LE LISTE DI ATTESA

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Il CDM del 4 giugno 2024 ha approvato un Decreto legge (DL) per la riduzione delle liste d’attesa ed un Disegno di Legge (DdL) per una prima ristrutturazione del Servizio Sanitario Nazionale, sulla base di un confronto serrato con Regioni, Ordini Professionali Sanitari e Associazioni dei Cittadini.

Il Decreto legge contiene misure urgenti, a titolo organizzativo; mentre il Disegno di legge contiene misure strutturali per rendere più efficace ed efficiente la Sanità Pubblica.  

Il Decreto si articola in 7 articoli.

I primi di questi prevedono un insieme di iniziative che hanno l’obiettivo della conoscenza dello scenario sanitario nazionale, pur con la focalizzazione regionale, senza il quale non è possibile disegnare alcuna strategia d’intervento.

I punti focali sono tre:

? una piattaforma digitale di monitoraggio delle prestazioni, integrata con i sistemi sanitari regionali, che servirà per rilevare le dimensioni e la qualità della domanda sanitaria in rapporto alle dimensioni della offerta delle prestazioni: sarà così possibile intervenire, con tempestività e cognizione, per garantire l’equilibrio della domanda/offerta.

? Una piattaforma digitale ed operativa di ispezione e controllo della qualità delle prestazioni: sarà così possibile adeguare le prestazioni ai livelli qualitativi attesi dagli assistiti.

? La unificazione regionale dei vari Centri Unici di Prenotazione delle prestazioni (CUP) in un unico CUP regionale, accessibile anche all’assistito, che confluirà in un CUP nazionale: il che consentirà di conoscere le dinamiche delle richieste e le tempistiche delle risposte.

I CUP non potranno adottare liste chiuse ma accettare sempre le prenotazioni. E’ previsto anche un richiamo all’assistito (recall) per ricordare la prenotazione; sembra, infatti che il 20% delle prenotazioni non venga effettuato: in questi casi l’assistito pagherà comunque il ticket.

La architettura conterrà, obbligatoriamente, anche le attività di domanda/offerta delle professioni intramoenia e del Privato convenzionato.

Se questi non si allineeranno saranno depennati.

Fin qui, il fatto organizzativo. Ma guardiamone la funzionalità.

Questa struttura “cognitiva” che sarà gestita da Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali:

? permetterà di definire il fabbisogno di prestazioni sanitarie e di personale sanitario perché possano essere adottate, tempestivamente, misure correttive;  permetterà di acquistare, da subito, “pacchetti di prestazioni” in intramoenia e dal Privato convenzionato;

? permetterà di incrementare, consapevolmente, nel 2024, del

10-15%, la spesa per il personale sanitario, anche con nuove assunzioni;

? giustificherà che le strutture sanitarie, nell’ottica di ridurre le liste d’attesa, potranno essere aperte anche nei week end e che potrà essere possibile un prolungamento dell’orario di lavoro: le retribuzioni in straordinario saranno soggette ad un incremento del 20% (fino a € 100) della tariffa oraria e ad una imposta fissa del 15%, indipendentemente dal reddito;

? giustificherà che intramoenia e il Privato convenzionato non potranno erogare un numero di prestazioni, a valere sul SSN, inferiore a quelle extra (Il Ministro Schillaci ha denunciato che l’attuale rapporto raggiunge, in alcuni casi, il 90% a favore delle prestazioni extra).

? potrà garantire l’accesso alla telemedicina anche ai medici di famiglia e ai pediatri.

A conclusione, il DL indica una infrastruttura nazionale di Intelligenza Artificiale lo strumento  adatto a supportare la gestione delle liste di attesa.

Agenas, nella sua nuova funzione di monitoraggio e controllo, rileverà eventuali  inefficienze o anomalie e, su questa base, potrà procedere all’audit nei confronti delle aziende sanitarie per porre rimedio ai problemi rilevati. In questo senso è autorizzata ad accedere in qualunque struttura sanitaria per la  verifica e analisi delle disfunzioni anche su segnalazione di cittadini, di enti locali, di associazioni di categoria d’utenti, sia d’ufficio che di propria iniziativa.

Il Disegno di  Legge, invece, prevede che, dal 1 gennaio 2025, sarà abolito il tetto di spesa per il personale sanitario.

Questo tetto, dice Schillaci: “introdotto nel 2009, ha comportato, chiaramente, negli anni, anche il crescente ricorso ai contratti a termine e il devastante fenomeno dei cosiddetti medici gettonisti … Noi, quindi, ci troviamo a fare i conti con una situazione che si è stratificata negli ultimi 14 anni”.

Prevede, anche, l’innalzamento del tetto di spesa per il privato e le sue risorse aggiuntive per il personale.

Quanto detto suppone che i direttori generali di ASL e Ospedali dovranno garantire tempi certi per l’erogazione delle prestazioni e, soprattutto, abituarsi a lavorare con lo strumento della programmazione operativa.

Non c’è dubbio che sia in atto una centralizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Non c’è dubbio che questa riforma non potrà riscuotere il consenso delle Regioni abituate a gestire Sanità e relativo Budget con criteri autonomi, territoriali e individuali; con tutto ciò che questo sottintende.

L’unico obiettivo, invece, dev’essere il garantire il servizio al cittadino a difesa del suo diritto costituzionale alla Salute.

L’opposizione di Elly Schlein è significativa: “Oggi, a 4 giorni dal voto, hanno approvato in Cdm una norma che, peraltro, è già stata contestata anche dalle regioni guidate dal centrodestra, perché sembra fuffa. Vedremo il testo ma dalle anticipazioni che leggiamo non si affronta il nodo vero: se vogliamo abbattere le liste di attese bisogna sbloccare il tetto alle assunzioni che venne messo dal governo Berlusconi con Meloni ministra nel 2009”.

Il dito accusatore non è puntato sui contenuti progettuali definiti “fuffa” ma sulla campagna elettorale, sulla solita personalizzazione (Berlusconi e Meloni), sulla incoerenza e confusione del centro destra, sul disastroso tetto di spesa che però nessuno, fra PD e 5S, ha mai voluto modificare.   

Ma il vero nodo della Sanità Pubblica, che la Schlein non mostra di capire, oltre a questioni di taratura organizzativa, è la commistione fra pubblico e privato.

Questi hanno obiettivi diversi: il pubblico, quello di erogare un servizio ai cittadini detentori di un inalienabile diritto costituzionale alla salute; il privato, quello del business e del profitto.

Obiettivi che anche il più sprovveduto potrebbe osservare come siano del tutto inconciliabili e divergenti. Infatti, l’effetto di questa commistione è prevedibile: da un lato, con la asfissia del pubblico e la fuga degli operatori sanitari; dall’altro, con la crescita entusiasmante, a spese dello Stato e del cittadino, delle prestazioni intramoenia e delle prestazioni convenzionate.

E’ molto facile fare impresa disponendo di monopolio assistito.

La faccenda è che non è il privato che va assistito ma il cittadino.  

Non si può fare a meno di osservare che, per gestire un servizio pubblico, non serve il politico ma il manager opportunamente selezionato, con i criteri dello “Human Resources Management”, sulla base delle competenze e delle attitudini.

Antonio Vox

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