Aqp, Laforgia: “Gli indicatori sono positivi, Aqp porta solo benessere alle comunità”

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«Le bollette sono in linea con la media italiana e la qualità del servizio è eccellente. Acquedotto Pugliese (Aqp) è un patrimonio della nostra comunità, che crede nel valore dell’acqua pubblica e che non può essere ‘minacciato’ da clamorosi abbagli nelle valutazioni ed erronee letture di dati, soprattutto all’alba di un passaggio decisivo in Consiglio regionale, nel quale la Regione Puglia in qualità di azionista unico sta correttamente permettendo all’Autorità Idrica Pugliese (AIP) di avere tutte le opzioni contemplate dalla legge per l’affidamento del servizio idrico a partire dal primo gennaio 2026, compresa quella dell’in house». Lo spiega il Presidente di AQP, Domenico Laforgia, sottolineando che “l’ingresso dei Comuni nel capitale sociale, al fianco della Regione, sarebbe un’ottima soluzione per la nostra terra”.

«Le grossolanità – spiega Laforgia – sono contenute in una segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) che interpreta male i dati dell’Autorità idrica pugliese, confrontando parametri differenti. La situazione è ben diversa da quanto si lascia intendere, mentre l’impegno di AQP nei confronti dei cittadini è immutato: fornire acqua buona e sicura, restituendo anche all’ambiente una qualità tale di risorsa depurata che tutela i nostri mari, la nostra agricoltura e le zone umide della nostra terra”.

Sono due in particolare i rilievi mossi dall’Antitrust ad AIP, che riguardano Aqp: da un lato i valori della bolletta media 2022 per l’utenza domestica tipo; dall’altro obiettivi di qualità e adeguatezza della gestione tecnica. “Facciamo chiarezza perché la situazione gestionale del servizio idrico integrato a noi affidato – aggiunge Laforgia –  nell’Ato Puglia, Ambito territoriale più esteso d’Italia con oltre 4 milioni di abitanti serviti, è decisamente positiva grazie al nostro lavoro».

Bolletta. «Il primo grossolano errore – sottolinea Laforgia – è relativo al costo della bolletta in Puglia e nasce dal confronto di dati basati su parametri diversi”. La segnalazione dell’Antitrust riporta che nel 2022 quella media di Aqp è stata di 421,81 euro contro una media dell’area Sud e Isole di 352,5 e italiana di 325,9. “Ma il confronto è errato – spiega il presidente – poiché il dato medio pugliese preso dalla relazione AIP è calcolato su una famiglia tipo di tre persone con consumo pro capite giornaliero di 150 litri al giorno per un totale di 164 metri cubi, mentre quello italiano messo a confronto dall’Antitrust si basa su un parametro diverso, cioè il consumo di 150 metri cubi all’anno. In base a quest’ultimo metodo, la bolletta media pugliese è 375,35 euro iva inclusa e non di 421,81, sostanzialmente in linea con tutte le macroaree del Paese e nettamente inferiore al valore massimo (609 euro). Inoltre, l’incremento tariffario medio per tutte le tipologie di utenza approvato in Puglia per il 2022, pari al 2%, è inferiore a quanto previsto sia a livello nazionale sia per la macro-area Sud e Isole, come si evince sempre dalla Relazione Arera. È un dato straordinariamente positivo se consideriamo l’unicità del caso pugliese nel panorama nazionale».

«Nella nostra tariffa, infatti, sono inclusi i costi per portare da molto lontano i due terzi dell’acqua necessaria al fabbisogno regionale, unico caso in Italia, con 5mila chilometri di grande adduzione. Costi che includono anche le compensazioni ambientali a Basilicata e Campania, che pesano circa 25 milioni di euro l’anno. Nessuno in Europa ha caratteristiche simili. E nonostante questi costi di base, negli ultimi anni gli investimenti di Acquedotto Pugliese sono aumentati esponenzialmente. Siamo passati dai 36 euro per abitante del 2016-2017, in linea con il valore medio nazionale di 38, ai 125 euro del 2023, circa il doppio della media italiana, che proietta Aqp tra le migliori realtà europee. Se l’Antitrust si fosse applicata con maggior diligenza non avrebbe scritto tali assurdità».

Qualità ed adeguatezza. «I dati tecnici sulla qualità del servizio ed in particolare sulle perdite idriche confermano il percorso di miglioramento delle performance (annualità 2020 e 2021) e il continuo e progressivo miglioramento della gestione (2022 e 2023). Esaminando i dati ISTAT nel quinquennio 2015-2020 in Puglia il volume annuo di perdite è stato ridotto di 23,1 milioni di metri cubi, passando da 195,6 a 172,5, corrispondente ad una riduzione percentuale di 11,8 punti. Nel decennio 2008-18 solo in due regioni italiane il volume di perdite è stato ridotto ed una di queste è la Puglia in cui il volume annuo di perdite è diminuito di 42 milioni di metri cubi, passando da 226,2 a 184,2, corrispondente ad una riduzione percentuale di 18,6 punti, in netta controtendenza con il dato nazionale. Questi dati sono il risultato di significativi investimenti di risanamento reti realizzati nell’Ato Puglia in un periodo di gran lunga precedente all’introduzione degli obiettivi di Qualità Tecnica da parte di Arera. Infine, in base ai dati in fase di validazione da parte dell’AIP, riferiti alle annualità 2022 e 2023, si evidenzia che Aqp è passata dalla classe D alla classe C del Macroindicatore M1, confermando il continuo e progressivo miglioramento della gestione».  

