Sicurezza, Tiani (Siap) e Letizia (Anfp): cara Gruber la Digos non è Polizia Politica

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Da ieri, 8 dicembre, stiamo assistendo alla strumentalizzazione – per finalità esclusivamente connesse alla “lotta” politica – di un gesto che costituisce null’altro che l’esercizio di un’ordinaria prerogativa e funzione che la legge affida ad un Ufficio della Polizia di Stato, il cui compito primario è la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Difatti, tra le numerose competenze delle D.I.G.O.S. – che, ci preme ricordarlo, sono Uffici specializzati nell’attività di prevenzione e contrasto dell’estremismo e del terrorismo – attività che rientra nei dispositivi operativi e nei compiti affidati, alla polizia di prevenzione, in occasione di riunioni in luogo pubblico ed aperto al pubblico o altri eventi di particolare rilievo. È un compito cui i poliziotti, le poliziotte, i funzionari di polizia e le autorità di pubblica sicurezza, adempiono quotidianamente, in silenzio e con discrezione al di là del colore dei Governi, con l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini l’esercizio in sicurezza dei diritti e libertà fondamentali garantiti dalla Costituzione, prevenendo eventuali azioni di turbamento o delittuose, tutelando al contempo anche eventuali manifestazioni di dissenso.



Si tratta, è evidente, di un’attività assai delicata e complessa, che richiede grande equilibrio, capacità di analisi e tempestività nelle decisioni e grazie alla quale le numerosissime iniziative pubbliche – in particolare quelle di carattere politico, religioso e sindacale ma anche culturali e di spettacolo – promosse ogni giorno nelle nostre città, anche su temi sensibili e dibattuti, si svolgono senza criticità.



È senza dubbio opportuno e doveroso, spiegare e chiarire ai non addetti ai lavori detti concetti, in base ai quali si richiedono ad un cittadino i documenti. Ingeneroso ed equivoco accostare le funzioni e il ruolo istituzionale della Digos italiana alla polizia politica, chi l’afferma commette un grave errore poiché evoca fantasmi di un passato con cui il Paese a chiuso i conti per comune sentire collettivo, prima con i partigiani sulle montagne e definitivamente con l’entrata in vigore della Costituzione il primo gennaio 1948.



Le DIGOS in estrema sintesi, nacquero insieme all’UCIGOS, con la riorganizzazione dell’odierno Dipartimento di Pubblica Sicurezza, come uffici periferici presso ogni questura (Divisioni Investigazioni Generali ed Operazioni Speciali), sostituendo i vecchi e superati “Uffici politici” che dipendevano dall’Ufficio affari riservati. La Prima della Scala è un evento di straordinaria rilevanza pubblica e mediatica, particolarmente sentito non solo dai milanesi ma dall’Italia tutta, al quale partecipano esponenti di primo piano del mondo politico, dello spettacolo, della società civile e del mondo imprenditoriale, intellettuali ed artistico, anche di livello internazionale. Viene da chiedersi allora come, anche alla luce dell’attuale aggravato contesto geopolitico internazionale e della recrudescenza del terrorismo jihadista, si possa stigmatizzare una mera richiesta di documenti ad un soggetto che ha – obiettivamente – realizzato una condotta “anomala” in un’occasione del genere. E l’anomalia, ci amareggia doverlo specificare, non risiede nel contenuto delle parole proferite, ma semplicemente nel gesto anomalo, rispetto al contesto.



Dispiace oltre misura, invece, che all’alba del 2024, Partiti di primo piano nell’arco costituzionale, i cui esponenti, nazionali e locali quotidianamente manifestano gratitudine ed apprezzamento per il lavoro delle D.I.G.O.S. e, più in generale, delle Forze di Polizia, in occasione delle rispettive iniziative pubbliche promosse su tutto il territorio nazionale (anche quando, legittimamente, identificano ed allontanano, con la stessa cortesia ed educazione riconosciute anche dal “loggionista” balzato agli onori delle cronache, eventuali contestatori molesti), oggi mettano in dubbio l’operato di quelle stesse Forze di Polizia, parlando addirittura di “Polizia Politica”, di tutta evidenza che il fine ultimo è  la strumentalizzazione politica.



Lo affermiamo da sempre, ed oggi siamo costretti nostro malgrado a ribadirlo con decisione e profonda amarezza: i poliziotti, le poliziotte, i funzionari e autorità di pubblica sicurezza svolgono funzioni tecniche, servono lo Stato democratico ed i suoi cittadini, funzione e ruolo che prescinde dalle maggioranze di governo, e non possono e non devono essere “tirate per la giacca” per mero calcolo politico nel tentativo di farle diventare parte di una parte. Così in una nota Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap, ed Enzo Letizia segretario dell’associazione nazionale funzionari di polizia.

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