Dopo quindici giorni di ricerca, sperimentazione e creazione, ARIOcompany conclude a Roseto Valfortore il percorso della residenza artistica dedicata a “How Should I Tell You?”, nuova creazione coreografica firmata da Mirko Riccardi. Il risultato del lavoro svolto dal coreografo e dalle quattro danzatrici sarà presentato al pubblico il 15 settembre alle ore 18 presso l’ex Chiesa di San Rocco di Roseto Valfortore, in provincia di Foggia, in un appuntamento che rappresenta la restituzione pubblica del percorso artistico sviluppato nel borgo dei Monti Dauni.
Dal 1° al 16 settembre Roseto Valfortore ha infatti accolto il collettivo fondato nel 2024 da Mirko Riccardi, offrendo agli artisti uno spazio di ricerca, confronto e sperimentazione nel quale dare forma a una nuova riflessione sul corpo e sulla comunicazione non verbale. La restituzione del 15 settembre costituisce quindi un momento particolarmente significativo della residenza: non un semplice spettacolo ospitato nel territorio, ma la condivisione con il pubblico di una creazione che ha preso forma proprio durante i giorni trascorsi a Roseto, attraverso un processo di lavoro progressivo, fatto di improvvisazione, esplorazione, selezione e composizione.
“How Should I Tell You?” nasce da una domanda tanto semplice quanto universale: come possiamo comunicare davvero ciò che sentiamo? A partire da questo interrogativo, Mirko Riccardi e le danzatrici hanno sviluppato una ricerca sulle possibilità espressive del corpo, concentrandosi sul gesto, sul movimento, sul silenzio e sulla relazione come forme di comunicazione capaci di andare oltre le parole. Il corpo diventa così un linguaggio autonomo, uno strumento attraverso il quale raccontare emozioni, stati d’animo, conflitti interiori e bisogni che spesso risultano difficili da esprimere verbalmente.
La creazione si confronta con una delle contraddizioni più profonde della contemporaneità: una società nella quale le possibilità di connessione sono apparentemente infinite, ma nella quale la distanza emotiva e il senso di isolamento sembrano diventare sempre più presenti. In questo contesto, il gesto può trasformarsi in un ponte verso l’altro, ma può anche raccontare l’impossibilità di costruire una relazione autentica. Un movimento può esprimere il desiderio di appartenenza, un silenzio può rendere visibile una distanza, mentre un semplice gesto può diventare il tentativo di rompere una condizione di solitudine.
È proprio attraverso questa prospettiva che si è sviluppato il lavoro durante la residenza. Nei primi giorni, la ricerca si è concentrata sull’improvvisazione e sull’esplorazione del gesto, partendo anche dalle esperienze personali delle interpreti e dalle loro riflessioni sui concetti di connessione, disconnessione e bisogno di esprimersi. Il materiale fisico emerso da questa prima fase è stato poi progressivamente selezionato e rielaborato, trasformandosi in una composizione coreografica articolata attraverso differenti forme di comunicazione non verbale, tra dialoghi, monologhi interiori, silenzi e incontri.
La fase conclusiva della residenza ha portato il gruppo a definire l’ossatura drammaturgica del lavoro e a costruire la messa in scena, approfondendo il rapporto tra spazio, dinamica e intensità del gesto. Il risultato è una performance della durata indicativa di 30-40 minuti nella quale il movimento diventa contemporaneamente narrazione, ponte e specchio delle relazioni umane. Un lavoro che non intende limitarsi a essere osservato, ma che cerca di instaurare una relazione emotiva con lo spettatore, invitandolo a riconoscere nella fisicità dei performer alcune delle proprie modalità di comunicazione e, allo stesso tempo, quelle distanze che possono separare le persone anche quando si trovano fisicamente vicine.
In scena saranno Ilaria Papa, Elisa Della Spina, Suami Gentile e Rosalba Matarrelli, interpreti che hanno partecipato direttamente al processo di ricerca sviluppato durante la residenza. La coreografia è di Mirko Riccardi, mentre le musiche sono di Aleksandrs Antonenko, Leva Ezeriete e Sigvards Klava. La residenza di Roseto Valfortore si inserisce nel percorso di crescita di ARIOcompany, giovane realtà della danza contemporanea nata nel 2024 con l’obiettivo di ridefinire i confini espressivi del linguaggio coreografico attraverso la contaminazione di stili, linguaggi corporei e differenti forme artistiche. Nella ricerca del collettivo il corpo è inteso come strumento di comunicazione e trasformazione, in costante dialogo con la musica, il video, la scena e la luce. Un approccio multidisciplinare che mira anche a portare la danza al di fuori dei luoghi convenzionali dello spettacolo e ad accorciare la distanza tra performer e pubblico.
Nonostante la sua giovane età, ARIOcompany ha già maturato diverse esperienze nel panorama della danza contemporanea italiana. Nel 2024 il collettivo ha vinto il bando coreografico “New Generation” con “Dance of Flavors”, creazione dedicata al rapporto tra danza, cibo e sensi, e nello stesso anno ha ottenuto il secondo premio al Gubbio Danz’Week. Nel 2025 ha vinto la vetrina coreografica del Premio TID con “Verbo Essere” e ha partecipato come ospite al Premio DOC di Napoli e all’International Dance Competition di Spoleto, portando in scena anche “How Should I Tell You?”. La ricerca di Riccardi e del collettivo si è inoltre sviluppata attraverso produzioni e collaborazioni presentate in festival e rassegne dedicate alle nuove forme della scena contemporanea.
A guidare il progetto è Mirko Riccardi, coreografo e danzatore diplomato presso la Fondazione Lyceum di Mara Fusco e laureato magistrale in Scienze Motorie. La sua attività si sviluppa tra creazione coreografica, insegnamento e performance, con una particolare attenzione alla tecnica moderna e contemporanea. Nel corso degli anni ha collaborato con diverse realtà e professionisti della danza e dello spettacolo, sviluppando produzioni caratterizzate da una particolare attenzione ai temi sociali e umani e consolidando un percorso artistico orientato alla ricerca e alla sperimentazione.
La restituzione pubblica del 15 settembre alle ore 18 nell’ex Chiesa di San Rocco sarà dunque il momento in cui il percorso compiuto da Mirko Riccardi e dalle quattro danzatrici incontrerà per la prima volta, in questa forma, gli spettatori di Roseto Valfortore. Un momento di condivisione nel quale la ricerca sviluppata nei quindici giorni di residenza si trasformerà in esperienza scenica e nel quale la domanda “How Should I Tell You?”, “Come dovrei dirtelo?”, proverà a trovare una risposta attraverso il linguaggio più antico e immediato: quello del corpo e del movimento.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Info whatsapp al 377 3872180
