VENGO ANCH’IO?

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In questi giorni stiamo assistendo al completo fallimento delle politiche pan-europee in quella che è (da sempre) la locomotiva economica dell’Europa: la Germania.

Con oltre trenta (!) miliardi di euro di debiti, il Cancelliere Scholz è stato costretto ad effettuare drastici tagli alla spesa pubblica e – tra questi – ai sussidi ormai “storici” in favore degli agricoltori tedeschi; in particolare dovrebbe essere gradualmente ridotta la possibilità (per gli agricoltori) di avere forti sconti sul gasolio ovvero a prezzo predeterminato per la trazione dei loro trattori. Proprio quei trattori che – in numero di 5/6000 – stanno marciando sulle autostrade tedesche verso i grandi centri urbani, creando uno scompiglio nel traffico veicolare, tanto da bloccare grandi stabilimenti industriali, come quello della Volkswagen di Emden, per l’impossibilità dei lavoratori di raggiungerlo.

In realtà, quello che non convince gli agricoltori è l’intero programma di Farm to Fork stabilito dal Governo tedesco, in nome di una riforma dell’agricoltura in senso biologico e naturale, con il graduale abbandono dei concimi e fitofarmaci chimici, senza una preventiva consultazione con gli operatori del settore.

Questo è, però, solo una parte dei problemi che stanno investendo le economie europee, perché i tecnocrati di Bruxelles hanno deciso di cambiare il sistema di produzione nella Comunità, in nome di una non meglio identificata “rivoluzione ecologista”, trasformando ogni motore termico in elettrico per l’automotive, puntando su fonti alternative non ancora pronte o insufficienti a garantire l’attuale status quo dei cittadini in tema di risorse energetiche.

Senza entrare in una sterile polemica sulle reali cause dei mutamenti climatici (cioè se effettivamente causati dall’Uomo o rientranti in una circolarità climatica naturale e di lungo periodo), ciò che più conta è che la quarta o quinta Potenza Economica Mondiale (dopo la Cina, gli USA, l’India e la Russia), cioè l’Europa, ha abdicato al proprio ruolo economico, in nome di un cambiamento epocale, tuttavia iniziato solo dall’Europa stessa, mentre le altre Potenze Economiche non hanno alcuna intenzione di accogliere le istanze degli ambientalisti e continuano a produrre in condizioni di lavoro ed ambientali routinarie, in danno all’Europa stessa.

La domanda da porsi, quindi, è: a chi giova questo harakiri economico posto in essere da Von der Leyen e Company? Chi manovra realmente in danno dei Cittadini Europei?

Dopo aver avuto un presidente della BCE con il curriculum di Draghi non sfuggirà come gli interessi europei siano stati subordinati ad altri, quantomeno a quelli del Stati Uniti (è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa dal 2002 al 2005, successivamente, sempre nel 2005 è stato nominato governatore della Banca d’Italia, divenendo così membro (e successivamente presidente) del Forum per la stabilità finanziaria (consiglio per la stabilità finanziaria dal 2009) e del consiglio direttivo e del consiglio generale della Banca centrale europea, nonché membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. È stato direttore esecutivo per l’Italia della Banca Mondiale e nella Asian Development Bank). 

Il Sole 24 di martedì 9 Gennaio, titola Draghi incontra i leader dell’industria europea. Indiscrezioni: possibile candidato a presidente del Consiglio Ue L’incontro rientra nel lavoro preparatorio del rapporto sulla competitività europea di cui Draghi è incaricato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Intanto, il Financial Times indica Draghi come possibile candidato a presidente del Consiglio Ue dopo le dimissioni anticipate di Charles Michel. Potrebbe, quindi, chiudersi il cerchio dell’assalto americano al potere politico (dopo quello economico) europeo, facendo si che un “suo uomo” entri in maniera definitiva nella gestione della politica comunitaria.

Ma tutto ciò, cosa c’entra con la rivolta degli agricoltori tedeschi? In verità, la risposta è complessa, tuttavia – semplificando – potremmo partire dalla rivolta degli allevatori italiani contro le quote latte imposte dai tedeschi negli anni della fine del secolo scorso, per arrivare alle lotte contro il caro gasolio dei giorni nostri degli autotrasportatori, la guerra delle bollicine tra Francia ed Italia o delle olive, sempre fra l’Italia, la Spagna e la Grecia.

Il problema è che, quando il tecnocrate si scontra contro la produzione (e distribuzione) alimentare, spesso ne esce sconfitto, perché nessun politico accetta o può accettare il malcontento elettorale derivante dalle carenze alimentari e questo gli allevatori ed agricoltori lo hanno capito.

Se la Germania non riuscirà a spegnere il fuoco della rivolta, il rischio che il malcontento (già serpeggiante) dilaghi nelle nazioni vicine si farà serio e questo non piacerà “ai padroni del vapore” d’oltre oceano, che potrebbero non riuscire più a piazzare il loro grano con il glifosato o bromato di potassio (nei panini) o il latte con RBST (un ormone) e l’elenco di prodotti alimentari “pericolosi” non si ferma certo qui!.

Per questo il problema non può essere liquidato come una mera questione economica di sussidi sospesi o ridotti, ma coinvolge l’intero sistema dei rapporti fra gli stati dell’Unione e fra questa e gli Stati Uniti.

E’ solo la punta dell’iceberg che stiamo iniziando a vedere e che potrebbe portare rapidamente allo sfaldamento dell’Unione stessa oppure alla rottura dei rapporti commerciali con gli “alleati” americani, soprattutto in caso di vittoria dei repubblicani alle prossime elezioni americane.

Ma sarà un problema del futuro Parlamento Europeo e della Commissione, che dovranno venire a patti con il forte vento nazionalistico che spira da tempo da Francia Italia e Paesi dell’Est.

Mala tempora currunt

Rocco Suma

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