Foggia: abusi su pazienti affetti da disturbi psichiatrici, per il Gip “quadro inquietante”

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I materiali audio-video analizzati «restituivano un quadro storico-fattuale a tinte fosche, inquietante, denso di degradazione e accompagnato da un disprezzo per la dignità dei pazienti ricoverati».

È un passaggio dell’ordinanza firmata dalla Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Foggia, Marialuisa Bencivenga, che definisce «agghiacciante» gli abusi subiti dai pazienti della struttura socio-sanitaria riabilitativa “don Uva” di Foggia, dove i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Foggia e i colleghi del Nas hanno eseguito trenta provvedimenti cautelari. Colpiti da misure cautelari infermieri, Oss, educatori professionali e ausiliari, sette dei quali finiti in carcere, otto ai domiciliari, 13 raggiunti da divieto di dimora e divieto di avvicinamento alle vittime e due da divieti di dimora. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, due episodi di violenza sessuale, 19 casi di maltrattamenti, 13 sequestri di persona e un episodio di favoreggiamento personale riferito al tentativo di alcuni di cercare microspie e telecamere installate nella clinica.

Quasi tutti i reati sono aggravati anche dall’essere stati compiuti ai danni di persone (25 in tutto, di cui 6 uomini e 19 donne) gravemente disabili, dall’aver agito con crudeltà e approfittando dello stato di minorata difesa delle vittime. Secondo quanto emerso, gli indagati avrebbero rinchiuso i pazienti nelle stanze, legandoli a letti e sedie con delle lenzuola. Le vittime – tutte affette «da gravissime forme di incapacità psichica e particolarmente vulnerabili», si legge nell’ordinanza – sarebbero state umiliate, picchiate, minacciate e offese.

Dalle intercettazioni ambientali sono emerse «con indubitabile chiarezza – evidenzia la Gip – una molteplicità di angherie, vessazioni, sopraffazioni fisiche e psichiche, le quali consentivano di rilevare la commissione di maltrattamenti».

Si tratta di «reiterati e continui episodi di percosse, minacce, ingiurie, sequestri di persona, molestie sessuali» che avvenivano sulle degenti «quasi con cadenza quotidiana», determinando «significative sofferenze fisiche e morali». Le vittime venivano «afferrate per il corpo o scosse per i capelli» e poi trascinate per i corridoi, apostrofate «con un linguaggio truce e offensivo diretto a umiliare e deprimere le persone ricoverate nel reparto, anche imitandone i lamenti». Tra le «esternazioni di espressioni ingiuriose, offensive, minacciose e pregiudizievoli» appuntate dalla Gip ci sono frasi come «io ti sparo», «vattene da qua sennò ti infilo il coltello dentro la gola» e «vuoi vedere che ti spacco la mazza in testa? Vattene da qua prima che ti uccido!». Le umiliazioni registrate nell’ordinanza colpiscono «la dignità morale delle pazienti, mediante mancata ottemperanza alle procedure di lavaggio corporale e sostituzione degli indumenti intimi».

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