Due ragazzine minorenni completamente ubriache si sono sentite male in strada e sono state soccorse da una dottoressa fuori servizio. A raccontare il fatto, accaduto nella serata di ieri a Manfredonia in provincia di Foggia, è stata la stessa dottoressa Tiziana Celeste in un lungo post su Facebook.
“Io e mio figlio stavamo tornando da una cena. Eravamo serenamente diretti verso l’auto quando, davanti a noi, due ragazzine di quattordici anni sono crollate improvvisamente a terra, nello stesso istante. Ho iniziato a correre e ho detto a mio figlio di prendere il cellulare e chiamare subito il 118. Una delle due – racconta il medico – era priva di sensi, soffocava nel proprio vomito.
L’altra, poco distante, stava perdendo conoscenza e ha iniziato a vomitare anche lei. Mentre cercavo di tenere libere le vie aeree della prima e la chiamavo continuamente per tenerla cosciente, mio figlio si occupava dell’altra, portando tutto ciò che serviva. Abbiamo lavorato in silenzio, come una squadra, in simbiosi come sempre… Lui ha solo 17 anni, ma è abituato ad avere accanto una mamma medico ed affrontare le emergenze lucidamente. Le amiche, terrorizzate, ci hanno detto – prosegue Celeste – che avevano bevuto vodka con un gruppo di ragazzi più grandi. Alcuni di loro, maggiorenni, quando hanno sentito che avrebbero potuto avere delle responsabilità, sono scappati. La cosa che mi ha colpito – sottolinea la dottoressa – quasi quanto l’emergenza è stata un’altra: intorno a noi c’erano tante persone. Molte osservavano. Pochissime si sono avvicinate per chiedere se servisse una mano. Alcune si sono addirittura allontanate”.
“Poi – scrive ancora Celeste nel post – è arrivato il 118: professionisti straordinari, rapidi, preparati ed efficienti. Ho riferito loro tutto ciò che era accaduto, fornito i parametri vitali e hanno preso subito in cura le due ragazze. Da medico, ne ho viste tante, ma stasera sono tornata a casa con una riflessione che va oltre l’episodio. Quanto è facile fermarsi a guardare. Quanto è importante invece scegliere di intervenire quando si può fare la differenza”. “Nessun ragazzo o ragazza dovrebbe rischiare la vita per una serata finita male”. Ed “educazione, prevenzione e senso di responsabilità possono salvare vite tanto quanto un intervento tempestivo”, conclude.
