Grano, gli impegni di Lollobrigida: “Cun subito, concertazione su Registro Telematico e prezzi”

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L’attivazione immediata della Cun, Commissione Unica Nazionale del Grano duro; l’avvio di una campagna di promozione per la pasta 100% italiana; l’apertura di un tavolo di concertazione di filiera per l’avvio delle misure di Granaio Italia e del Registro Telematico; aiuti per 300 euro ad ettaro per tre anni ai produttori di grano tenero.

«Sono questi i primi e positivi risultati ottenuti grazie alla straordinaria campagna sostenuta da CIA Agricoltori Italiani, col ruolo centrale della declinazione regionale pugliese, a sostegno dei produttori cerealicoli e a tutela dei consumatori», dichiara Gennaro Sicolo, presidente di CIA Puglia e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani.

«L’incontro di ieri, giovedì 20 luglio, con Francesco Lollobrigida ha avviato un percorso di concertazione sul dossier grano. Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare ha preso degli impegni precisi. L’auspicio è che quegli impegni, in un percorso condiviso di operatività e collaborazione, trovino un riscontro concreto in un cronoprogramma serrato. Noi non molliamo la presa. Occorre continuare una battaglia che, finora, è riuscita a coinvolgere 500mila cittadini, con l’adesione di 30 comuni pugliesi alla nostra piattaforma di proposte, e con la sottoscrizione della nostra petizione nazionale arrivata a 51mila firme». La delegazione CIA che ha partecipato all’incontro, guidata dal presidente nazionale Cristiano Fini, era composta da Gennaro Sicolo, da alcuni produttori cerealicoli pugliesi e dal delegato Agricoltura dell’Anci Puglia, Domenico Lasigna. L’Anci Puglia, in rappresentanza dei comuni pugliesi, ha sostenuto anche davanti al ministro la piattaforma rivendicativa e di proposte della CIA, rivestendo un ruolo molto importante.

«All’incontro di ieri»
, aggiunge Sicolo, «al ministro abbiamo ribadito che è arrivato il momento di dare concretezza a quella ‘Sovranità Alimentare’ che, al momento, è sconfessata dall’anarchia di un mercato che globalizza le speculazioni e mortifica chi produce facendo qualità, attenendosi a standard precisi per la salubrità del grano e degli altri prodotti agricoli che fanno grande il made in Italy nel mondo. Le importazioni di grano duro in Italia, negli ultimi 4 mesi, sono aumentate di ben 396mila tonnellate. Sappiamo che l’import è inevitabile, ma siamo convinti che ad esso vadano posti dei limiti, che debbano essere controllate e monitorate provenienza, quantità e salubrità di ciò che arriva nei porti italiani. Questo vale non solo per il grano, ma per tutti i prodotti agricoli italiani che rappresentano un’eccellenza, oltre che un motore di sviluppo, reddito e occupazione per milioni di persone».

«Il grano è l’emblema di ciò che sta accadendo anche per l’ortofrutta, l’olio d’oliva e tutti i maggiori prodotti d’eccellenza dell’agricoltura italiana», aggiunge Sicolo, «con un abnorme ricorso alle importazioni che deprezzano il valore sociale, qualitativo ed economico riconosciuto al lavoro straordinario dei produttori italiani, costretti a correre la maratona del mercato globale con la zavorra di condizioni fiscali, logistiche, burocratiche e di costi di produzione che mortificano tutti i loro sacrifici. Sono costretti a indebitarsi, sopportano un rischio d’impresa cresciuto in modo esponenziale a causa dei cambiamenti climatici, e vengono ripagati come? Con prezzi da fame, mentre gli altri anelli della filiera, basti pensare alla pasta e al pane, incassano profitti crescenti. Noi non siamo contro gli altri componenti della filiera, vogliamo però che la catena del valore abbia una distribuzione più equa, capace di assicurare una giusta remunerazione ai produttori, che sono base e fondamenta di tutte le filiere alimentari italiane di qualità».

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