Consiglio regionale: approvate le mozioni sulla vulvodinia

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La prima mozione, presentata dal capogruppo del M5S Marco Galante, impegna la Giunta regionale a sostenere il processo di riconoscimento della Vulvodinia (o Sindrome vulvovestibolare) come malattia invalidante ed a valutare il suo inserimento tra le patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie correlate.

Si chiede al Parlamento di accelerare l’iter per l’esame del disegno di legge finalizzato a definire le disposizioni per il riconoscimento della vulvodinia come malattia invalidante, alla sua diagnosi e alla cura, prevedere azioni di sensibilizzazione delle strutture del Servizio Sanitario regionale, nonché di formazione degli operatori e di informazione rivolte alle donne al fine di migliorare la capacità di risposta della sanità in Puglia rispetto a questa patologia; a prendere in esame la possibilità, nei limiti della propria competenza, di prevedere a livello regionale l’inserimento della sindrome vulvovestibolare tra le patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa per le correlate prestazioni sanitarie per le residenti in regione ovvero a fronte di accordi con altre regioni.

La seconda è porta la prima firma della presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, con cui si chiede alla Giunta regionale, per quanto di sua competenza, di intraprendere ogni necessario e opportuno provvedimento nei confronti del Governo nazionale e del Ministero della salute affinché si provveda celermente ad inserire la vulvodinia, la neuropatia del pudendo, l’endometriosi di I e II grado, l’adenomiosi e la fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche e invalidanti previste dai livelli essenziali di assistenza (LEA).

In più, si chiede di avviare percorsi formativi volti a supportare l’accrescimento delle competenze delle figure medico-sanitarie in modo da garantire diagnosi precoci e un’adeguata assistenza In relazione alla specificità delle patologie citate, sia agendo sulla formazione universitaria, sia attraverso l’erogazione di nuovi percorsi di educazione continua in medicina (ECM); di individuare almeno un presidio sanitario pubblico regionale di riferimento, che garantisca la presa in carico multidisciplinare della paziente; di costituire, come per altre patologie croniche ed invalidanti, una rete regionale di riferimento dei presidi sanitari pubblici dedicati alla diagnosi e alla cura di tutte le patologie citate, prevedendo il loro inserimento in un apposito elenco, e definendo altresì, apposite linee guida per predisporre mirati e specifici protocolli diagnostici, terapeutici e riabilitativi.

Ed infine di ???promuovere campagne di informazione e di sensibilizzazione periodiche, sulle problematiche relative alla vulvodinia, alla neuropatia del pudendo, alla fibromialgia, all’endometriosi ed all’adenomiosi, volte a diffondere una maggiore conoscenza dei sintomi delle suddette patologie, soprattutto nelle scuole, a partire dagli istituti secondari di primo grado, tra il personale di medicina generale e nei consultori pubblici.

Infine la mozione presentata dal consigliere regionale del Pd Donato Metallo, con cui si impegna il presidente e la Giunta regionale a mettere in atto ogni provvedimento o misura al fine di assicurare la piena applicazione della Legge Regionale 40/2014, in particolare nel comma 4 dell’Art. 5 che recita «L’Assessorato regionale alla salute prevede la pianificazione di attività formative e di aggiornamento sull’endometriosi destinate al personale medico, paramedico e operante presso le strutture ospedaliere e i consultori familiari».

In più, si chiede a segnalare, conseguentemente all’attività di formazione specifica, la rete dei centri pubblici che nelle diverse province possano garantire diagnosi e cura; a richiedere al Parlamento di accelerare l’iter per l’esame della proposta di legge finalizzata al riconoscimento dell’Endometriosi, della vulvodinia, della fibromialgia  come malattia cronica e invalidante anche nel I e Il stadio e all’inserimento nei LEA di queste patologie, nonché alla creazione in ogni Regione di centri specializzati e alla formazione specifica del personale Sanitario.

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