Il cinema italiano

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La cinematografia italiana, si sa, è spesso il palcoscenico della sinistra nostrana è quindi ha contribuito a creare il mondo “al contrario” che stiamo vivendo. Cinematografia che ha da tempo perso la condizione di arte e di cultura che le si vuole attribuire; tra parolacce e effetti speciali che arte volete che rimanga? Però, non avendo di meglio da fare e da pensare, molti ancora vanno al cinema.

 

Utile è quindi andare a vedere “come un gatto in tangenziale; ritorno a coccia di morto”; in esso alcune sinistre (ce ne sono molte ormai) vengono ben rappresentate. V’è la sinistra che vuole lucrare soldi (pubblici) con la scusa della cultura e dell’aiuto ai bisognosi, c’è quella che ritiene di sapere cosa è bene per gli altri pur avendo perso contatto con la realtà, c’è quell’altra che nega il diritto, anche quello più elementare come il diritto di proprietà, c’è quella chic che raccoglie fiori chiudendosi in autocontemplazione in un proprio mondo diverso da quello reale, c’è quell’altro che crede che le bellezze dell’arte e della storia siano le sue e non di chi le ha create, c’è la pletora dei bisognosi e degli esclusi che rimangono sempre tali nonostante e forse proprio per colpa delle sinistre.

 

A nessuno di questi “pensatori” è passato per la mente che forse maggior benessere e inclusione potrebbe esserci SOLO se si creasse nuova ricchezza. A furia di dividere la torta (che ormai in pochi creano alzandosi presto la mattina senza gratificazioni n’è materiali n’è morali) si è persa la cognizione della necessità di farne altre di torte. E quindi non si sa più come si fa a creare nuovo benessere e cioè nuovi beni e servizi. Se i pochi che ancora rischiano il proprio tempo e i propri soldi nella propria impresa fossero maggiormente rispettati dalle Istituzioni e dai “pensatori” e se le loro proprietà fossero veramente le loro, certamente il benessere sarebbe di gran lunga più diffuso e ampio. All’incontrario, la ricerca di certezze porta al volere il posto fisso o, ancora peggio, la commessa pubblica e quindi si va al travaso di competenze da coloro che creano ricchezza a coloro che invece la consumano cioè quelli che si abbeverano al bilancio pubblico. Questo è il modello dei “diritti” e cioè delle sinistre dove vengono prima i diritti e dopo, forse e non sempre, i doveri. Questo è il modello nel quale spendere i soldi pubblici è una virtù da premiare, mentre crearne di nuovi è un’azione da perseguire con tutte le energie dell’Agenzia delle Entrate. La fiera delle imbecillità di cui ridiamo al cinema è (fin dai tempi dell’Albertone nazionale che è ancora adesso un vero monumento al degrado culturale italiano) rappresentato da gran parte della cinematografia del dopoguerra e fino ad oggi. Degrado culturale che si compiace e si diverte delle proprie perversioni e storture esattamente quelle di cui siamo vittime.

 

È quindi utile cercare in rete (meglio non spendere soldi al botteghino del cinema) questo film e vederlo attentamente perchè magistralmente interpreta la deriva materiale e culturale rappresentata da questa gente che si aggira molto ben sicura di se e dei propri vaticini, nei Palazzi che contano.

 

Buona visione!

 

CANIO TRIONE

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