“Vite indegne di essere vissute”: la riflessione del Garante Antonio Giampietro sulla “Giornata internazionale Shoah”

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Di seguito la nota del Garante Regionale dei diritti delle persone con disabilità:

“Il 27 gennaio è la data scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”, istituita il 1° novembre 2005 con la Risoluzione 60/7. 

In Italia la legge del 20 luglio 2000 istituisce il 27 gennaio “Giorno della Memoria” al fine di ricordare la Shoah, la persecuzione dei cittadini ebrei, di tutti gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, e di tutti coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e che, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite proteggendo i perseguitati.

“Una ricorrenza importante dunque per ricordare le vittime ebree della Shoah, delle leggi razziali, ma anche la persecuzione di tutti quei cittadini contro cui si scagliò la cieca logica nazista. Spesso in secondo piano nella nostra memoria storica vi è lo sterminio delle persone con disabilità.

“Vite indegne di essere vissute”. Le persone con disabilità sono state le prime sulle quali è stato sperimentato l’orrore dell’Olocausto, la cui “vita non meritava di essere vissuta”, tra i primi ad essere utilizzati per l’applicazione di quelle tecniche di annientamento ed eliminazione, con cui il regime nazista avrebbe poi perpetrato la sua opera di “pulizia” dei diversi. 

“È agli albori del regime nazista infatti che Hitler fece approvare la “Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie”, con cui si procedeva a sterilizzare forzatamente chi fosse ritenuto portatore di malattie genetiche. Malati mentali, epilettici, ciechi, sordi, persone con deformità fisiche furono quindi oggetto di una sterilizzazione che riguardò oltre 300.000 persone. 

“È importante ricordare che durante il periodo dei genocidi molte persone con disabilità furono vittime di discriminazioni, violenze e omicidi mirati. 

“È nostro dovere non solo ricordare le loro sofferenze, ma anche impegnarci attivamente per combattere la discriminazione contro le persone con disabilità al fine di promuovere una vera cultura di inclusione”.

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