Agrinido e agriasilo, una sola voce: “Un nuovo modello educativo coraggioso e necessario. Subito i regolamenti”

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Un nuovo e diverso servizio educativo per l’infanzia che coniuga l’apprendimento con il gioco nella natura, sviluppando sin da piccoli un diverso rapporto con l’ambiente. E’ possibile grazie all’approvazione della legge regionale 2 del 2023 voluta dal gruppo 5 Stelle, primo firmatario Cristian Casili, che, modificando la legge regionale 10 luglio 2006, n. 19, introduce la nuova disciplina del “modello di educazione in natura Agrinido e Agriasilo”.

Il tema è stato approfondito nell’Aula del Consiglio regionale in occasione del seminario Educazione in Natura, organizzato dalla sezione Biblioteca e comunicazione istituzionale, e che si inscrive in un percorso di dialogo e di ascolto di esperti, operatori e famiglie finalizzato alla redazione partecipata dei regolamenti attuativi della legge promosso dal Comitato promotore per l’educazione in natura e dalla cattedra di pedagogia sociale del professor Ezio Del Gottardo del Dipartimento di Scienze umane e sociali dell’Università del Salento.

Questa legge, ha detto Casili, «rappresenta un unicum in Italia, è una esperienza normativa – oltre che educativa-  nuova che deve ancora strutturarsi con i regolamenti ma che ha in sé la caratteristica di essere nata partecipata e così deve essere declinata nelle norme di attuazione».  

“La nostra regione”, ha proseguito Casili, “ha voluto osare, proponendo con la nuova legge un paradigma educativo diverso, che sfugga all’iperprotezionismo e  all’iperigienismo praticato dalla nostre famiglie oggi”.
I cardini del percorso educativo in natura infatti non hanno a che fare con casa, tutela, eliminazione del pericolo. Al contrario, le parole chiave delle ben venti realtà già operative del settore in Puglia sono altre: arti performative; sostegno alla genitorialità; disegni e parole; corpo in movimento; conoscenza del mondo; relazione con il cibo; relazione con gli animali; rischio come categoria pedagogica. Immersi nella natura. Imparando a riconoscere i limiti. Perché, è il presupposto pedagogico riportato da Del Gottardo, solo con nuovi percorsi formativi per i più piccoli (da 0 a 3 anni negli agrinido e da 3 a 6 anni negli agriasilo) si possono creare gli adulti in grado di

«Realizzare veramente la transizione ecologica». «Non c’è transizione ecologica se non cambia la rappresentazione mentale – ha aggiunto il docente – sostenibilità non è utilizzare tecniche e tecnologie meno climalteranti, è saper cogliere i limiti che la natura ci dà».

Questo limite è stato colto dalla presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, che nel suo intervento da remoto ha citato Papa Francesco, e la sua concezione di uomo non padrone, dominus, della natura, ma parte di essa, alla quale rapportarsi con “conoscenza, consapevolezza e amore».

Presente anche l’assessore regionale all’Istruzione, Sebastiano Leo, che , richiamando l’importanza del recupero del rapporto con la natura in tutto il percorso educativo da 0 a 18 anni, ha assicurato la massima collaborazione da parte delle strutture tecniche della Giunta, anche per conciliare aspetti delicati (la sicurezza, per esempio, in tutte le sue declinazioni)  della gestione di queste nuove realtà e strutture.

Il seminario è proseguito con gli interventi di Nicola Paparella (già docente Università del Salento), di Piergiuseppe Ellerani (docente Università degli Studi di Bologna), di Michela Schenetti (docente Università degli Studi di Bologna), di Fabrizio Bertolino (docente Università della Valle d’Aosta) e di una decina di rappresentanti del Comitato regionale dell’Educazione in Natura.

Il percorso è avviato. «Ora bisogna fare in fretta – ha detto Paparella, uno dei più eminenti docenti di pedagogia non solo in Italia – perché la legge è già vecchia. I regolamenti li dobbiamo scrivere oggi».

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