Caro affitti, anche a Bari la protesta degli studenti

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Anche a Bari gli universitari protestano in tenda contro il caro affitti. 

“Secondo dati pubblicati negli ultimi giorni, Bari sta subendo un aumento degli affitti in percentuale più alta rispetto alla media nazionale”, a detta degli studenti dell’organizzazione Cambiare Rotta, fautori della protesta.

 Sembra che “trovare una casa sia diventato impossibile, quasi tutte le case per studenti ormai sono state trasformate in b&b per turisti. Siamo costretti ad accettare qualsiasi tipo di camera a qualsiasi prezzo. Ci sono studenti che arrivano a pagare 350 euro per una doppia, con spazio e privacy limitati, oppure stanze senza finestre o senza armadi a 600 euro”, continuano.

Bisogna chiedere agli studenti perché non abbiano protestato anni addietro per l’aumento sistematico delle tasse universitarie? Si potrebbe obiettare che gli studi universitari non sono obbligatori. Basterebbe già questo per dichiarare che anche un affitto studentesco non è obbligatorio. Dalle dichiarazioni degli studenti traspare un certa pretesa a tutelare il loro interesse. Un’altra lobby strumentalizzata da chi ha interesse a demolire sempre più il ceto medio? È indubbiamente un ulteriore attacco alla proprietà privata.

L’assessora al Welfare di Bari, Francesca Bottalico, “esprime vicinanza e condivisione sui bisogni che i ragazzi stanno esprimendo”. “Quello dell’emergenza abitativa – ha dichiarato – è un problema che a Bari riguarda tutte le categorie e coinvolge più di 1100 famiglie, di cui 800 già in strutture di accoglienza”. 

Peccato che da vent’anni l’amministrazione comunale barese è gestita proprio da quella parte che strumentalizza oggi gli studenti. 

 

Qualche mese fa una serie di associazioni locali, in un punto del loro programma già si impegnava sulla questione abitativa dichiarando che ” l’afflusso, che si auspica sempre più copioso di turisti, la sempre maggiore presenza e integrazione delle moltitudini di lavoratori esteri, l’auspicato ritorno di meridionali emigrati, creano domanda aggiuntiva di abitazioni non solo popolari. Vanno progressivamente ridotte ed abolite le patrimoniali sulla casa, ma anche sulle seconde case per favorire la immediata maggiore utilizzazione del patrimonio immobiliare esistente inutilizzato e rallentare l’utilizzo scriteriato di suolo agricolo per qualsivoglia scopo, inclusi certi parchi che sono stati pensati solo per la gioia di architetti amici dei nostri politicanti ma forestieri e quindi ignari della realtà della nostra economia.

Non va dimenticato tutto il settore degli immobili a destinazione commerciale il cui costo per l’utilizzatore -che è il canone locativo che anch’esso è ipertassato- ipoteca direttamente la competitività delle nostre imprese; anche per loro sarà essenziale utilizzare lo stesso criterio di progressiva riduzione delle patrimoniali che essendo calcolate separatamente dal reddito realizzato costituiscono una tassa con maggiore peso per le imprese più in difficoltà e più piccole e minore peso per quelle più floride che oltre a essere ingiusto è un non senso economico.”

Quindi a Bari c’è qualcuno che sostanzialmente vuole aumentare il potere d’acquisto del singolo cittadino o comunque possessore di immobile (o terreno che dir si voglia). 

La spina dorsale di una qualsiasi comunità non va mai frustata. Altrimenti ne soffrono a ricaduta tutte le altre categorie.

Agli studenti bisogna saperle spiegare le situazioni, prima di mandarli a protestare. E bisogna dunque fare capire loro, di chi è la vera colpa per cui oggi è più conveniente un affitto breve, rispetto ad un affitto studentesco.

 

Inoltre, qual’è la situazione odierna di quei palazzi costruiti dai tempi dell’ultima amministrazione Emiliano, a Mungivacca, proprio destinati agli affitti studenteschi? 

Come mai sono bloccati da più di dieci anni? Nessuno parla di quella saracinesca di mattoni all’ingresso della statale 100.

 

Evidentemente la cricca del mattone è impegnata sul fronte della cittadella della Giustizia.

 

Che ne sanno gli studenti…

 GIUSEPPE ROMITO

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