Orchestre pugliesi: strategie e scelte

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La Puglia, oltre a essere terra ricca di talenti musicali, è sempre più vivace nell’ambito della promozione e gestione di iniziative artistiche: è il caso, ad esempio, della nuova “Fondazione Orchestra Sinfonica Federiciana”, una formazione strumentale sorta nella città di Bisceglie grazie alla volontà e determinazione di illuminati promotori locali, la cui denominazione è un chiaro omaggio al leggendario re svevo, il sovrano di Sicilia che nel XIII secolo ha contrassegnato la storia della nostra regione.

Ma quali possono essere le motivazioni che portano alla nascita di una nuova orchestra, tenuto conto anche delle difficoltà economiche e gestionali connesse ad una moderna compagine sinfonica? La nascita di un progetto del genere richiede tempo, risorse e una capacità di programmare ed entrare in contatto con il territorio di riferimento, elementi essenziali per non far fallire l’iniziativa in poco tempo. 

Fino a qualche decennio fa l’orchestra cittadina era una prassi consolidata e stabile solo nei grandi centri; oggi invece, come dimostra il caso di Bisceglie, anche in città di provincia che provengano da tradizioni “minori” le cose sono cambiate radicalmente. Del resto, c’è chi paragona un’orchestra, o un teatro, a un presidio culturale, un po’ come quello che rappresentano nello Stato una stazione delle forze dell’ordine o un ufficio di autorità giudiziaria. Le orchestre hanno il compito di fornire una piattaforma occupazionale per esecutori professionisti e di talento ma anche di promuovere l’educazione, l’eccellenza musicale e l’idea della musica per tutti, realizzando esperienze di apprendimento artistico coinvolgenti per i musicisti e per il pubblico. 

In Puglia attualmente esistono tre Istituzioni Concertistiche Orchestrali (ICO) finanziate regolarmente dal Mibact (Ministero per i Beni e le Attività culturali), la storica Orchestra Metropolitana di Bari (in attività dal 1968), la Magna Grecia di Taranto e, ultima in ordine di riconoscimento, l’Orchestra Suoni del Sud di Foggia. A queste si aggiungono poi non poche e più o meno recenti realtà sinfoniche, tra le quali citiamo, oltre alla giovanissima Orchestra Federiciana, l’Orchestra Filarmonica Pugliese, l’Orchestra Mercadante di Altamura, l’Orchestra del Levante, il Collegium Musicum, l’Eurorchestra di Bari, e così via. 

Evidentemente l’optimum per tutte queste formazioni dovrebbe essere il riconoscimento come ICO, tramite una programmazione prestigiosa e di lungo periodo che garantirebbe l’erogazione del finanziamento pubblico e l’accesso ai fondi del Fondo Unico dello Spettacolo – meglio noto con l’acronimo FUS. Tenuto conto però dei costi di gestione legati a un corposo cartellone con produzioni di qualità, il Fondo probabilmente non basterebbe a coprire tutte le necessità delle giovani istituzioni. È un dato di fatto che le nuove realtà orchestrali devono programmare un crescente interesse per lo sviluppo di nuove fonti di finanziamento, integrando i loro organici con figure manageriali in grado di procacciare risorse private e promuovere programmi di sensibilizzazione destinati alle comunità aziendali del territorio, condividendo e abbinando i valori della pratica musicale agli interessi delle realtà produttive. In effetti, sempre più gli sponsors stabiliscono la loro politica di sostegno e sponsorizzazione sulla base di valori condivisi tra la loro impresa e la produzione musicale (partnership commerciali, collaborazioni con marchi e altri settori produttivi etc.). Una delle prime cose da realizzare è quindi la creazione di una rete con il sistema aziendale che ruota attorno all’orchestra e l’intercettamento delle eventuali risorse reperibili sul territorio. Un’ orchestra non appartiene ai fondatori, al direttore artistico o al direttore stabile, ma a tutto il territorio, in uno sforzo comune di sostegno da parte di associazioni cittadine, di enti locali, imprese, politica comunale. Credo sia molto utile, ad esempio, istituire un’associazione di “amici dell’orchestra”, che raccolga donazioni e magari suggerimenti da parte di tanti privati cittadini, facendoli sentire parte integrante della comunità orchestrale.

 Altro aspetto a mio parere fondamentale è l’individuazione di uno spazio, una sala fissa (non una chiesa) dove organizzare prove e concerti, magari prevedendo un investimento per eventuali miglioramenti acustici. Una giovane orchestra ha bisogno di una “casa” che diventi una sorta di spazio identitario, dove crescere artisticamente nella definizione del proprio suono sinfonico, sviluppare nel tempo le proprie qualità esecutive e offrire un luogo di appuntamento ricorrente e accogliente per abbonati e pubblico locale.

Infine, è necessario diversificare il repertorio, con aperture alla produzione moderna, pop, contemporaneo, jazz, collaborazioni con i compositori locali e proporre differenziati format dei concerti, realizzando produzioni sinergiche con altre arti, esplorando nuovi approcci come la narrazione, il teatro, il cinema. L’obiettivo è attirare e fidelizzare nuovo pubblico, in particolare i non frequentatori di concerti, con l’idea di concepire un’esperienza artista per gli spettatori, in termini non solo di repertorio ma anche con altre iniziative quali note interattive sul programma, conferenze pre-concerto, video animati e guide per conoscere meglio la musica classica e non solo, rafforzare la cooperazione con le scuole (licei e scuole medie ad indirizzo musicale) e far convivere dilettanti e professionisti. E non è poco.

Francesco Scoditti

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