La giustizia accelera i tempi sui capitoli più sanguinosi della guerra di mafia che ha insanguinato il Gargano. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, Valeria Isabella Valenzi, ha emesso un decreto di giudizio immediato nei confronti di nove imputati, ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di efferati agguati, omicidi, casi di “lupara bianca” e reati legati alle armi e alla gestione del clan Romito-Lombardi-Ricucci. Il processo si aprirà il prossimo 16 dicembre 2026 davanti alla Corte d’Assise di Foggia. La decisione del giudice arriva su richiesta della Procura distrettuale e taglia la fase dell’udienza preliminare, forte di un quadro probatorio ritenuto solido e della necessità di evitare scarcerazioni per decorrenza dei termini, trovandosi gli imputati già sottoposti a custodia cautelare. I delitti al centro del processo: faide e corpi fatti sparireIl decreto fotografa anni di piombo e di supremazia criminale nel territorio di Mattinata, Monte Sant’Angelo e dintorni, tracciando le tappe dello scontro spietato tra il gruppo Romito-Lombardi-Ricucci e la fazione contrapposta dei Li Bergolis. Tra i capi d’imputazione figurano: L’omicidio di Francesco Li Bergolis (detto “faccia di pecora”), avvenuto il 24 giugno 2011 ad agro di Mattinata. La vittima sarebbe stata sequestrata con una finta auto civetta e false palette delle forze dell’ordine, torturata per estorcere informazioni sul clan rivale, linciata e infine fatta sparire in una “buca” scavata nel bosco (lupara bianca).
L’omicidio di Ivan Rosa, trucidato il 19 mars 2014 a Bosco Quarto (Monte Sant’Angelo) a colpi di fucile e finito con spari alla testa a distanza ravvicinata, dopo un inseguimento in auto. La soppressione del cadavere di Francesco Armiento, ucciso il 27 giugno 2016 a Mattinata, i cui resti e l’arma del delitto furono occultati per cancellare le tracce e garantire l’impunità ai sodali. Gli imputati alla sbarraIl provvedimento colpisce i nomi di spicco della consorteria e i presunti esecutori materiali dei raid di morte.
I prossimi passi processualiCon la notifica del decreto, gli imputati avranno ora quindici giorni di tempo — a pena di decadenza — per valutare riti alternativi come il giudizio abbreviato, il patteggiamento o la richiesta di messa alla prova, laddove ne ricorrano i presupposti. In assenza di tali istanze, la macchina della giustizia si sposterà a Foggia per il dibattimento fissato a dicembre.
