Cgil: il Governo Nazionale decide unilateralmente: suolo agricolo sacrificato e rinnovabili senza pianificazione

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Sosteniamo la transizione energetica senza ambiguità. Lo ribadiamo per evitare equivoci e prevenire ogni falsa strumentalizzazione: non siamo contrari alle rinnovabili, anzi. La crisi climatica impone l’uscita dalle fonti fossili e una pianificazione seria, rispettosa dei territori e delle comunità rurali.

Ed è proprio per questo che denunciamo ciò che sta accadendo: il Governo Nazionale impone impianti rinnovabili anche contro i pareri della Regione Puglia e degli Enti Locali, scavalcando la pianificazione territoriale e autorizzando interventi massivi che sottraggono i terreni agricoli più produttivi. La vacatio normativa non viene colmata: viene sfruttata. Il Ministero dell’Ambiente procede unilateralmente anche quando il territorio esprime contrarietà.

Le numerose assemblee svolte con i nostri contadini hanno confermato una preoccupazione netta: la transizione non può diventare una trasformazione che snatura le aree agricole. Il consumo di suolo è eccessivo e accompagnato da opere che nulla hanno di agricolo: recinzioni, pali, cabine elettriche, sistemi antintrusione e piazzali in cemento che impermealizzano il terreno, cancellando la sua funzione produttiva. Così le aree interessate vengono trasformate, di fatto, da suolo agricolo a suolo infrastrutturale perdendo definitivamente la loro vocazione.

Prima ancora di sottrarre nuovi terreni, sarebbe necessario utilizzare le stalle, capannoni, tetti agricoli, infrastrutture esistenti, superfici già impermeabilizzate e prive di valore colturale. È la logica più semplice e più coerente con la tutela del suolo: prima si usano le strutture già costruite, poi – solo se necessario – si valuta il resto.

A questo si aggiunge la messa a dimora inopinata di coltivazioni di pregio – ulivi, leguminose, ortaggi, carciofi IGP – e perfino arnie di api nomadiche, collocate per dimostrare continuità colturale. Interventi di facciata, che non rispondono a una reale logica agricola ma a una strategia per aggirare vincoli.

Il territorio pugliese mostra con evidenza un’altra criticità: gli effetti cumulativi non vengono valutati. Ogni progetto viene considerato isolatamente, mentre l’impatto complessivo modifica paesaggio, suolo, biodiversità e attività produttive.

E c’è un punto decisivo: la Puglia è piena di siti già compromessi, cave dismesse, discariche chiuse, ex aree industriali, superfici inquinate da bonificare, terre “no food” dove l’agricoltura non può più tornare. Sono luoghi che dovrebbero essere prioritari per la transizione.

Tra questi, l’esempio più chiaro è Micorosa, un sito dell’area SIN a Brindisi: oltre 40 ettari di veleni oggi “tombati”, da decenni ovviamente inutilizzabili per l’agricoltura. È paradossale che, mentre si invadono suoli fertili, non si utilizzino aree come Micorosa e altri siti pugliesi già compromessi, che attendono da anni di essere bonificati.

La normativa è evidente: il D.Lgs. 190/2024, modificato dalla legge 4/2026, impone alla regione di individuare le aree idonee entro 120 giorni; stabilisce che le aree agricole idonee devono essere tra lo 0,8 e il 3% della SAU; che il fotovoltaico a terra è consentito solo nelle aree compromesse; che l’agrovoltaico deve garantire continuità colturale con verifica quinquennale; che gli Enti Locali devono essere coinvolti nella pianificazione. La direzione è definita: governare la transizione, non subirla.

E c’è un’ultima contraddizione che pesa sui contadini e sui lavoratori: mentre si consumano suoli agricoli di pregio, non è prevista alcuna misura per ridurre la bolletta elettrica. L’aumento dei prezzi (+ 13%, dato ISTAT) colpisce duramente soprattutto i piccoli produttori. È anche per questo che chiediamo una pianificazione seria: perché solo un’attenta “governance” pubblica può affrontare il caro energia e privilegiare le Comunità Energetiche Rinnovabili, uno strumento capace di generare risposte collettive, risparmi reali e redistribuire i benefici della transizione.

Ed è qui che merge l’ennesima irricevibile stortura politica: il governo dell’avversata autonomia differenziata autoritaria, già bocciata dalla Corte Costituzionale, che proclama di voler rafforzare i territori ma in realtà impone alla Puglia decisione prese altrove, con un metodo che ricorda più il comando di un despota che il confronto istituzionale. Colpisce il sistema agricolo regionale senza condividere una pianificazione che contemperi una giusta transizione e che custodisca un settore già in grave sofferenza, fatto per circa l’80% di piccoli produttori che tengono in piedi la qualità agroalimentare del Paese.

ALPAA Puglia, quindi, chiede una pianificazione seria, coerente e rispettosa del suolo agricolo, capace di            garantire futuro delle comunità rurali, e annuncia specifiche iniziative per difendere la TERRA, la produzione agricola e il diritto a una transizione giusta.

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