Differenza tra educazione e indottrinamento

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Riflettevo sul vuoto: valori, ideali, e tantissimo altro che osservo ovunque, e per associazione di idee – quel processo psicologico con cui un pensiero ne richiama un altro nella mente, un ricordo, un vissuto – e mi sono venuti in mente ”Educazione e Indottrinamento” e ho cercato di approfondire e di capire il perché, oltre che le differenze e le implicazioni.
L”educazione è il processo di sviluppo e formazione delle facoltà mentali, morali, sociali e comportamentali di un individuo, finalizzato a trasmettere il patrimonio di conoscenze, valori e tradizioni di una società.
L”etimologia di ”Educare” deriva dal verbo latino ”Educare”, forma intensiva e derivata di ”Educere”, da ”Ex” prefisso latino che significa ”fuori”, ”da” e da ”Ducere” verbo latino che significa “condurre“, “guidare“, “trarre“.
Il significato letterale è quindi: “condurre fuori“, “trarre fuori“, indica l”azione di far emergere le potenzialità, le qualità e le doti innate che sono già presenti all”interno dell”individuo, un po” come fa l”ostetrica che aiuta a dare alla luce.
Nelle origini latine, come tramandato da autori antichi (ad esempio Varrone), educare era l”azione specifica della nutrice o di chi alleva e fa crescere fornendo nutrimento materiale e morale.
Riportato a noi “tirare fuori dalle menti, ben predisposte, e non immettere o imporre, fare cultura, coltivare” quell’insieme complesso che include tutte le conoscenze: arte, etica, costume e qualsiasi altra capacità.
La lingua italiana contiene al suo interno termini che riescono a dare un inquadramento preciso e determinato e infatti, abbiamo il termine ”Educazione” che a sua volta è diverso da ”Istruzione, da noi spesso usati come sinonimi ma, i due concetti presentano una differenza sostanziale:
ISTRUZIONE: deriva dal latino ”instruere” (costruire dentro) e riguarda la trasmissione specifica di nozioni, informazioni e competenze cognitive.
EDUCAZIONE: si concentra sullo sviluppo globale della persona, sulla maturazione del carattere, dei comportamenti e della coscienza morale.
Ed è proprio di questo volevo parlare non nello specifico di nozioni, di cultura, di formule pur sempre necessarie e indispensabili ma, di sviluppo di menti e di persone.
Fin dai tempi di Socrate e Platone, nella tradizione filosofica dell”antica Grecia l”insegnamento non era solo nozionismo, ma una guida morale e spirituale. 
L”educazione fornisce strumenti logici, dati e stimoli per insegnare come pensare, incoraggiare il dubbio e la ricerca autonoma.
Per realizzare questo l”obbiettivo il docente dovrebbe presentare i fatti storici in modo oggettivo, pluralista e documentato, cioè si dovrebbe basare sull”argomentazione, sull”uso di dati, di fatti e sulla logica. 
Sicuramente e ovviamente non è vietato in assoluto esprimere un”opinione, ma dipende da come e quando viene fatto, differenziando chiaramente quello che è il proprio pensiero – per l”appunto la propria opinione – con il fatto empirico, con la storia, la realtà.
L”opinione dovrebbe essere presentata come un punto di vista personale, semplicemente come l”espressione di sé, o una tra le tante prospettive possibili.
Contemporaneamente si dovrebbe sempre accettare: domande, dubbi e obiezioni, non cercando obbligatoriamente la condivisione, ma favorendo il dibattito, ai fini di una crescita reciproca.
Il confronto dovrebbe avvenire, seppure idealmente, su un piano di parità, dove ognuno è libero di accogliere o rifiutare il pensiero altrui, lasciando soprattutto all”altro il tempo di riflettere e decidere.
Nel rapporto tra docente e discepolo entrano in gioco diverse dinamiche.
Un docente non è un robot o un semplice trasmettitore di dati. 
La passione per la materia, la propria visione del mondo e i valori personali filtrano inevitabilmente attraverso il modo in cui spiega la storia o qualsiasi altra disciplina.
È una cosa “abbastanza normale” che il docente oltre la storia trasmetta la propria opinione il proprio credo all”altro al prossimo al discepolo.
Fin dall”antichità Il “maestro” condivideva la propria visione per aiutare il discepolo a crescere ma, contemporaneamente deve mostrare le diverse interpretazioni storiografiche per permettere agli studenti di sviluppare una propria opinione.
Quindi, è naturale e storicamente frequente, ma l”insegnamento ideale richiede un delicato equilibrio tra la condivisione del proprio pensiero e la tutela della libertà di giudizio dell”allievo.
Il compito principale di un educatore moderno, al passo con i tempi è fornire gli strumenti critici affinché l”allievo possa formarsi un”opinione propria e indipendente, anche se opposta a quella del docente.
Sia a livello pedagogico e deontologico non è considerato corretto che un docente utilizzi la propria cattedra per trasmettere o imporre il proprio credo personale, politico o religioso agli studenti.
Qui entra in campo alcuni elementi fondamentali:

