Bilancio Sanità 2023, Amati: “Non possiamo continuare a coprire gli sprechi dei burocrati aziendali”

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Dichiarazione del presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati:

«Bene ha fatto la Giunta regionale a coprire prontamente il deficit sanitario per il 2023, attraverso le risorse del fondo vincolato, così da provare a ottenere al più presto il rientro nella gestione ordinaria. E per questo ringrazio Emiliano, Piemontese e Palese.  Non possiamo però continuare a coprire il deficit con risorse straordinarie oppure a contenere l’esplosione del deficit con provvedimenti di blocco delle assunzioni, tranne il turnover, come è stato fatto l’anno scorso. Tranne le strette alla spesa decisa dalla Regione, non c’è infatti alcuna traccia importante di efficienza nella gestione delle Asl.  La Regione e le tasse dei cittadini non possono essere accostati all’ipotesi dei genitori che risarciscono la scuola perché i figli, ossia i burocrati sanitari e quelli regionali che non riescono a controllare e monitorare, continuano a rompere le finestre e danneggiare i banchi.
E vediamo i numeri, per comunicare al meglio la questione.  Il deficit sanitario per il 2023 è stato di circa 39 milioni: meglio dell’anno scorso, ma ancora grave e per motivi generalmente diversi da una gestione oculata.
Infatti: nel 2022 il deficit fu di circa 450 milioni, poi attestatosi a 144 milioni grazie al trasferimento della quota di euro 240 milioni a titolo di payback. E i 144 milioni di deficit furono coperti con una manovra di riduzione delle spese, deliberata dalla Giunta regionale, prelevando risorse da tutti i settori dell’amministrazione e utilizzando – come quest’anno – parte delle risorse del fondo vincolato.

Nel 2023, invece, il deficit complessivo è risultato pari a circa 340 milioni, poi attestatosi a 39 milioni, perché compensato dal maggiore trasferimento di risorse statali, pari a circa 300 milioni.
Insomma, la riduzione delle spese e degli sprechi è avvenuta, perlopiù, solo per i blocchi della spesa decisi dalla Regione, mentre il deficit prodotto dalle aziende sanitarie è stato solo leggermente inferiore rispetto al 2022.
La riduzione di spese e sprechi, infatti, è stata registrata in misura leggerissima su farmaceutica e dispositivi, ma il tema sarà approfondito lunedì prossimo in Commissione, e per via del blocco delle assunzioni, ad eccezione del turnover e comprese le assunzioni delle Sanità service, e della riduzione della mobilità passiva, nella speranza che quest’ultimo dato si riveli come riduzione strutturale e non come fatto episodico.
Mettendo in conto le eventuali differenze di virtù tra le diverse aziende, il dato generale suggerisce, dunque, alcune cose molto semplici. Siamo stati aiutati, generalmente, dalle maggiori entrate a contenere il disavanzo, piuttosto che da politiche aziendali aderenti alla migliore gestione manageriale. Eppure, ed è questa la cosa che più spiace, le maggiori risorse ottenute dallo Stato avrebbero dovuto essere destinate ad ampliare servizi e prestazioni, piuttosto che a contenere un deficit da inefficienza
».

«Nelle prossime settimane dedicheremo una seduta all’analisi del bilancio sanitario generale e delle singole Asl, per rendere più chiaro il quadro e scomponendo le singole voci. Per ora basti dire che siamo di fronte a una continua disapplicazione o elusione delle disposizioni legislative e amministrative in materia di gestione efficiente da parte delle burocrazie sanitarie. Sarà questa la sfida dei prossimi mesi, perché la Regione non può svolgere, usando risorse diverse da quelle destinate alla sanità, il ruolo di padre che tappa i buchi dei figli indisciplinati».

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