UNA STORIA ALLE SPALLE

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Alla Camera si è tornati, dopo non so quanti anni, ad ascoltare un discorso di insediamento di un Primo Ministro innanzitutto politico.

Non un”agenda di cose da fare, quella è una roba che se non viene immediatamente dopo è la stimmate principale di un Governo tecnico, ma una citazione di principi, valori e posizioni che caratterizzano un credo politico, un percorso, una storia.

Per poterlo fare devi averli e, soprattutto, per essere credibile, devi impersonarli.

L” Opposizione, che non poteva fare altrimenti lo capisco, ha rilevato la non precisione e il non aver dettagliato l” azione di Governo, ci sta.

Poi è arrivato il momento del poco competente, ossia Giuseppe Conte il quale, essenzialmente, ha accusato Meloni di essere in continuità con il Governo Draghi e di averlo capito sin da quando gli ha fatto un”opposizione, a suo dire, addirittura acquiescente.

Il problema è che lui (e il suo movimento) essendo, almeno sulla carta, la parte più importante del Governo Draghi, queste cose avrebbe dovuto essere proprio l” ultimo a poterle pronunciare.

Cosa tradisce questo pensiero?

Semplice, il sotterraneo odio di Conte verso Draghi come di colui al quale è stato sottratto un giocattolo.

E il fatto che sia stato, soprattutto lui, a fare cadere il Governo Draghi ne è la plastica conferma.

E chi può, in politica, covare un simile sentimento?

Semplice, un uomo senza storia né credo al quale, se togli l” ambizione personale e la faccia di bronzo, quella che gli ha permesso di guidare due Governi consecutivi prima col Diavolo e poi con l” Acqua Santa (o viceversa) hai tolto tutto.

Un falso non d” autore a cominciare dal ridicolo accento aspirante (si proprio aspirante , nel senso che “vorrebbe essere”) fiorentino con cui parla.

Questo è Conte, punto.

PINUCCIO TARANTINI

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