Farfalle domesticus nello stomaco

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?Esattamente un anno fa il ministro italiano dell’Agricoltura e della sovranità alimentare italiano, Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia), dichiarò: “In questo Governo non ci sarà nessuno spazio per carne sintetica e farina di grilli. Il nostro obiettivo è difendere i cittadini dalle degenerazioni che vogliono far passare l’idea che basta nutrirsi, a prescindere da dove e come viene prodotto il cibo. Non possiamo accettarlo“.

Non si capisce a nome di chi parlasse il Ministro, perché proprio lui ha firmato il decreto attuativo della normativa vincolante europea che consente la vendita e la consumazione a scopo alimentare degli insetti che, secondo una pratica moderna, prenderanno il posto di una buona fettina di manzo e dei gustosi cibi della tradizione italiana. Il Decreto legislativo è stato piazzato nella Gazzetta ufficiale del 29 dicembre 2023, quando gli italiani erano distratti da ben altre pietanze natalizie.

ATTENZIONE: La vendita dei prodotti che contengono insetti deve sempre indicare tale ingrediente (che si fa pure fatica a considerarlo tale), le quantità utilizzate (fino a un massimo del 10%) e il paese di origine della farina.

La loro presenza è riconoscibile dal nome in latino; in etichetta dev’esserci la dicitura che “PUO’ PROVOCARE ALLERGIA”, come espresso nell’art.2 della suddetta GU e come è previsto dall’art. 21, paragrafo 1, del regolamento (UE) 1169/2011.

Infatti, le persone allergiche ai crostacei, ai molluschi o agli acari della polvere potrebbero essere allergiche anche agli insetti.

I prodotti di cui all’art. 1 del presente decreto, devono essere posti in vendita in comparti separati, segnalati attraverso apposita cartellonistica.

Non si tarda a credere alla loro allergenicità, data la presenza della chitina nell’esoscheletro degli ortotteri, che non riusciamo a digerire bene.

Secondo l’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare), le farine di questi insetti potranno essere utilizzate in alimenti come pane, biscotti, prodotti da forno, pasta, pizze, minestre, bevande tipo birra, i panini multicereali, i grissini, i cracker e le barrette ai cereali.

Altra insidia è che gli insetti potranno anche trovarsi nei mangimi degli allevamenti animali, in aggiunta alla farina di pesce e alla soia e, per estensione, essere introdotti nel cibo destinato ai nostri amati cani e gatti domestici.

Cricket One è l’azienda vietnamita che per 5 anni deterrà il monopolio dell’immissione della farina di grillo nell’Unione Europea, a fronte del Regolamento UE 2015/2283, che comprende la categoria dei “nuovi alimenti”. Sarà affiancata probabilmente da una ditta francese e una svizzera.

 Gli yogurt alla fragola, al lampone e ai frutti rossi già contengono spesso il colorante E120, estratto dall’esoscheletro della cocciniglia, triturato e diluito con l’acqua calda. Trattasi di insetti fitofagi compresi nell’ordine dei Rhynchota. Anche negli altri prodotti, pensati nello specifico per i bambini, capita di trovarlo per il suo accattivante colore rosso.

E se l’insetto è un Rhynchota, chissà come potremmo chiamare quelli che ce ne stanno facendo consumare altri, senza rispondere a queste domande di igiene alimentare.

Torte, zuccherini colorati, yoghurt di colore rosso, il succo di arancia, molti alimenti destinati ai bambini, salumi e insaccati contengono il colorante E120.

Il colore cremisi dei salumi addizionati dal colorante è accentuato in senso ‘cosmetico’ dall’additivo, che simula il più genuino colore violaceo della carne fresca.

La sua ingestione può provocare reazioni allergiche fino allo schock anafilattico. Alcuni studi lo sospettano responsabile di rischi cancerogeni. Se ne sconsiglia l’uso soprattutto ai bambini, a cui sono destinate ammiccanti praline di colore rosso vermiglio.

Gli alimenti che lo contengono prevalentemente sono i confetti ricoperti di cioccolato colorato, la gommalacca, gli aperitivi e i bitter.

Campari ha dichiarato di averne dismesso l’uso per rispetto dei consumatori vegani preferendo l’E122: Azorubina, i cui rischi sono: iperattività, reazioni cutanee dovute a reazioni allergiche, riniti, asma, insonnia ed edema. È sconsigliato per il rischio di cancerogenicità.

Secondo alcune ricerche scientifiche l’Azorubina, assieme ad un altro colorante sintetico, il Rosso cocciniglia A (E124), danneggia la corteccia surrenale. Questo colorante è proibito in Austria, Norvegia e in Svezia. Le associazioni dei consumatori australiani hanno incluso l’Azorubina nel gruppo degli allergeni alimentari pericolosi per la salute, specie per le persone asmatiche e intolleranti all’aspirina.

