“Abulivia”, il cortometraggio sull’olivicoltura pugliese il 4 marzo nella sala Campione del Consiglio regionale

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Il cortometraggio “Abulivia” dedicato alla raccolta delle olive in Puglia, del giovane regista Michele Pinto, sarà proiettato lunedì 4 marzo alle 10,30 nella sala Campione del Consiglio regionale pugliese. Durante la presentazione, a cura di Alessia Di Terlizzi, interverranno, oltre al regista,  il consigliere regionale Fabio Romito, lo sceneggiatore Francesco Tammacco e l’attrice Rosa Tarantino.

«L’evento è reso possibile grazie alla particolare sensibilità che il consigliere regionale Fabio Romito ha dedicato al lavoro mio e di Francesco Tammacco – afferma Pinto – Dopo tanto peregrinare di festival in festival, e dopo la proiezione nella prestigiosa sala Zuccari del Senato della Repubblica, martedì 12 dicembre scorso su invito del senatore Roberto Marti, presidente della VII Commissione (Cultura, istruzione, ricerca, spettacolo e sport) il cortometraggio “Abulivia” realizzato nel 2022 a partire dallo spettacolo teatrale omonimo di Francesco Tammacco, sarà proiettato finalmente a Bari».

«Romito – prosegue Pinto – si è interessato a questo lavoro per il tema trattato, a partire dal forte legame con la terra di Puglia e con gli ulivi che la rappresentano nel mondo: Ab-uli-via è infatti una sorta di neologismo che vuole significare lontano dagli ulivi”. Pinto spiega: “Con ironia, Abulivia riflette anche sul preconcetto che vuole i contadini fossilizzati in una impasse sociale e culturale che ne rende impossibile la crescita ‘come se alla vanga e alla calura non potesse far eco la cultura”, mentre è proprio nella valorizzazione delle professioni legate alla terra che andrebbe ricercata la chiave del riscatto di tutto il sud Italia».

«È attorno a un ulivo che gira la giostra umana, dalle condizioni più disparate, dei giovani del Sud che partono ancora oggi imbracciando una valigia piena di precarietà – prosegue il regista – quello che lasciano nella loro terra è vuoto incolmabile pregno di fallimento. Il vuoto è l’asse portante dello spettacolo che vuole rappresentare anche una perdita inevitabile di valori. Con ironia dissacrante, Abulivia riflette anche sul preconcetto che vuole i contadini fossilizzati in una impasse sociale e culturale che ne rende impossibile la crescita “come se alla vanga e alla calura non potesse far eco la cultura”, mentre è proprio nella valorizzazione delle professioni legate alla terra che andrebbe ricercata la chiave del riscatto di tutto il sud Italia».

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