Cosa impariamo dalle crisi bancarie recenti

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Le recenti crisi bancarie sarebbero accadute invano se fossero osservate senza imparare qualcosa.

Alcuni dati certi sono emersi nel rapidissimo evolversi degli avvenimenti e possono essere illuminanti.

1 le cause di questi dissesti sono imputabili direttamente ed indirettamente al rialzo dei tassi di interesse; cause che sono presenti -dove più, dove meno- in tutte le istituzioni finanziarie del mondo; anche le più solide;

2 non è il mondo del risparmio individuale a togliere la fiducia a queste banche dissestate ma operatori professionali che manovrano disinvoltamente milioni al giorno e che sanno quello che fanno;

3 la risposta delle banche centrali è stata immediata e ha anche aggirato le norme esistenti come se non esistessero. Questo dà la misura di come le banche centrali percepiscono la drammaticità, generalità ed imprevedibilità della crisi;

4 il mondo della finanza è espansivo cioè vuole allentamento monetario e riduzione dei tassi mentre una ristrettissima cerchia di persone -i rigoristi- vuole austerità monetaria in contrapposizione ai desiderata dell’intera finanza globale;

5 tutto quello che è stato fatto è avvenuto all’interno delle tecnocrazie delle banche centrali e loro amici avvisando -forse- alcuni politici; le istituzioni democraticamente elette non hanno rappresentato i propri elettori;

6 i rigoristi hanno dovuto cedere alle richieste degli espansivisti restringendo l’intervento -appunto espansivo- al singolo caso; quindi gli espansivisti sono più forti dei rigoristi ma non esiste una terza via;

7 il rigorismo -e cioè la lotta all’inflazione- produce recessione e distruzione di ricchezza non solo nell’economia reale ma anche nel sistema del credito (che pure sembra beneficiario dell’aumento dei tassi) e in quello della finanza;

8 l’intervento sul caso singolo come è stato fatto in tutti i casi verificatisi significa che non si tratta di politica monetaria ma di gestione del panico ed influenza sulla psicologia collettiva che non dovrebbe essere questione da banche centrali ma di istituzioni politiche;

Tutto ciò significa che esistono due scuole -entrambe con dei pro e dei contro- economiche contrapposte e che la stretta non può durare ancora a lungo. Precisamente sembra che la ortodossia rigorista stia osando oltre le resistenze vigorose dell’economia reale e della finanza, perché suppone la vicinanza dell’obiettivo di inflazione al 2%. E quindi non guarda a questi “incidenti di percorso”, li governa, raffreddando il panico e tira dritto fino a che riesce ad ottenere l’obiettivo dell’inflazione al 2%. Se la sfiducia dovesse prevalere però tutto crollerà e saranno dolori; e lo sanno.

Ma dopo, quando finirà l’austerità finanziaria come ci auguriamo, secondo i piani delle banche centrali, cosa si farà? Si tornerà a stampare moneta per risollevare l’economia? Oppure no? I nuovi parametri quali saranno? Una inflazione media al due per cento comporterà un tasso di interesse dell’uno (come presumibile) sia per i ricchi che per i poveri? Cioè questi ultimi saranno condannati a rimanere poveri per sempre?

Quelli che comandano veramente stanno in un territorio inesplorato e i grandi “economisti” sono divisi su tutto. Cioè in modo diverso tutti sbagliano.

CANIO TRONE

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