Carburanti: Bari, titolare ditta autotrasporto, ‘situazione insostenibile per tutti’

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“Caro-carburanti, caro-vita, caro-dipendenti, caro-gommisti, tasse. La situazione è insostenibile per tutti, non solo per gli autotrasportatori. Questi aumenti non riusciamo a ‘ribaltarli’ sulla committenza perchè anche quest’ultima ha i suoi costi. In grossa parte ce li siamo assorbiti noi ma oggi non si può più andare avanti perchè stiamo andando in perdita. Non guadagniamo quasi più nulla. Basta dire che, se nel corso di un viaggio si verifica una foratura o un piccolo danno al mezzo, finiamo per rimetterci”. Lo dice all’Adnkronos Gianpiero Polignieri, autotrasportatore e giovane imprenditore, titolare di una ditta di autotrasporti conto terzi di Altamura, in provincia di Bari (furgoni, camion ecc), che sta partecipando alle proteste degli automezzi e dei tir contro il caro carburanti (e non solo) che vanno avanti da ieri.

Sulle strade provinciali intorno alla città murgiana, e anche sulla statale 96 per Bari da stamattina in entrambe le direzioni, ci sono diversi presidi di furgoni, camion e motrici che si alternano, in particolare nei pressi delle stazioni di servizio. Non si tratta di blocchi veri e propri, le auto che intendono procedere riescono a farlo ma ovviamente si verificano rallentamenti e code. Situazioni simili si registrano in diverse parti della Puglia per esempio ai caselli della A14 in provincia di Foggia e a Cerignola. Numerosi sono i tir diretti da questa mattina da Brindisi a Bari. Altre proteste sono in corso ad Andria e Corato e in Basilicata. In Puglia la mobilitazione si unisce a quella degli agricoltori e in particolare degli olivicoltori.

“Fino a febbraio è stata una corsa ad ostacoli – aggiunge Polignieri – ma dopo marzo il costo del gasolio ha iniziato a salire. Prima era solo il carburante ad aumentare ma ora gli incrementi si vedono dappertutto: dal supermercato alla farmacia, dalla ferramenta al piccolo negozio. L’altro giorno ho fatto la spesa al supermercato. Una ‘testa’ di insalata, che prima pagavo 99 centesimi o al massimo 1,50, l’ho pagata 2,60 euro. I pomodori sono arrivati fino a quasi 10 euro al chilo. Mi metto soprattutto nei panni dei dipendenti – continua – lo stipendio è rimasto fermo. Sono costretto a dare gli anticipi ogni dieci giorni. Fino a quando avrò la forza di aiutarli lo farò, ma anche io sono in difficoltà. Ormai alla nostra categoria hanno bloccato il credito in officina e nelle stazioni di servizio. Il ricambista e il distributore di carburanti non vogliono più dare il cosiddetto plafond – spiega Polignieri – perchè non vogliono rischiare di non essere ripagati. E le stesse banche non danno prestiti perchè è un settore, il nostro, ad altissimo rischio. Sto cercando di portare avanti la ditta di mio padre per non gettare al vento i suoi sacrifici di anni”, sottolinea.

Ma come mai la protesta è partita dal Mezzogiorno? “Il Sud è sempre stato penalizzato rispetto al nord – risponde – perchè, per portare il prodotto da nord a sud e da sud a nord, consumiamo il triplo del gasolio di una ditta settentrionale. Lì le strade sono tutte in pianura e non è necessario fare il numero di chilometri che facciamo noi, le strade sono migliori. Poi al nord i dipendenti guadagnano di più e tutta l’economia ne guadagna”. Anche lo stato sociale rende tutto più agevole. “Bisogna aumentare gli stipendi, non si può incrementare solo il gasolio e il caro vita”, afferma Polignieri. “Alla fine è il ceto medio-piccolo che fa guadagnare il negozietto, il supermercato, la bancarella. Siamo noi che facciamo girare l’economia e il commercio. Le famiglie non arrivano neanche più a comprare un pacco di colori per i propri figli a scuola, ne sto vedendo tanti di questi casi. E’ una cosa vergognosa, nel 2026. Le persone non possono più mangiare. Sembra di essere tornati agli anni trenta del secolo scorso”, conclude.

foto creata con intelligenza artificiale

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