FOGGIA – C’è un filo invisibile ma pesantissimo che lega il sacchetto di immondizia abbandonato sul selciato di una via periferica alle dimissioni della sindaca Maria Aida Episcopo. Quel filo è la gestione dei rifiuti, un problema che a Foggia ha smesso da tempo di essere una mera questione di igiene urbana per trasformarsi nel termometro della tenuta sociale e amministrativa della città.
Mentre l’Europa lancia l’allarme sul boom della produzione di rifiuti pro capite – trainata da un’economia che mastica e sputa imballaggi a ritmi vertiginosi – Foggia ha risposto a questa emergenza globale con un paradosso locale: diminuire i punti di raccolta e restringere le bocchette dei cassonetti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una transizione ecologica sulla carta che si è tradotta, nella realtà, in un’emergenza urbana e politica senza precedenti.
L’esilio del cassonetto: un excursus di promesse mancate
Per capire come Foggia sia arrivata a questo punto, è necessario riavvolgere il nastro di una storia tormentata. Per anni la città ha vissuto una gestione dei rifiuti precaria, caratterizzata da un sistema di cassonetti stradali obsoleti, spesso vandalizzati e straripanti, specchio di una differenziata che faticava a superare percentuali da prefisso telefonico.
L’ingresso di AMIU Puglia era stato salutato come la svolta della modernità e dell’efficienza. I piani industriali si sono succeduti promettendo la rivoluzione del “porta a porta” e la digitalizzazione dei servizi. Fino ad arrivare agli inizi del 2026, quando l’amministrazione comunale ha tentato il grande balzo strutturale: l’avvio dei cantieri per due nuovi Centri Comunali di Raccolta (CCR) in via Patroni e via Pinto grazie ai fondi del PNRR, e il lancio della campagna “Basta poco”, accompagnata dall’installazione dei tanto discussi “cassonetti intelligenti”. Sulla carta, un capolavoro di ingegneria ambientale. Nella pratica, l’inizio della fine.
Il paradosso di Foggia: se il consumo aumenta, il bidone rimpicciolisce
La cronaca recente ha evidenziato il fallimento logistico di questa transizione. La filosofia della campagna “Basta poco” si basava su un dogma teorico: riducendo il numero dei vecchi cassonetti stradali e rimpicciolendo le fessure di conferimento, il cittadino sarebbe stato “educato” a differenziare meglio e a produrre meno indifferenziato.
Ma la teoria ha ignorato la realtà dei consumi moderni. Come certificato dai dati sulla gestione dei rifiuti urbani, oggi la società produce scarti volumetricamente enormi: cartoni da e-commerce, vaschette di plastica, packaging monoporzione. I rifiuti occupano più spazio di un tempo, anche a parità di peso.
Diminuire le postazioni e pretendere che i cittadini infilino questi imballaggi in feritoie millimetriche ha generato un cortocircuito matematico prima ancora che civile. Le nuove isole ecologiche si sono saturate in poche ore. E il cittadino, frustrato da un cassonetto cieco o già pieno, ha iniziato a depositare il sacchetto a terra. Quello che doveva essere un piano per il decoro ha trasformato i marciapiedi di Foggia in una distesa di micro-discariche a cielo aperto.
Il “teatro dell’immondizia” e l’esasperazione delle tasche
A esasperare gli animi è stata la gestione comunicativa della crisi da parte di Palazzo di Città. Davanti alle proteste spontanee e alle denunce social, la giunta Episcopo ha scelto la via dello scontro frontale. La sindaca ha liquidato il malcontento come “propaganda” delle opposizioni, ironizzando sui “tecnici del web” e chiedendo una fiducia a scatola chiusa. L’assessora all’Ambiente, Lucia Aprile, è arrivata a improvvisarsi detective social, aprendo i sacchetti abbandonati in video per colpevolizzare l’inciviltà dell’utenza.
Un’operazione verità che l’opposizione ha ribattezzato “il teatro dell’immondizia”, e che ha indispettito una cittadinanza che, nel frattempo, subiva un ulteriore affronto: l’aumento della TARI di circa 25 euro a famiglia, approvato per coprire i costi crescenti del servizio AMIU. Chiedere un sacrificio economico ai foggiani mentre la città sprofondava nel degrado dei rifiuti è stato l’errore fatale. Il logoramento del consenso ha amplificato le fratture interne alla maggioranza del “campo largo”, portando al definitivo collasso politico dell’8 giugno.
Riflessioni per il futuro: la tecnologia non sostituisce la logistica
Cosa resta oggi di questa vicenda? Resta la certezza che la tecnologia (i cassonetti “smart”) non può sostituire la logistica elementare e la pianificazione flessibile. Non si può fare una riforma strutturale sulla pelle e sulle tasche dei cittadini senza aver prima adeguato la frequenza dei passaggi di svuotamento e senza aver costruito una reale coscienza ecologica collettiva.
Foggia non si salverà colpevolizzando i suoi abitanti né arroccandosi dietro gli slogan di una campagna di marketing. La prossima governance della città e i vertici di AMIU dovranno ripartire da un bagno di realtà: ripensare le dimensioni del conferimento, potenziare i centri di raccolta prima di togliere i cassonetti dalle strade e, soprattutto, ricordare che il decoro urbano è un diritto che va garantito prima di essere tassato. Fino ad allora, i cassonetti intelligenti rimarranno solo monumenti digitali al fallimento della pianificazione urbana.
Giulio Conticelli
Presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti di Foggia e cittadino foggiano
