Capone al Forum della Prevenzione: “51 vittime nel 2022 e 80 incidenti al giorno ci impongono, oltre alla preoccupazione, il massimo impegno”

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«Grande è la preoccupazione per l’escalation di infortuni sul lavoro, anche qui, in Puglia».

Così la presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, questa mattina all’Hotel Excelsior di Bari per la tappa pugliese del “Forum della Prevenzione”. L’evento, promosso dalla direzione regionale Inail Puglia, rientra nell’ambito della presentazione, in tutta Italia, del piano triennale per la prevenzione ‘Made in Inail’ e intende promuovere il confronto tra Istituzioni, enti locali e parti sociali sugli strumenti più idonei a contrastare infortuni e malattie professionali.

«Siamo la settima regione per morti sul lavoro con 51 vittime solo nel 2022 – ha detto la Presidente. Siamo la regione che, sempre nel 2022, ha registrato 80 infortuni al giorno con un amento del 18,5% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che l’impegno profuso nel corso di questi anni, a partire dal tavolo permanente avviato proprio dal Consiglio regionale con gli Assessori allo Sviluppo economico e alla Formazione e Lavoro, i Presidenti delle Commissioni consiliari competenti e i Capigruppo, il Direttore del Dipartimento salute, i Direttori Inps e INAIL, lo Spesal regionale, e tutte le organizzazioni sindacali e di categoria, non solo deve continuare ma deve essere implementato».

«Non possiamo farlo da soli – ha aggiunto. Abbiamo bisogno di aumentare i controlli ispettivi. Per farlo, abbiamo bisogno di più personale. Non possono esserci ancora  lavoratori di serie A e lavoratori di serie B con questi ultimi che, purtroppo, subiscono le scelte scellerate di aziende che sono molto più interessate al profitto che al benessere dei lavoratori. Alla luce di tutto questo preoccupa particolarmente l’evoluzione della disciplina sugli appalti. In sostanza si torna ai subappalti incontrollati ma è chiaro che quando ci sono i subappalti i controlli si riducono ulteriormente e diminuiscono le risorse spese a tutela della sicurezza, perché pur di aggiudicarselo, dopo che c’è già stato il ribasso nell’appalto, le imprese riducono tutto ciò che possono ridurre. Noi non abbiamo competenze sulle norme che riguardano gli appalti. Possiamo solo chiedere alle stazioni appaltanti di prestare molta attenzione ai bandi perché non si sacrifichino i diritti dei lavoratori».

«A questo si aggiunge il tema dei nuovi lavori
– ha concluso – in cui la dignità della persona rischia di venire meno. Lavori che si svolgono fuori da ogni logica di garanzia della sicurezza. Aziende blasonate che hanno pochi dipendenti e usano l’intermediazione del lavoro senza assumersi la responsabilità della gestione. Questo è ciò che abbiamo di fronte noi Istituzioni, insieme ai sindacati, alle organizzazioni di categoria, all’Inail. Serve una nuova cultura del lavoro. Io confido che con la solerzia, la determinazione, le competenze, insieme riusciremo a sconfiggere questa grande ingiustizia. Perché uscire da casa per andare a lavorare e non avere le giuste garanzie, quelle per cui tanto ci si è battuti nel nostro Paese, rischia di aprire una ferita troppo profonda».

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