Quando abbiamo studiato noi non esistevano né Cepu, né Pegaso né roba del genere, però c’erano comunque persone in età non più giovanile che si laureavano.
Ricordo benissimo un mio compagno di corso che allora vedevo anziano ( e che magari aveva meno anni di quanti ne ho io adesso) il quale avendo coltivato per una vita il sogno di diventare medico, dopo essere andato in pensione si iscrisse alla facoltà.
Un episodio in particolare della sua carriera mi rimase impresso.
Eravamo sll’ esame di Farmacologia con il professor Cuomo, un bon vivant caprese bravissimo (ricordo ancora le sue lezioni sugli oppioidi e sulle endorfine le quali, a suo parere, poterono davvero aver consentito ai martiri cristiani di morire al Colosseo senza sentire dolore) ma parecchio esigente.
Il collega anziano rispose così così alle sue domande e il prof. Cuomo gli disse che secondo lui l’esame non era sufficiente. Questi, che si era evidentemente sforzato molto per studiare Farmacologia (studiare a quell ‘età gli esami di quell ‘epoca storica in cui non c’ erano open day e la Facoltà di Medicina di Bari era seriamente selettiva non doveva esser per nulla facile) lo pregò di considerare questo e, a sostegno delle sue argomentazioni e indicando noi con la mano, disse : “Tanto , professore, io non toglierò il posto a nessuno di loro…”
Il prof. a quel punto guardo’ proprio noi e fu in quel preciso momento che capimmo che il problema eravamo esattamente noi : al prof. non sarebbe affatto dispiaciuto promuovere lo studente più anziano di lui ma non voleva compiere un’ ingiustizia nei nostri confronti.
“Suvvia – prof. – per noi sarebbe un piacere se il collega superasse l’esame”
“Va bene, le do diciannove”
Morale della favola : c’è sempre stato chi ha voluto e potuto laurearsi molto dopo gli “anta” , ma prima dovevi sbatterti sui libri e affrontare gli esami come tutti gli altri studenti.
Questa inflazione di dottori attuale in realtà non ha cambiato sostanzialmente le cose, bastava anche prima cercare un parcheggio a Napoli per acquisire “ipso facto” il titolo accademico, quello che conta è la sostanza. In altre parole i titoli onorifici sono una cosa, dare la patente a chi non sa guidare vuol dire mettere un pericolo pubblico sulla strada…
Oggi tutti questi dott., cav, grand uff., gran figl di putt sono un po ‘ come i titoli del mega capoufficio di Fantozzi, fanno soprattutto ridere, non altro.
