Cercare le cause: non parlare solo degli effetti

[epvc_views]

Per sopravvivere per più di venti secoli:

a) a guerre cruente e devastanti,  

b) a odi e rancori profondi sviluppatisi tra popoli a causa di  differenze religiose e/o ideologiche, 

c) a rancori feroci nella vita pubblica  per brama di potere e in quella privata del tutto , innaturalmente, per avversione tra i sessi (con crescita esponenziale dei “”femminicidi), 

d) a sopraffazioni e prepotenze nella gestione degli Stati e nella conduzione della vita familiare, 

in sintesi, per superare tutte le contraddizioni, le aberrazioni di una vita inquieta a tumultuosa a livello individuale e collettivo…

gli abitanti dell’Occidente, dopo avere assimilata e fatta propria l’ (in)cultura barbarica e primitiva delle rustiche popolazioni Mediorientali e condiviso le tesi del teutonico Hegel, mutuate dal supponente, fantasioso, assolutistico, intollerante e autoritario Platone, figlio (immagino: non riconosciuto)  di una filosofia altrimenti razionale e concreta (detta “presocratica” e fatta dileggiare da raccontini ameni dagli allievi della sua “Accademia”)…

hanno escogitato una tecnica ottundente ma di indubbia efficacia: parlare sempre e solo degli effetti e mai delle cause che li generano.

Oggi che tra il Dio unico del profeta Mosè e quello decantato da Maometto è in atto una guerra che può finire solo con l’annientamento totale degli avversari (da una parte e dall’altra detti “infedeli” e nemici di Dio) e la distruzione completa o dello Stato di Israele o della Repubblica Islamica dell’Iran, nessuno accenna alla cause ultime della bimillenaria, profonda inimicizia dei due popoli per motivi di fede e tutto si riduce, nella narrazione mediatica,  a un conflitto per ragioni economiche di petrolio, di gas, di energia e via dicendo.

Così come il rispuntare nelle menti di Putin e di Zelensky delle memorie passate delle glorie bolsceviche dell’Unione Sovietica  e quelle del collaborazionismo filo hitleriano dell’ Ucraina degli anni Quaranta (congiunte, queste ultime,  con il filo nazismo attuale dei battaglioni Azov) che altro non sarebbero che il ripetersi di uno scontro tra fanatici delle due folli utopie politiche di fine Ottocento, sono nascoste e mascherate dagli Occidentali dal racconto di  eventi recenti; che sono solo la proiezione attuale di un odio antico.

Domanda: c’è da meravigliarsi che per un Occidente così malconciato e che per ossequio alle sue cinque follie in cui acefalamente crede (tre religiose e due politiche) non è più in grado di fare ricorso alla “ragione” (quale che sia il problema da risolvere) qualche scrittore che ha conservato imprevedibilmente la mente lucida parli di “tramonto” e “declino”?

LUIGI MAZZELLA

News dal Network

Promo