  • l”onestà intellettuale, 
  • l”onestà professionale,
  • la deontologia.

Questi formano la base etica di ogni attività lavorativa e pubblica, garantendo fiducia, trasparenza e rispetto delle regole.
L”ONESTÀ INTELLETTUALE : è il dovere morale e logico di comportarsi con sincerità e lealtà nella gestione delle idee, dei dati e dei fatti, senza piegarli a interessi personali, di ideali o di pressioni esterne.
L”ONESTÀ PROFESSIONALE: è la correttezza pratica e materiale nell”esercitare la propria mansione o professione, adempiendo con diligenza agli obblighi assunti.
La DEONTOLOGIA: è l”insieme delle regole, dei doveri e dei principi etici specifici di una determinata categoria professionale, spesso raccolti in un codice ufficiale.
Quest”ultima viene tutelata e applicata dagli ordini professionali o dalle associazioni di categoria per garantire la tutela del pubblico e della collettività.
Riassumendo il principio chiave comune è: Integrità e imparzialità.
Agire senza conflitti d”interesse che può non essere solo economico ma anche di pensiero, ideologico.
Essere un vero e proprio arbitro in campo, anche se la sua passione è per una squadra, la sua integrità, professionalità lo deve portare a comportarsi in maniera equilibrata e non di parte, da tifoso.
Un altro elemento fondamentale è l”età dei discenti: più gli studenti sono giovani (scuola primaria o media), più sono influenzabili. 
In questi contesti la neutralità del docente deve essere massima, logicamente, nelle università o nelle ultime classi delle superiori, il dibattito ideale e il confronto di idee invece possono essere più aperti, sempre purché rimangano democratici e rispettosi.
Tornando al mia prima assicurazione di pensiero e in sintesi:

  • si educa o si discute quando si insegna come pensare; 
  • si indottrina quando si suggerisce, si instilla, si immette fino ad arrivare ad imporre, cosa pensare, certo anche senza utilizzare metodi coercitivi.