Aperol usa l’E124: il Rosso cocciniglia A, che è un colorante azoico, ottenuto sinteticamente.

I rischi sono: iperattività, asma, orticaria, insonnia. Si segnalano casi di cancro riscontrati in alcuni animali.
Meno nocivo del composto (naturale) Cocciniglia, per la salute dei consumatori, il Rosso cocciniglia A (sintetico) è comunque controindicato soprattutto per chi è allergico all’aspirina e per gli asmatici, oltre che per i bambini.

Non sempre il prodotto naturale è, di per sé, benefico come testimonierebbe tristemente chi ha assunto la cicuta se fosse sopravvissuto!

 Non ci meraviglieremo se, tra qualche anno, saremo pieni di intolleranze di origine alimentare. Queste cosiddette innovazioni repentine sono mal tollerate dall’organismo, i cui meccanismi digestivi sono stati modellati da abitudini alimentari millenarie, incompatibili con le improvvisazioni legislative europee.

Perché diventiamo sempre più intolleranti al glutine e al lattosio? Secondo le statistiche, negli ultimi 40 anni, queste patologie si sono triplicate.

Perché la popolazione globale è affetta per il 40% da allergie?

Quanti dei nostri nonni conoscevano la fastidiosa allergia al polline di Cipresso arizonico, prima che tale specie venisse importata nei primi del 1900 dal continente americano e fosse riprodotta a dismisura per la sua facilità di crescita e di applicazione alle siepi cittadine?

Geneticamente la fisiologia del Regno animale, a cui appartiene l’essere umano, non riconosce le specie aliene e considera il suo polline un intruso, scatenandogli contro una reazione immunitaria per difendersi da quello che considera un allergene in grado di minarne la salute.

Ogni invadenza repentina è considerata dal nostro organismo come una minaccia.

 A molti, fa schifo pensare di sgranocchiare grilli e locuste.

Però alcune star, soprattutto americane, hanno dichiarato vezzosamente e spontaneamente (?) sui rotocalchi di consumare gradevolmente grilli, tarantole e altri ortotteri più o meno ripugnanti.

Non basta la necessità della sopravvivenza e della provvidenza alimentare a compensare il piacere di sedersi a tavola e di gustare un desinare capace di confortarci dalle fatiche giornaliere.

Esiste una cultura gastronomica ancestrale che affonda le sue radici nella tradizione, nelle consuetudini e nei gusti alimentari che rispetta i fattori genetici della nostra specie carnivora, erratamente confusa con onnivora.

Da essere propriamente carnivori siamo diventati onnivori, nel corso della storia, non essendolo naturalmente, seguendo un’evoluzione più culturale che nutrizionista.

Per esempio, ci siamo abituati lentamente a nutrirci del grano e della sua farina riuscendo a digerirlo trasformandolo con la macina e con la cottura, non essendo commestibili i grani crudi dopo la raccolta.

Adesso, ex abrupto, ci vorrebbero fare accettare una (sotto)cultura gastronomica a base di insetti in pochi anni. È una pratica fisiologicamente aberrante che causerà malattie per lo scombussolamento dell’intero apparato digerente del nostro corpo, propenso a un primordiale lento adattamento. Esso ancora non rinuncia a farci crescere i denti denti del giudizio, testimoni del nostro passato alimentare, il cui uso è diventato progressivamente meno necessario nelle ere geologiche.

La natura non tollera sbalzi bruschi ma contempla il lento e dolce accomodamento durante milioni di generazioni. Qualsiasi brusco cambiamento non è tollerato dal singolo individuo ma sarà sopportato dalla specie e dalla sua lenta trasformazione, appunto, naturale!

Non si può definire tale la ‘transizione’ comandata dall’Unione Europea e da chi la intriga con interessi economici, a cui il nostro corpo non transige!

Le tolleranze alimentari dei popoli africani, che nei secoli si sono alimentati di insetti, sono marcatamente differenti da quelle europee. L’impatto delle nostre popolazioni verso questi alimenti estranei non passerà inosservato al nostro microbiota.

E poi, il gusto di farsi ogni tanto un solenne e conviviale barbecue, magari senza esagerare in grassi animali, è connaturato con la cultura gastronomica occidentale.

Perché le normative europee e quelle degli stati come l’Italia, che vi si adeguano acriticamente, la violentano con imposizioni dall’avvento precipitoso e sommario?

Quali interessi diversi si nascondono in tanta ipocrita propensione al sovvertimento dell’umanità, in nome della natura violata proprio dai governi che la difendono così maldestramente e artatamente?

Salvaguardiamoci dai falsi profeti e da chi specula sui patrocini, imposti dagli impostori, di governi che si scordano, a un anno di distanza, di ciò che il popolo non dimentica.?

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