Scatta l’annunciata pioggia di ricorsi alla consulta per cancellare – dicono i ricorrenti- le gravi violazioni costituzionali della nuova legge elettorale. La quarta riforma in vent’anni, un record mondiale, due delle quali censurate dalla consulta.
La rete civica per il “Voto libero e uguale” ha presentato alla Camera l’offensiva legale che scatterà il 26 ottobre, giorno in cui entrerà in vigore il ribattezzato Melonnelum. Alla stesura dei ricorsi, ben 30 totali, hanno lavorato i parlamentari di centrosinistra supportati da cento avvocati, costituzionalisti e docenti universitari con ben 500 adesioni già raccolte.
Sei i profili di incostituzionalità. Il premio di maggioranza al 42 per cento, il meccanismo di calcolo tra Camera e Senato, l’eccesso di firme richieste ai nuovi partiti e gli squilibri di genere nei capilista. Ma il nodo più delicato riguarda l’indicazione obbligatoria del premier. Compromette le prerogative del Presidente della Repubblica, contestano i promotori.
Tra i firmatari gli ex premier Prodi e D’Alema, l’attrice Marisa Laurito e sei pugliesi, fra cui lo scrittore Carofiglio, il professor Canfora, l’assessore barese Grasso e l’economista Viesti. Si punta ad ottenere un verdetto prima delle elezioni con la fissazione della prima udienza dinanzi alla Corte Costituzionale attesa non prima del 20 gennaio.
