Il Panopticon digitale: Tucker Carlson parla della nuova frontiera della sorveglianza di massa

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C’è un filo rosso che unisce il romanzo 1984 di George Orwell alle tecnologie di sorveglianza del XXI secolo. È questo il punto di partenza della lunga riflessione proposta da Tucker Carlson, secondo il quale gli Stati Uniti starebbero entrando in una fase in cui la privacy individuale rischia di essere progressivamente sostituita da un sistema di controllo permanente, reso possibile non tanto dalla forza dello Stato quanto dall’evoluzione tecnologica.

Carlson – che ha rotto col mondo MAGA – ricorda come il vero messaggio di 1984 non fosse la violenza fisica esercitata dal regime, bensì qualcosa di molto più sottile: la sorveglianza costante. Nel romanzo non sono le armi a mantenere l’ordine, ma la consapevolezza di essere osservati in ogni momento. Secondo il giornalista, Orwell intuì che un potere capace di vedere e ascoltare tutto avrebbe ottenuto l’obbedienza spontanea dei cittadini, eliminando la necessità della repressione diretta. L’autore richiama anche il concetto di Panopticon elaborato da Jeremy Bentham: una struttura nella quale i detenuti non sanno mai se siano osservati e finiscono così per autocensurarsi. Carlson sostiene che le moderne tecnologie digitali abbiano realizzato questo modello su scala nazionale.

Uno dei passaggi più filosofici dell’intervento riguarda il rapporto tra privacy e libertà. Secondo Carlson, senza spazi realmente privati diventa impossibile sviluppare relazioni autentiche, pensieri indipendenti e perfino un’identità personale. Se ogni conversazione può essere registrata, analizzata e conservata, gli individui finiscono per modificare spontaneamente il proprio comportamento. La conseguenza, afferma, è una forma di autocensura permanente (che già oggi vediamo protagonista nella nostra società): prima si smette di dire ciò che si pensa, poi si smette perfino di pensarlo. È questo, secondo Carlson, il vero insegnamento di Orwell.

Il bersaglio principale del programma è rappresentato dalla rapida diffusione negli Stati Uniti (ma direi anche in Europa) dei sistemi automatici di lettura delle targhe (Automatic License Plate Readers), installati da aziende private come Flock Safety. Secondo Carlson questi dispositivi non si limiterebbero più a leggere le targhe, ma sarebbero in grado di fotografare i veicoli, identificare il conducente mediante riconoscimento facciale, registrare immagini e raccogliere una grande quantità di dati biometrici, senza che esistano, a suo giudizio, adeguate garanzie giuridiche sul loro utilizzo.

Il giornalista osserva inoltre come l’introduzione di tali sistemi sia avvenuta quasi senza dibattito pubblico: milioni di cittadini sarebbero sottoposti a monitoraggio continuo senza essere mai stati realmente consultati. La giustificazione ufficiale di queste tecnologie sarebbe la lotta alla criminalità! Carlson mette però in discussione proprio questo presupposto. Porta come esempio Harris County (Texas), una delle aree statunitensi con la più alta concentrazione di telecamere automatiche. Nonostante migliaia di dispositivi installati, il numero degli omicidi rimane molto elevato. Da ciò trae una conclusione netta: se una sorveglianza pressoché totale non elimina la criminalità, allora la raccolta sistematica dei dati personali potrebbe perseguire finalità diverse da quelle dichiarate.

Una parte significativa della trasmissione riguarda il ruolo delle società tecnologiche, le Big Data. Carlson evidenzia come imprese private raccolgano enormi quantità di informazioni finanziate con denaro pubblico, senza che i cittadini sappiano con precisione:

dove vengano archiviati i dati;

chi possa consultarli;

per quanto tempo vengano conservati;

se possano essere ceduti ad altri soggetti.

Il fondatore di Flock Safety – ad esempio – viene criticato per aver definito “terroristi” alcuni gruppi civici contrari alla diffusione delle telecamere, mentre tali associazioni sostengono di limitarsi a mappare la posizione degli impianti per informare i cittadini. Ecco allora che Carlson dedica ampio spazio anche ai movimenti contrari alla sorveglianza. Alcuni cittadini hanno iniziato a documentare la presenza delle telecamere, altri hanno intentato azioni legali e, in alcuni casi, si sono verificati episodi di vandalismo contro i dispositivi (tipo Fleximan).

Pur prendendo le distanze dalla distruzione delle apparecchiature, il giornalista sostiene di comprenderne le motivazioni: secondo lui molti cittadini ritengono che i propri rappresentanti abbiano ignorato il Quarto Emendamento della Costituzione americana, che tutela i cittadini da perquisizioni e sequestri irragionevoli.

La parte forse più inquietante dell’intervista riguarda, però, il futuro prossimo venturo. L’attivista Ben Jordan – da lui intervistato – sostiene che Flock Safety stia sviluppando una rete di droni permanenti, capaci di sorvolare costantemente le città sostituendosi progressivamente alle telecamere fisse. Carlson osserva che una simile tecnologia assomiglierebbe più ai sistemi utilizzati nei teatri di guerra che a strumenti propri di una democrazia liberale. Secondo Jordan, la combinazione di droni, intelligenza artificiale e riconoscimento facciale consentirebbe di seguire gli spostamenti di qualsiasi cittadino in tempo reale senza necessità di autorizzazioni giudiziarie.

Jordan afferma di aver visitato numerose comunità locali e sostiene che molti cittadini ignorassero perfino l’esistenza di questi sistemi fino alla pubblicazione di alcune inchieste giornalistiche. Secondo i sondaggi da lui citati, l’opposizione alla sorveglianza sarebbe trasversale agli schieramenti politici: conservatori, liberali e progressisti condividerebbero la preoccupazione per la progressiva erosione della privacy.

La conclusione del programma del giornalista, bel oltre un’ora, assume toni fortemente allarmati. Carlson teme che strumenti concepiti oggi per finalità di sicurezza possano essere utilizzati domani per imporre restrizioni durante emergenze sanitarie, crisi energetiche o altre situazioni eccezionali. Del resto, è già capitato durante la “tragica farsa pandemica”, soprattutto in Italia.

Nel corso dell’intervista vengono inoltre richiamati alcuni episodi che, secondo Ben Jordan, dimostrerebbero la vulnerabilità del sistema: accessi ai dati da parte di personale aziendale, utilizzo di immagini provenienti da strutture private e carenze nelle misure di sicurezza informatica. Questi esempi vengono presentati come motivo di preoccupazione circa la gestione delle informazioni raccolte.

Al di là del tono polemico, il messaggio centrale della trasmissione è chiaro: Carlson invita a interrogarsi sul rapporto tra innovazione tecnologica, sicurezza e diritti individuali. La sua tesi è che la sorveglianza permanente possa modificare profondamente il comportamento umano e ridurre gli spazi di autonomia personale, mentre l’efficacia di tali strumenti nel contrastare il crimine rimane, a suo avviso, non dimostrata. Per questo considera la difesa della privacy non come una questione marginale, ma come una condizione essenziale per preservare la libertà individuale in una società democratica.

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