Puglia: Emiliano a consiglieri, «soprassedete a voto su trattamento fine mandato, fate chiarezza»

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«Vi chiedo di soprassedere al voto di domani e di affrontare questa vicenda a viso aperto, senza timidezze o vergogna. Provate a spiegare e a chiarire a chi ve lo chiede perché avete proposto il disegno di legge e di ripensare di approvarlo solo quando sarete sicuri di essere stati compresi».

Così in una lettera aperta il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, si rivolge ai consiglieri regionali di tutti i partiti e gli schieramenti per cercare di convincerli a non approvare domani nel consiglio regionale già convocato, la reintroduzione del trattamento di fine mandato per gli stessi membri dell’assemblea regionale. L’assemblea appare spaccata sul provvedimento, anche al di là degli schieramenti. Una quarantina di associazioni culturali e politiche, organizzazioni sindacali e imprenditoriali hanno lanciato un appello nei giorni scorsi proprio allo stesso governatore per fare in modo di convincere i consiglieri.

«Due anni fa – ricorda Emilianoil consiglio regionale approvò il ripristino della liquidazione di fine mandato inserendo la norma a sorpresa in un diverso provvedimento. Come sapete bene, espressi il mio totale dissenso per questa vostra scelta e vi chiesi di abolire immediatamente la legge che avevate approvato. Vi pregai di non ricorrere più a simili modalità di approvazione delle leggi, in particolare quando queste ultime incidevano sui vostri interessi economici. Avete inteso riproporre la legge in questione per il consiglio regionale di domani – continua emiliano – e questo sta provocando una mobilitazione di associazioni e cittadini che sono contrari all’accantonamento della vostra liquidazione da parte della Regione, anche se le vostre aziende datrici di lavoro, a causa dell’aspettativa concessavi per lo svolgimento del mandato elettorale, hanno dovuto smettere tale accantonamento».

Ancora una volta, rileva, «non avete spiegato all’opinione pubblica che la Regione Puglia, assieme all’Emilia Romagna se non sbaglio, è l’unica assemblea legislativa italiana a non accantonare la liquidazione come avviene per ogni altro lavoratore del Paese. Capisco il vostro disappunto nel sentire le critiche persino dei vostri colleghi del passato che, avendo incassato tale liquidazione in misura molto maggiore di quella prevista dal vostro disegno di legge, e godendo del vitalizio che a voi è stato eliminato, adesso si ergono a ipocriti moralisti, fuorviando l’opinione pubblica ed esponendovi al pubblico ludibrio, come se steste ripristinando un privilegio e non un diritto spettante ad ogni lavoratore, quello alla liquidazione, e cioè alla retribuzione differita, peraltro partecipando voi stessi ad una parte dell’accantonamento.

Capisco la vostra rabbia – evidenzia – nel sentire che parlamentari titolari dello stesso diritto che voi intendete ripristinare addirittura vi ‘ordinano’ di non farlo, per mere ragioni di immagine del partito di riferimento. Eppur tuttavia devo chiedervi di soprassedere al vostro legittimo intendimento perché altrimenti il rischio è quello di rovinare il magnifico lavoro che maggioranza e opposizione hanno svolto nelle legislature cui ho potuto partecipare come vostro collega. Comprendo che essere gli unici in Italia cui è negato il diritto alla liquidazione dà una sensazione di ingiustizia difficile da metabolizzare, ma capirete che adesso è necessario tutelare la vostra storia politica ad ogni costo, anche rinunciando ad un diritto che vi è stato sottratto da vostri colleghi che invece quel diritto si sono tenuti ben stretto».

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