Foggia: Confintesa, terza morte in tre mesi, le norme ci sono, manca l’applicazione

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“Dal 1° giugno a oggi è la terza volta in meno di tre mesi che un lavoratore agricolo muore in un contesto che nessuno può più dire di non conoscere”. Così il segretario generale di Confintesa, Francesco Prudenzano, interviene sul ritrovamento del corpo di Sadam Houssain, il bracciante di 32 anni scomparso il 4 agosto e rinvenuto nel bagagliaio della sua auto a pochi chilometri dall’insediamento di Borgo Mezzanone, nel Foggiano. “Il contesto in cui quella morte è maturata non ha bisogno di perizie: migliaia di lavoratori agricoli vivono in insediamenti informali fuori da ogni perimetro di legalità, e un uomo può sparire per diciotto giorni senza che nulla si muova. Dove non arrivano contratti, rappresentanza e tutele, trova spazio lo sfruttamento. Lo abbiamo detto il 4 giugno dopo Amendolara e il 20 giugno al Muìnafest di Cosenza. Lo ripetiamo oggi, con una morte in più alle spalle”, avverte.

Sulla stessa linea Ibrahima Deme Diop, segretario della Federazione Confintesa per i Popoli: “Per spezzare la dipendenza non servono denunce o regolarizzazioni formali, ma garantendo un lavoro sicuro e protetto. Finché l’unica alternativa alla baracca è un’altra baracca, la collaborazione del lavoratore non è una scelta libera: è un atto obbligato per la sopravvivenza”.

Confintesa richiama il quadro normativo vigente: l’articolo 603-bis del codice penale, in vigore dal 2016, e il decreto legislativo 115/2026, efficace dal 16 luglio, che punisce chi si avvale di prestazioni delle vittime di tratta ed estende la responsabilità amministrativa degli enti della filiera. “Gli strumenti esistono da anni e – conclude Prudenzano – se ne aggiungono di nuovi ogni mese. Quello che manca è l’applicazione, e manca l’alternativa. Sul superamento degli insediamenti servono scadenze vincolanti e responsabilità individuali, non orizzonti quinquennali”.

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