Un vaccino per la Trumpite24?

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Scherzi a parte (come si diceva una volta  e come suona il titolo di una trasmissione televisiva), c’è da chiedersi se importanti industrie farmaceutiche (e negli Stati Uniti d’America ve ne sono!)  stiano o meno mettendo a punto un vaccino contro la Trumpite 24, che molti Europei considerano un malanno più pernicioso del Covid19.

A Napoli, città dove, anni addietro, il gioco del Lotto stregava l’intera cittadinanza si diceva che la “la Paura fa novanta!” per significare che non v’era argine contro di essa. E la paura per un ritorno di Trump alla Presidenza degli USA (a dispetto di un ricorso tenace, quasi disperato all’uso politico della giustizia che gli Stati Uniti hanno esportato in tutte le cosiddette democrazie occidentali per consentire ai servizi d’intelligence di liberarle dai governanti scomodi) assume di giorno in giorno dimensioni più cospicue.

E difatti se parlando del Paese rozzo per eccellenza, dove l’educazione e i comportamenti sono, con le dovute, poche eccezioni, quelli dei Cow-boys e dei piedi sui tavoli, qualche intellettuale di casa nostra  teme la rozzezza di Trump e disprezza i valori di cui il Donald sarebbe portatore perché “diversi” dai nostri, c’è da chiedergli se, pur essendo diventati tali valori “nostri” essi hanno perso la loro matrice di  “made in USA”  (e ciò, per communis opinio,  è avvenuto  grazie a tutti i partiti italiani: comunisti, fascisti,  democristiani,  liberali e repubblicani di stampo idealistico e/o massonico)  egli apprezzi e valuti come esemplari i comportamenti dei Presidenti nord-americani che ordinarono di lanciare le bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki, distrussero intere tribù vietnamite con il napalm, costruirono Guantanamo, dimostrando impazienza nell’attesa  di condannare a vita Assange, e via dicendo (lo stop all’elenco è solo l’effetto di un gesto caritatevole). 

Inoltre, è oltremodo difficile essere proprio sicuri che i “valori” di Meloni, Schlein, Conte, Grillo, Salvini Tajani, Calenda, Renzi possano definirsi “nostri” ed essere estesi (nonostante il crescente astensionismo) necessariamente  a tutti gli Italiani e che sia giusto sottolineare che essi sono diversi da quelli di Trump (quali? a non volere essere troppo sbrigativi)

Possiamo essere proprio certi di non poter condividere  quelli circa l’asserita necessità di mediare con Ucraina e Israele e di rendere l’Europa un’entità geopolitica indipendente dagli USA?

Ultima domanda (provocatoria): chi sceglierebbe un intellettuale italiano di fine educazione, se vivesse e votasse in America, tra il demente Biden e il rozzo Trump? 

Farebbe uso del suo buon senso votando Trump anche se da lui considerato grossolano o darebbe la preferenza  al suo esprit de finesse pur sapendo che, consegnando la valigetta atomica in mano di Biden esso  sarebbe, con buona probabilità,  molto male impiegato?

LUIGI MAZZELLA

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