L’olio extra vergine al momento della verità

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 Se sull’etichetta c’è scritto “olio extravergine di oliva” bisogna garantire che dentro la bottiglia ci sia veramente olio extra vergine. Questa è la ricetta della destra di governo per l’immediato futuro ritenuta in grado di contrastare la crisi delle vendite del nostro olio oggi fermo nei depositi pugliesi. Non serve essere premi Nobel per l’economia per inventarsi una ricetta del genere ma questo passa il Governo e speriamo che abbia azzeccato!
 Ma se questa idea dovesse essere efficace come mai non è stata tirata fuori prima? Perché si è consentito vendere per extra vergine delle miscele? Si riuscirà a far rispettare tale regola? Come? Che fine fa l’olio più economico? Rimarrà sugli scaffali? Qualcuno avrà dell’invenduto? E il consumatore che ha comperato le miscele spenderà di buon grado il doppio per avere l’extra? Oppure continuerà a comperare quello economico che ormai si era abituato a consumare risparmiando?
 Solo con il passare dei mesi si saprà! e quindi vedremo, ma la questione delle etichette e della centralità dei controlli sta lì come due macigni. Come si fa a controllare qualcosa nelle vendite all’estero? E i controlli a chi si faranno? Sempre agli stessi? Come si fa a pensare ad una economia in stato di controllo permanente? Tutto è affidato alla efficacia delle punizioni? Lasciando aperte le frontiere? E la ulteriore burocrazia -che altro non è che ulteriori costi per i privati e per lo stato- su chi ricadrà?
 In questa prospettazione il mondialismo rimane intatto con le frontiere aperte sia all’arrivo di prodotto realizzato in altre economie con tasse, burocrazia, retribuzioni e controlli propri ma anche all’invio delle bottiglie verso mercati in cui v’è una loro legislazione sulla etichetta. Quindi sarà possibile imbottigliare in Italia o all’estero qualunque miscela e farla passare in America o in Asia per olio italiano? Extra?
 La Grande Distribuzione -non certo da sola- aveva consentito l’avvento di questo olio miscelato (diciamo così per brevità) perché era chiaro per loro che la gente vuole olio più a buon mercato; è il mestiere del commerciante cercare di andare incontro al consumatore per guadagnare di più; adesso che l’etichetta sarà più onesta la gente spenderà di più di buon grado? Può la Grande Distribuzione creare un danno di questa portata all’economia di mezza Italia in perfetta libertà? Sono più forti del Governo? Per dirla in altro modo: le ragioni economiche e di sistema stanno tutte lì come erano prima; come si può credere che di colpo la gente diverrà più ricca? I controlli, le multe, la galera non sono una misura economica ma una precondizione minima allo stato di diritto come anche la chiusura delle frontiere a merce proveniente da altri sistemi economici; misure che dovevano già esserci da sempre e non interventi funzionali a uscire da una crisi creata proprio dalla mancanza di quelle misure.
 Forse il governo possiede dati e notizie a noi ignote ma temiamo che la situazione forse migliorerà solo un po’. 
È evidente che mentre il mondialismo ha fallito miseramente in ogni sua espressione non esiste ancora -almeno nei Palazzi della politica- una idea alternativa. E questo è vero in ogni settore non solo agricolo. Ci chiediamo per esempio a che prezzo saranno venduti i pomodori da industria? Ancora sotto i venti centesimi a chilo??? E l’uva da tavola??? Come si possono pagare gli stipendi faraonici obbligatori se si incassano pochi centesimi a chilo? Detta in altro modo: l’agricoltura ha tutti i rischi (da quello meteorologico, ambientale, a possibili furti, agli attacchi dei patogeni…) e doveri (tasse, burocrazia, paghe, energia, carburanti,…) ma nessun diritto! neanche una ragionevole certezza dei prezzi di vendita che possono essere i più vari e variabili nella stessa annata. E su questa variabilità si fonda la floridezza delle imprese della distribuzione e trasformazione che fanno quello che vogliono e comprano dove vogliono con la complicità di tutti gli altri sfruttando brutalmente i proprietari delle piantagioni… Cos’è questo se non il neoschiavismo riservato a persone miti e laboriose ultime depositarie di quella identità culturale ed economica di cui sembra che i veri potenti mondialisti hanno terrore? perché i nostri contadini non hanno rappresentanza politica? perchè sono tenuti politicamente e culturalmente isolati, non è che i mammasantissima del globo hanno paura di loro?
 C’è qualcosa di molto serio che non va! ma nei Palazzi della politica hanno altro da pensare. 
CANIO TRIONE

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