I tre omicidi di mafia commessi sul Gargano tra il 2011 e il 2016, i cui presunti responsabili sono stati arrestati oggi dai carabinieri, sono le due ‘lupare bianche’ del 41enne del Francesco Li Bergolis (2011) e del 29enne Francesco Armiento (2016) e l’omicidio del 37enne Ivan Rosa (2014).
Nove le persone destinatarie delle misure cautelari, tra esecutori dei delitti e fiancheggiatori.
“Si tratta di tre vicende che hanno creato un allarme particolarmente intenso nell’opinione pubblica” ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Bari, coordinatore della Dda, Giuseppe Gatti, evidenziando che “sono vicende che colpiscono soggetti che erano al di fuori della guerra di mafia”. “Una mafia – ha detto Gatti – che non si limita a farsi la guerra, ma impone un controllo del territorio annichilendo una comunità, facendo ricorso all’esercizio indiscriminato, generalizzato e spregiudicato della violenza” in una “dimensione di odio”. Sono omicidi che ancora una volta segnano il brand operativo della mafia garganica, a cui non basta cancellare una vita, ma bisogna anche cancellare la memoria di quella vita. Due di questi omicidi sono lupare bianche, il terzo, quello di Ivan Rosa è un omicidio su cui si proietta ancora una volta quel famoso ‘colpo di grazia’ esploso al volto con il fucile a canne mozze, quindi la cancellazione del volto, la cancellazione dei corpi”.
