Il sogno di Landini e Schlein: rubare con la patrimoniale

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Il trucco è semplice e riesce sempre: basta scatenare lavoratori disperati, pensionati infelici, disoccupati arrabbiati, giovani frustrati che non sanno come arrivare a fine mese, contro un nemico generico che è sempre quello fascista, e contro gli altri cittadini che stanno un po’ meglio e che diventano subito soggetti indistinti da ridurre al lastrico. Gli uni contro gli altri mentre i fomentatori se la ridono. Alessandro Manzoni, nel suo romanzo “I Promessi Sposi”, lo ha descritto benissimo il trucco, che costa pure poco: basta un paio di agitatori per scatenare una piazza. 

Sapete perché è un trucco? Perché, dopo, non succede mai nulla; tutto rimane come prima. Ma c’è di più: non succede mai nulla nemmeno quando si dovesse cambiare il governo e ci vanno quelli che, oggi, si oppongono.

Solo che quelli che si sono scatenati, i disperati, gli infelici e gli arrabbiati ora stanno tranquilli e pacati a casa senza capire che sono solo strumenti, non attori, nel gioco della partitocrazia.

 

Ci siamo. Si sta preparando un altro sindacalista che punta a sedersi in Parlamento per godersi la piacevole poltrona di parlamentare. E’ il turno di Maurizio Landini che, da capo della CGIL, ha messo a ferro e fuoco l’Italia; che ha invocato la “rivolta sociale” che è cosa ben diversa da una manifestazione di protesta; che ha promosso scioperi quotidiani; che ha inneggiato, a suon di slogan d’effetto e “bella ciao”, a non meglio precisate promesse.

Da quando c’è questo governo lì, a palazzo Chigi, non c’è un attimo di tregua, al grido dell’antifascismo contro un fascismo che non c’è più.

Maurizio Landini ha fatto politica partitica; non ha fatto il sindacalista.

Ma, poi, ha avuto la accortezza di scaricare su altri, lui innocente, la colpa di quello che non ha fatto; proprio lui, che ne aveva, precisamente, ruolo, dovere, compito e funzione. Un esempio? Si è totalmente disinteressato dei contratti con paga miserevole; si è totalmente disinteressato dei lavoratori sfruttati da incivili pratiche datoriali e dalla piaga del caporalato; si è totalmente disinteressato delle imprese in fuga dall’Italia, come Stellantis, una volta FIAT; si è totalmente disinteressato dei pensionati. Cioè non ha fatto il sindacalista per fare partitismo. Come mai, direte voi. Banale la risposta: troppa fatica; meglio incolpare il Governo, tanto nessuno si fa delle domande sugli slogan: basta una chiamata alle armi. E’ un cliché che funziona sempre, per fermare l’Italia in crisi di produttività. 

In Italia, ma non solo in Italia, c’è una squadra di “psicologi delle masse” che hanno il compito di seminare paure ed ansie, annichilire il pensiero e cercare un colpevole: tanto non se ne accorge nessuno del trucco perché troppo impegnati a sbarcare il lunario.

 

Ma come mai il Maurizio Landini si sta preparando ad entrare al Parlamento? Perché la sua posizione in CGIL è in scadenza visto che nel sindacato vige la santa regola dei 65 anni (per lui il 7 agosto); compiuti i quali si deve lasciare ogni incarico. Ma, la sua posizione lo ha reso popolare: il che significa un sacco di voti. E, poi, un po’ di baraonda con il vocione indignato perché le cose non vanno; un po’ di banalità che attecchisco facilmente negli animi di chi conduce una vita faticata; e il gioco è fatto.

Così si entra nel Partitismo senza Politica ma ricco di slogan populistici.

Tuttavia, le cose rimangono come prima per coloro che l’hanno votato.

Così è accaduto con tutti i sindacalisti che hanno fatto il trapasso di campo perché non vogliono deporre le armi ma ambiscono un salto di qualità.

 

Che ci porta il Maurizio Landini? Ecco, il ritornello: la patrimoniale.

E‘ chiaro, no? I soldi non bastano mai e, dunque bisogna aumentare le tasse. Come si fa? Con la patrimoniale. A chi? Mica ai quei disperati che non arrivano a fine mese, ma ai “ricchi”. E, per far contenti quei disperati si puntualizza: solo ai “tanto ricchi”. Quei lavoratori disperati applaudono senza capire chi siano i “tanto ricchi”. Intanto, i “veri ricchi”  hanno già il patrimonio al sicuro.

Sono rimasti solo i “poco ricchi”, quelli che hanno una piccola casa fatta con i sacrifici. E sono rimasti anche loro, i lavoratori disperati che, appena mettono qualcosa da parte, diventano anche loro “poco ricchi” da sfruttare.

Beata innocenza!

 

Non ci si rende conto che sui proventi si pagano le tasse, che sono già alte. Con quello che rimane si vive e si risparmia; con il risparmio si genera un patrimonio. E, su quel patrimonio, si pagano ancora le tasse. Così il Partitismo si riprende, pezzetto dopo pezzetto, quello che si è risparmiato: così non se ne accorge nessuno. Allora il Partitismo si aumenta lo stipendio e continua a spendere allegramente mentre i disperati continuano a vivere di fatica.

Ad esempio, il reddito catastale è un obbrobrio anticostituzionale. Si calcola un reddito convenzionale  sul patrimonio, perfino se non lo si percepisce. Su quel reddito si pagano le tasse.  Così, si mangiano casa tua, poco per volta, e tu per pagare le tasse, non incassando, ti devi indebitare.

Tu lavori per te o per loro?

Ma la squadra degli “psicologi di massa” corre ai ripari e dice che chi accumula non è proprio “onesto”. Ecco, se sei bravo e parsimonioso, sei colpevole.

Cioè, non hai diritto di accumulare un patrimonio.

E’ chiaro che qui non si tratta di chi si comporta da mariuolo.

 

Che dice la Schlein? Mica lei si fa tanti problemi. Per lei, Maurizio Landini porta tanti voti. Quindi è il benvenuto; è un grande elettore. Anche lei, dunque, abbraccia la patrimoniale perché è un cavallo di battaglia che fa presa, da cavalcare. Non le importa di frantumare il campolargo con Renzi contrario, con Conte molto poco convinto, con il settore riformista del PD in subbuglio.

Eh si! Anche loro hanno un patrimonio. 

Intanto, però, la patrimoniale già esiste: la introdusse Mario Monti nel 2011, con l’IMU e con l’Ivie, l’imposta sui valori immobiliari all’estero. L’Italia, per due anni, fu condannata al dissanguamento. Oggi, la patrimoniale vale € 50 mld! Ma allora, che vuole Landini e la Schlein? Vogliono inasprire la patrimoniale … ne vogliono altri € 26 mld!

Intanto, quei disperati sono rimasti tali; e i “poco ricchi” vanno ad ingrossare le loro fila. Landini, l’odierno Robin Hood, non dice che, appena risparmi faticosamente un patrimonio, per il fisco diventi “ricco”.

Che dice la Meloni? Alla Assemblea di Confcommercio ha detto: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Quindi, bisogna indirizzarsi verso il mercato e la crescita con norme che la facilitino. Infatti, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha ribadito: ”Non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita”.

La campagna elettorale per il 2027 è già partita.

 

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