Italia KO. Italia Campione del Mondo: nel 1934 e nel 1938, quasi un secolo fa; poi senza coppa del mondo per 44 anni, fino al 1982; poi, ancora digiuno per 24 anni, fino al 2006. Da allora, dal 2006, sono trascorsi 20 anni che diventeranno inesorabilmente 24.
Beh! La statistica consola. Siamo in pareggio: 4 coppe del mondo, 4 KO senza qualifica. Già! L’Italia non si è qualificata per ben 4 volte: 1958, 2018, 2022, 2024.
Però, stavolta, l’Italia è stata coerente: niente qualificazione per 3 volte di fila. Sorpresa, costernazione, ira.
Gennaro Gattuso, il commissario tecnico, se ne assume tutta la responsabilità: “Chiedo scusa, ma e’ ingiusto … Questi ragazzi non meritavano una batosta così per la determinazione, per l’impegno … siamo rimasti in dieci … sono orgoglioso dei miei ragazzi. Fa male perché ci serviva per noi, per le nostre famiglie, per il movimento … Una mazzata così è difficile da digerire”.
Ecco, di tutte le frasi di Gennaro, attese, usuali, perfino noiose, quest’ultima è l’unica che interessa “… una mazzata così …”.
E’ inutile parlare di errori arbitrali; è inutile parlare di occasioni mancate; è inutile stracciarsi le vesti; è inutile piangere, e scusarsi.
La verità è una sola: l’Italia non è una potenza calcistica; non ha giocatori all’altezza; non ha gioco all’altezza.
L’ANSA ha chiesto un parere a Dino Zoff, ex commissario tecnico della Nazionale e campione del mondo del 1982.
Ecco la risposta: “È difficile pensare alla sfortuna dopo tre volte che non vai. Vuol dire che c’è qualcosa che non va … Se mi aspetto passi indietro in FIGC? Non spetta a me dirlo e non entro in queste dinamiche“.
C’è poco da indagare e capire: è il sistema che non funziona.
Si ha bisogna di una prova? Eccola. Gabriele Gravina, il presidente della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) dice: “La politica chiede subito le mie dimissioni. Ma anche la politica deve fare la sua parte … La responsabilità’ oggettiva e’ della Federcalcio, e’ mia. La crisi e’ grande, bisogna ridisegnare il calcio: ma si parla della FIGC come dell’unico attore, quando invece la federazione fa sintesi. Ci sono le Leghe, ci sono i club. Per questo serve una riflessione più’ grande, per cambiare le cose”.
Si va sempre a finire lì: la politica. Questa maledetta politica è dappertutto: è pervasiva, è invasiva, insopportabile.
Ma ci si domanda: che ne capisce, la politica, di calcio?
Di cosa ciancia Gabriele Gravina? Lui è figlio di professionalità calcistica, di impresa e imprenditorialità sportiva o della politica di relazione? Lui parla di competenze, di impresa o di organizzazione? No, lui parla di politica. Tradotto: la politica non funziona.
Ora, forse, ci dobbiamo aspettare una interrogazione parlamentare? Un ulteriore confronto Meloni/Schlein/Conte come se quelli che ci sono non bastassero?
Chi elegge il Presidente della FIGC? Ebbene, è eletto dall’Assemblea Federale Elettiva, composta dai delegati che rappresentano le varie componenti del calcio italiano: delle leghe calcistiche, degli atleti, dei tecnici e altri membri votanti.
Quali sono le funzioni del Presidente? “Ha la responsabilità generale dell’area tecnico-sportiva ed esercita le funzioni apicali di programmazione, indirizzo e controllo relative al perseguimento dei risultati agonistici a livello nazionale e internazionale”. Dove sarebbe la politica in questo ruolo?
Eppure, dalle parole di Gabriele Gravina, si è capito che la FIGC non è un sistema imprenditoriale nello sport.
Allora, andiamo a vedere l’ordinamento della FIGC. Basta andare su internet: “L’ordinamento sportivo della FIGC è un sistema autonomo e settoriale, riconosciuto dall’ordinamento statale, che adotta norme proprie (Statuto, Norme Organizzative Interne, Codice di Giustizia Sportiva), subordinate ai principi del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e CIO (Comitato Olimpico Internazionale)”.
Quindi Autonomia Normativa e Giustizia Sportiva.
La conclusione è banale: è questione di ruoli che non vengono rispettati.
E’ una questione di sistema!
Unica consolazione è il calore con cui la nazionale italiana è stata accolta dai bosniaci, indice di una coesione sociale basata sul rispetto. Ebbene, man mano che lo speaker li annuncia, i bosniaci applaudivano i giocatori italiani. E quando l’orchestra ha suonato l’inno italiano si sono alzati tutti in piedi. E, infine, un affettuoso applauso nei confronti della squadra italiana. Mentre, i tifosi italiani sono stati accolti, al loro arrivo, con una tazza di caffé
Purtroppo siamo fuori, ed è uno smacco per il calcio italiano e per l’Italia tutta.
Quello che è strano è che Jannik Sinner, Kimi Antonelli, Marco Bezzecchi intanto vincono.
In Italia la squadra vince, il sistema perde; il singolo vince, la collettività perde. Il sistema calcistico italiano ne tragga le conseguenze.
ANTONIO VOX
