Welfare: Cgil Puglia, Reddito dignità Regione prova a coprire falle misure anti sociali governo

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«Nella Puglia dove quasi il 30% di cittadini è in condizione di povertà relativa, in cui circa 90mila nuclei famigliari, per quasi 200mila persone coinvolte, percepivano il Reddito di cittadinanza cancellato da Meloni, la riproposizione da parte della Regione del Reddito di Dignità (percepito secondo le cifre fornite dal sindacato da oltre 70 mila persone ndr), è sicuramente un intervento importante che in parte prova a coprire le falle delle misure anti sociali delle destre al Governo”. È il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, allo strumento di contrasto alla povertà e di inclusione sociale presentato dalla Giunta regionale guidata da Michele Emiliano. “Questo è il Paese che se è cresciuto, poco, in questi trent’anni – ricorda Bucci – lo ha fatto sulla pelle dei lavoratori e lavoratrici. Non lo dice la Cgil ma l’Ocse: i nostri salari sono fermi, tra il 1991 e il 2022 sono cresciuti dell’1% a fronte del 32,5% in media dell’area Ocse. La produttività – continua – è cresciuta di più in rapporto al Pil così come i profitti. Dati che certificano i fallimenti delle politiche sul lavoro e lo sviluppo, in una lunga stagione dove si sono compressi diritti e si è spinto sulla precarizzazione dei rapporti, mentre si sono regalati a pioggia miliardi alle imprese. Che evidentemente di loro – sottolinea Bucci – ci hanno messo poco nell’investire su innovazione, qualità delle produzioni e dei processi produttivi, per agganciare filiere di valore».

Per Bucci «le destre hanno cavalcato il modello neoliberista e continuano a condurre una guerra agli ultimi. Ma in questa condizione di difficoltà economica aggravata dall’aumentare del costo della vita – si chiede – si possono tagliare i fondi per il sostegno agli affitti, per la disabilità, per la salute? Si fa cassa sui poveri, sugli ultimi, sulle persone in difficoltà, sui pensionati. Ci si oppone al salario minimo, oggi che i giovani, condannati a vita alla precarietà, sono la fascia generazione più povera. L’incidenza della povertà colpisce il 23,5% degli individui fino a 17 anni e il 17,6% tra i 18 e i 34 anni. Si è poveri – spiega Bucci – perché si vive in nuclei famigliari dalla forte deprivazione socioeconomica ma si è poveri anche se si vive da soli. Con affitti e utenze per le quali non bastano i salari da fame, specie in una regione come la Puglia dove gran parte dei dipendenti lavora in settori a basso valore aggiunto e forte sfruttamento, dal terziario all’agricoltura alle costruzioni”. “A tutto questo si somma – evidenzia – l’incapacità sempre del Governo di predisporre per tempo le procedure affinché a gennaio gli aventi diritto, famiglie con minori, disabili o over 60, potesse accedere al nuovo strumento dell’Assegno di inclusione. Non solo è stato ridotto come contributo, ma quasi sicuramente salterà per il primo mese del 2024.

Come denuncia la Cgil nazionale – afferma Bucci – non c’è stata la campagna informativa, non sono stati autorizzati i Caf a predisporre le domande, dopo che hanno avuto un anno di tempo per prepararsi. Ennesimo segnale della disattenzione verso le persone in difficoltà. Ben vengano le politiche di sostegno della Regione Puglia allora, che, nonostante alcune criticità legate soprattutto al lavoro che Caf e Patronati mettono in campo, che sono oggetto di confronto con regione e per le quali siamo sicuri si troverà soluzione, provano ad agganciare lo strumento di sostegno al reddito alle politiche del lavoro. Regione che per altro subisce l’odioso diktat di dover destinare solo a progetti di investimento le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, in passato utilizzati anche per interventi che favoriscono l’inclusione sociale. Per il Governo evidentemente il benessere delle persone non è, come dovrebbe essere – conclude la segretaria regionale della Cgil – il primo investimento per un Paese civile e democratico».

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