«A prescindere è davvero arrivato il tempo – sottolinea ancora Laforgia – di superare l’indicatore percentuale: è errato fare qualsiasi considerazione tecnica partendo da tale indicatore, che produce distorsioni rivelandosi non idoneo in un confronto equo tra diverse gestioni. A parità di volume di perdite, l’indicatore percentuale è ‘favorito’ dai maggiori consumi, che aumentano al crescere del consumo pro-capite. Non è un caso che le tre Regioni con il tasso percentuale di perdite più basso si ritrovano tra le prime quattro col maggiore consumo pro-capite. Dall’altra parte, l’indicatore percentuale pone in una condizione di svantaggio le utility i cui utenti sono più virtuosi, consumando minori volumi di acqua come avviene in Puglia. Di questo si trova conferma anche nel Report 2017 di Wareg (European Water Regulators – Associazione delle Autorità di regolazione europee di cui è componente anche Arera). Passando dal ranking dell’indicatore percentuale a quello pro-capite perdono posizioni le Regioni in cui i consumi pro-capite sono maggiori della media nazionale, e al contrario guadagnano posizioni le Regioni con consumi inferiori alla media italiana, tra le quali la Puglia. Con 155 litri/abitante/giorno, siamo la regione italiana con il consumo pro-capite più basso (28% in meno della media nazionale di 215 litri al giorno per abitante) ed una delle poche con consumi in linea alla media europea. Considerando le macro-aree regionali, il consumo pro-capite del Centro e Sud con Isole sono simili – rispettivamente 199 e 197,5 – mentre è molto maggiore quello medio al Nord, che risulta pari a 235,8. Infine, se consideriamo le perdite idriche pro capite, in base ai dati Istat del 2020 la Puglia è tra le più virtuose, quarta in classifica con 119 litri; la Lombardia terza con 113 litri».

Anche sul tema della rete fognaria e della depurazione la segnalazione è oggetto di valutazioni incomplete che non tengono conto degli interventi in corso e delle performance di qualità eccellenti. «Sui macro indicatori di qualità dell’Arera – evidenzia ancora Laforgia – pesano infatti gli agglomerati oggetto di condanna da parte della Corte di Giustizia UE, che non consentono di soddisfare il prerequisito per accedere al meccanismo di premialità e penalità. Un ostacolo regolatorio che altera i risultati reali. Aqp, Autorità idrica pugliese e Regione Puglia stanno affrontando tutti i casi e realizzando numerosi interventi per superare le criticità e rendere gli impianti conformi. Gli agglomerati già completati da AQP sono stati dichiarati conformi dalla Regione Puglia e dallo Stato Italiano e siamo in attesa del pronunciamento favorevole da parte della Commissione UE e della Corte di Giustizia UE sulla chiusura della procedura di condanna”.

“È evidente quindi che la situazione formale è ben diversa da quella sostanziale. Se non consideriamo la mancanza del prerequisito, a partire dal 2020 AQP in Puglia ha raggiunto la classe più alta del macro-indicatore che fa riferimento allo smaltimento dei fanghi in discarica. In pratica la quasi totalità dei nostri fanghi è conferita in centri che li riutilizza per produrre compost e solo l’1% circa finisce in discarica. Con performance come queste, senza gli ostacoli che impediscono l’accesso al prerequisito, Acquedotto Pugliese avrebbe beneficiato di premi per il macro-indicatore. La qualità dei nostri servizi di fogna e depurazione è indiscutibile”.

“Abbiamo 12mila chilometri di reti fognarie in tutta la regione, in continua crescita. Gestiamo 185 depuratori che per la maggior parte restituiscono acqua all’ambiente in tabella 4, cioè con gli standard qualitativi più alti. Non a caso nel 2023, per il terzo anno consecutivo, la Puglia ha avuto il mare più pulito d’Italia con il 99,8% di acque di balneazione eccellenti. Anche sul riuso siamo primi. Abbiamo 6 depuratori che nel solo 2023 hanno dato 1,3 milioni di metri cubi di acqua all’agricoltura ed entro il 2027 saranno 63, un terzo del totale, per una capacità di 50 milioni di metri cubi. Siamo fra i primi in Italia a essersi dotati dei Piani di gestione dei rischi per il riuso irriguo richiesti dalla nuova normativa europea. Abbiamo l’oasi di fitodepurazione di Melendugno, un simbolo italiano ed europeo di buona gestione e ripristino delle zone umide. Qualità che ci vengono riconosciute in Italia e all’estero”.

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