimento. Una follia! L’aver fatto volare, galleggiare e muovere autonomamente il ferro ha formato una teologia della tecnica che adesso paghiamo amaramente. Ogni “progresso” anche non tecnologico in qualunque campo invece diviene arma per dominare l’altro e gli altri per accumulare danari e potere. Ormai siamo al capolinea di questa narrazione serve che le Istituzioni se ne rendano conto. In questo contesto la “neutralità” osservata dalla Cina e da tanti altri garantisce a quest’ultima tutti i privilegi del vincitore di un confronto armato, senza avervi preso parte.
Quindi anche da un punto di vista meramente pratico questo esempio probabilmente non ispirato da considerazioni Alte e filosofiche occidentali, dimostra oltre ogni possibile dubbio come ogni politica difforme dalla neutralità perenne è autolesionismo. E l’Italia è chiamata ad incarnarla concretamente.
CANIO TRIONE
