Foggia. Perseguitata da anni esorta altre, “denunciate”

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Da sei anni vive in un incubo perché il suo stalker dopo una prima condanna e due anni scontati ai domiciliari ha ripreso a perseguitarla.

Dopo averlo denunciato una seconda volta Anna (nome di fantasia, ndr) una cinquantenne della provincia di Foggia attente fiduciosa l’esito del secondo processo e, in vista dell’8 marzo, rivolge un appello alle altre donne che sono nella sua condizione: “denunciate, chiedete aiuto ai centri antiviolenza”.

Fino a sei anni fa ha avuto una vita tranquilla, sposata con figli e la passione per lo sport.

Poi tutto è cambiato quando un uomo – che poi si è scoperto avere precedenti penali – ha iniziato a manifestare, non ricambiato, interesse per lei.

«Lo conoscevo di vista, lo vedevo qualche volta in paese sebbene per anni era stato fuori per vicissitudini legali e all’inizio credevo fosse una coincidenza il fatto di ritrovarmelo in ogni luogo frequentassi io – racconta – Ad un certo punto ha dichiarato il suo interesse per me. Io l’ho chiaramente allontanato dicendogli che avevo una famiglia e nessuna intenzione di instaurare una relazione con lui. Da allora la mia vita è diventata un inferno». Sono così arrivate le minacce, gli insulti in strada, passando per la distruzione di auto delle persone a lei vicine, fino a che Anna ha trovato il coraggio di denunciare.

«Sono andata dai carabinieri che hanno raccolto la mia denuncia e hanno cercato di rassicurarmi. Lui è stato arrestato e poi condannato a due anni scontati ai domiciliari”. “Mi sentivo un po’ più serena e stavo recuperando i miei spazi, la mia libertà. Ma nel frattempo avevo perso le mie amiche che, forse, mi ritenevano in qualche modo responsabile dell’atteggiamento ossessivo di quell’uomo nei miei confronti”. “E poi – racconta ancora – l’incubo è ritornato in maniera più impressionante quando l’uomo è tornato libero. Ha ripreso a perseguitare e minacciare nuovamente me e i miei familiari e l’ho denunciato nuovamente ed ora si è in attesa del nuovo procedimento giudiziario”. “Nel frattempo, però – dice ancora – tutti mi hanno voltato le spalle. Ho anche scritto una lettera nel caso in cui mi accada qualcosa. Non voglio nessuno ai miei funerali. La gente piange solo quando ormai è inutile ma ti giudica severamente quando invece potrebbe fare qualcosa. C’è una mentalità ancora chiusa, medioevale che richiama molto il patriarcato».

Durante l’ultimo periodo prima della nuova denuncia Anna ha trovato la mano tesa delle operatrici del Centro antiviolenza gestito dall’associazione Impegno donna che l’hanno consigliata, tutelata e guidata verso un nuovo percorso fatto di attenzioni per la propria persona. «Sto seguendo corsi di cucina, danza – racconta – interessanti perchè mi stanno permettendo di riscoprire il mio corpo e soprattutto perchè ho trovato altre donne nella mia stessa situazione con cui condividere il mio dolore. Ci confidiamo e non ho bisogno di spiegare loro di essere io la vittima”. “Alle donne dico di denunciare. Di rivolgersi ai carabinieri, ai centri antiviolenza. Dovete farlo. E’ l’unico modo per provare a salvarvi». (ansa)

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