La linea rossa tra la componente umana e il confine deontologico ed etico, viene superata quando la trasmissione delle proprie opinioni diventa indottrinamento. 
Il ruolo dell”insegnante è quello di educare al pensiero critico, l”indottrinamento suggerisce, anche in maniera sfuggente, sorniona cosa pensare, scoraggiando l”esame di punti di vista alternativi.
L”indottrinamento è un”azione metodica e insistente di persuasione e insegnamento, volta a far assimilare a una persona, o a un gruppo un sistema di idee, dogmi o valori in modo acritico, ossia senza la possibilità o la volontà di metterli in discussione.
Tra le sue caratteristiche principali la metodicità e insistenza, utilizza la ripetizione costante, la retorica emotiva, “gutta cavat lapidem” (la goccia scava la pietra).
L”indottrinamento infatti viene spesso associato a contesti politici, regimi totalitari, organizzazioni religiose o sette per orientare il pensiero collettivo e mantenere il potere, per forzare l”adesione a un dogma.
Non è un”educazione aperta al confronto, ma un processo continuo e ripetuto di trasmissione di concetti.
La trasmissione delle proprie opinioni diventa indottrinamento quando cessa il dialogo e viene eliminata la possibilità di scelta, di analisi logica, spirito critico o di verifica di prove contrarie.
Il confine tra esprimere un”idea e indottrinare qualcuno, si supera quando la comunicazione si trasforma da un confronto bidirezionale a un”imposizione unidirezionale e l”opinione viene presentata come verità assoluta e indiscutibile da accettare. 
Un”altra questione che presenta alcune sfumature importanti da evidenziare è l”esistenza sempre di un legame di subordinazione e asimmetria tra erogatore e fruitore (docente e discente), uno squilibrio di potere dovuto alla posizione di autorità, unitamente alla vulnerabilità emotiva e cognitiva del ricevente. D”altronde l”indottrinamento è stato ed è, nei veri regimi totalitari, lo strumento con cui il potere non si limita a ottenere l”obbedienza passiva, ma cerca di plasmare l”intera coscienza e la vita quotidiana dei cittadini, trasformandoli in “fedeli” dell”ideologia ufficiale.
Con la paura, il senso di colpa o l”isolamento da fonti informative alternative, mira all”obbedienza e al controllo del comportamento o del pensiero dell”altro, annullandone l”individualità per farlo aderire a un sistema ideologico chiuso.
Cosa dice la legge, oltre che il buon senso, in Italia, a questo proposito:
La libertà di insegnamento è garantita dall”articolo 33 della Costituzione, che: tutela il docente nella scelta dei metodi didattici, ma questa libertà non può mai trasformarsi in arbitrio o propaganda. 
Essa comunque resta sempre limitata dal rispetto della libertà di coscienza dello studente.
Il diritto di esprimere la propria opinione è una libertà fondamentale riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
L”ordinamento italiano, articolo 21 della Costituzione:Tutela la libertà di manifestazione del pensiero, stabilendo che tutti (cittadini e stranieri) hanno il diritto di esprimere liberamente le proprie idee con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. 
A livello internazionale ed europeo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell”Uomo all”articolo 19: Stabilisce che ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, inclusa la libertà di non essere molestato per le proprie idee e di cercare, ricevere e diffondere informazioni attraverso qualsiasi mezzo e senza frontiere. 
L”unico limite esplicito indicato dall”articolo 21 è il “buon costume”. 
A ciò si aggiungono i limiti derivanti dalla tutela di altri diritti costituzionali, come:il divieto di diffamazione, l”offesa all”onore, alla reputazione o la tutela di segreti di Stato e giudiziari. 
Questo è molto importante è di stretta attualità, perché se la semplice manifestazione del proprio pensiero, della propria ideologia e convinzione o del proprio sentimento non sarà mai punibile, esiste pur sempre un limite per quello che può essere inteso legittima, seppur aspra, critica e non travalichi nei reati di opinione (o reati di espressione) che sono fattispecie penali che puniscono, a prescindere dal fatto che provochino un danno materiale, concreto o fisico immediato. Nel sistema italiano sono riconducibili: 

  • VILIPENDIO: Offese dirette alle istituzioni (Repubblica, Forze Armate, Parlamento, Bandiera o religione di Stato).
  • APOLOGIA DI REATO: Esaltazione o giustificazione pubblica di un delitto o di un delinquente.
  • Propaganda e l”istigazione sovversiva o a sovvertire violentemente gli ordinamenti sociali.

Voglio anche evidenziare – cosa che vedo non sempre ben chiara a tutti – che per il codice penale italiano la “condotta si considera pubblica” , con tutte le relative conseguenze, anche se attuata attraverso post e contenuti diffusi su piattaforme, canali e social come Facebook o Instagram, ecc.
Io ritengo che, soprattutto sulla rete, a causa del sovraccarico informativo o forse perchè tutti non hanno ancora gli strumenti mentali e culturali, molte persone non riescono a capire la differenza tra un’opinione e un fatto empirico.
E, d”altra parte, diventa più facile catturare l”interesse anche di un gran numero di persone, che non sanno resistere alle manipolazioni, agli indottrinamenti (religiosi, politici, economici), e ai condizionamenti sociali.

  • I motivi possono essere molteplici:
  • mancanza di spirito critico,
  • pigrizia mentale, 
  • bisogno di appartenenza,
  • allineamento al pensiero comune e dei mainstreams,
  •  paura di essere giudicati.

Non è certo facile essere una voce fuori dal coro o andare contro-corrente.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka