A Modena, sabato, il 16 maggio, alle 16,30, una Citroen C3, in folle corsa, a 100 all’ora, con il chiaro intento d’uccidere, piomba sulla folla, falciando i passanti. Ben 8 feriti, 5 donne e 3 uomini; 4 in gravissime condizioni. Alla fine si schianta contro un negozio tranciando le gambe all’ultima sua vittima, una donna. Alla guida, tale Salim El Koudri, un 31enne italiano, immigrato marocchino di seconda generazione; nato a Seriate (Bergamo), residente a Ravarino (Modena), nella comunità islamica; con laurea triennale in Economia. Senza lavoro. In una sua email del 2021 alla Università di Modena scriveva: “Bastardi cristiani, dovete farmi lavorare”.
Subito dopo lo schianto, Salim, armato di coltello e con furia omicida, ha tentato la fuga. Solo l’intervento di Luca Signorelli, 47enne modenese, benché sanguinante alla testa perché ferito dal coltello, aiutato da due passanti egiziani, padre e figlio, e da commercianti del luogo, pakistani, ha evitato un bilancio più grave. Loro hanno inseguito e bloccato il Salim fino all’intervento della Polizia.
Luca ha detto: “Ho fatto vedere che l’Italia non è morta, c’è ancora”.
Non poteva non scatenarsi la bagarre partitica.
Tutta roba già vista in Occidente in questi primi decenni di questo XXI secolo.
Quello che risalta è la ferocia dell’odio che certa gente può esprimere.
Le indagini diranno se si tratta di terrorismo o di squilibrio psichico; ma la questione è di poco momento: attira, forse, i perfezionisti dei sottili distinguo e della morbosa curiosità. Quello che c’è di certo è che si è trattato di un attentato dalle “modalità islamiche”: camion o auto sulla folla inerme; più morti e più danni possibili; senso omicida verso un popolo di infedeli da odiare. Il pensiero corre a “Le radici dell’odio. La mia verità sull’Islam” di Oriana Fallaci che sarebbe meglio rileggere alla luce di quanto sta accadendo in questi ultimi decenni. Basti pensare che il 25 Aprile, festa nazionale d’Italia, liberazione dalla dittatura, era pieno di bandiere ProPal. Boh!
Tuttavia, dalla cronaca dell’attentato, dai messaggi social di Salim e dai commenti di Luca Signorelli, dalla sequenza di attentati islamici in Occidente, dalla storia della immigrazione islamica, dallo scenario internazionale di guerra, qualche considerazione si potrebbe azzardare.
Senza alcun dubbio, Salim El Koudri può definirsi radicalizzato come dimostrano i suoi messaggi e le modalità dell’attentato. La tendenza alla radicalizzazione ha le sue radici: sono quelle profondamente identitarie; praticamente quelle religiose. Radicalizzarsi significa ritornare alle proprie origini: è l’unico percorso consentito dalla propria identità. La radicalizzazione islamica è contigua al fenomeno cosiddetto del “lupo solitario” o di “cellula dormiente”. Siamo qui, però, nel caso di “terrorismo organizzato” quando l’attentatore si muove su indicazioni specifiche. Non sembra che sia il caso di questo specifico attentato. Purtroppo, però, gli effetti (morti e danni) sono gli stessi. L’attentato di Modena non dice, forse, che l’integrazione fra culture tanto diverse non è possibile? Non dice, forse, che per integrare non bastano le volontà contingenti dei singoli ma è necessario attendere che trascorrano diverse generazione? Salim è solo alla seconda; e non è bastata.
Se questo è vero, come i fatti dicono, allora va ripensata la politica della accoglienza che dovrebbe puntare sul tema del rispetto reciproco senza pretendere scenari utopici impossibili da realizzare. Sarebbe buttare al vento una gran quantità di risorse.
Infatti, nel caso specifico, sembra d’essere in presenza di uno stato acuto di crisi esistenziale che porta, quasi in automatico, a rifugiarsi nelle proprie origini. Salim, a quanto è dato sapere dalle prime notizie, soffriva di Solitudine: una sindrome già riconosciuta dalla EU e dalla OMS perché molto diffusa e pericolosa a livello mondiale. Essa può sfociare facilmente in disagio psicologico talmente grave da produrre reazioni molto violente fino alla aggressività impulsiva contro gli altri e perfino contro sé stessi; addirittura, fino al suicidio.
Tutto appare coincida nel caso di Salim; l’emergere della sua natura islamica era scontato. E’ del tutto plausibile questa interpretazione data la natura dei suoi messaggi sulle reti social come “Bastardi cristiani di me… Voi e il vostro Gesù Cristo lo brucio”. Se non è razzismo ….
Pertanto, non si può disconoscere che l’attentato di Modena si inserisca nel conflitto permanente fra le tre religioni monoteiste. Siamo immersi nell’anti semitismo, nell’anti islamismo, nell’anti cristianesimo.
Fra le tre Religioni, la più invadente è senza dubbio l’Islam; in particolare quel ramo sciita, in conflitto anche con l’altro ramo islamico sunnita.
Il ramo sciita gode anche del governo di un Paese medio orientale, l’Iran.
Per l’Occidente, un regime teocratico è un incidente storico: come si fa a coniugare Politica e Religione? Come si fa a non pensare che la Religione sia più forte della Politica? Come si fa a non avere il dubbio che un regime teocratico non abbia una area di competenza più vasta del Paese che governa?
Ecco che appare plausibile che siano influenzate anche le eventuali strategie conflittuali: da un lato, eserciti regolari; dall’altro un arcipelago sfuggente di nuclei, attivi o dormienti, sempre pronti ad entrare in azione.
Continuando in questo percorso logico, il terrorismo appare essere la modalità naturale di azioni di guerra di un regime teocratico.
La conclusione ovvia è che il terrorismo islamico non è affatto un fenomeno spontaneo. E’ forse questo il motivo della “sorprendente prudenza della EU” nella politica estera medio orientale?
Di atti terroristici, che appaiono senza definita motivazione, è costellata la cronaca occidentale fin dal 2001, l’anno dell’attentato alle torri gemelle.
Basti ricordare l’eccidio di Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015 a Parigi, quando tutti “eravamo Charlie Hebdo”.
Ma sembra che l’opinione pubblica abbia rimosso ogni ricordo.
Purtroppo, questa strategia del terrore è agevolata da un “marketing sociale” che stravolge l’opinione pubblica nella interpretazione della realtà; e da “potentati agenti nell’ombra”, nel nostro seno, che sono interessati ad uno scenario di caos in funzione della destabilizzazione dell’Occidente.
ANTONIO VOX
