Carceri: Uilpa Pp, “ancora indagini per tortura a Foggia, sistema va rifondato”

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«Ci risiamo. Ancora presunte violenze nelle carceri e pesantissime accuse nei confronti di appartenenti alla Polizia penitenziaria, che emergono proprio nel giorno in cui il Corpo compie 207 anni dalla fondazione. Questa volta i gravissimi fatti sarebbero accaduti presso la Casa circondariale di Foggia. Naturalmente, da donne e uomini dello Stato, riponiamo incondizionata fiducia negli inquirenti e auspichiamo che si faccia piena chiarezza sull’accaduto nel più breve tempo possibile, sperando peraltro che gli operatori coinvolti possano dimostrare la correttezza del loro operato. Al di là di quale sarà l’esito della vicenda penale, tuttavia, emergono ancora una volta la totale disfunzionalità del sistema penitenziario e la persistente emergenza mai affrontata compiutamente dalla politica».

Lo dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria. «Accuse come quelle di Foggia vanificano il sacrificio quotidiano e infangano la straordinaria professionalità di 36.000 donne e uomini del Corpo di polizia penitenziaria che quotidianamente, in sottorganico di 18mila unità, fanno del loro meglio per tentare di garantire la sicurezza dentro e fuori le carceri e costituiscono al tempo stesso l’ultimo e talvolta l’unico baluardo di umanità negli infernali gironi penitenziari, connotati ancora da suicidi (25 detenuti e 3 operatori si sono tolti la vita nel 2024), omicidi, stupri, violenze fisiche e morali, traffici illeciti, sovraffollamento e sofferenze di ogni genere», sottolinea.

«Chi sbaglia va individuato, isolato e perseguito, ma se le indagini per il reato di tortura sono ormai decine e interessano carceri diverse in tutto il Paese con centinaia di agenti indagati, probabilmente, c’è molto di più di qualcosa nell’organizzazione complessiva che non funziona e da correggere – osserva De Fazio – In altre parole, pur essendo convinti che la stragrande maggioranza degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria coinvolti riuscirà a dimostrare la propria innocenza, appare evidente che vi sia un problema di sistema: o il reato di tortura è costruito male o significa che l’organizzazione complessiva dei penitenziari non regge neppure sotto questo profilo; in tal ultima ipotesi, non si può evidentemente pensare solo alla repressione, ma bisogna prevenire le degenerazioni mettendo compiutamente in sicurezza le carceri, chi vi è ristretto e chi vi lavora, sotto ogni aspetto».

«In verità, noi siamo convinti che ricorrano entrambe le circostanze: il reato di tortura è costruito male e l’organizzazione carceraria è pessima – denuncia De Fazio, che chiede “al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al Governo Meloni di aprire un tavolo di confronto permanente per discutere di riforme, organici, equipaggiamenti, sovraffollamento detentivo e, non ultima, di dotazione di body-cam per riprendere interamente le operazioni di servizio della Polizia penitenziaria, la quale in massima parte non ha nulla da nascondere, ma che continua a essere sovraesposta e vessata dall’inefficacia del sistema».

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