Olio, Confagricoltura e frantoiani: “pronti a non raccogliere le olive”

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Preferiscono lasciare le olive sugli alberi e non azionare i frantoi non solo per gli aumenti fuori controllo dei prezzi dei concimi e della trasformazione ma anche per il prodotto stoccato nei magazzini, circa 200mila tonnellate su base nazionale. Sono gli iscritti a Confagricoltura e Associazione frantoiani di Puglia (Afp) che stanno pensando di non partecipare alla campagna olivicola 2022.

«È l”annata più difficile a memoria degli olivicoltori e i trasformatori pugliesi», dicono le associazioni evidenziando che è caratterizzata «da una scarsa produzione, più bassa di oltre il 40% rispetto all”annata scorsa». »La produzione è bassa e in alcune zone della Puglia sta toccando un meno 50% rispetto l”anno scorso. Se questa circostanza viene collegata ai costi più che raddoppiati dei carburanti, diventa comprensibile che alcuni olivicoltori abbiano deciso di lasciare le olive sugli alberi – evidenzia Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Puglia. – Nei magazzini della regione è stoccato oltre il 32% dell”olio nazionale, circa 65mila tonnellate con una netta prevalenza di olio extravergine d”oliva».

«La resa è in funzione della varietà. Con la varietà Favolosa molti produttori, soprattutto nel Leccese, stanno ottenendo buoni risultati che, tuttavia, di certo non risolvono il problema generale», prosegue. «Servono provvedimenti di sostegno immediati. Questa annata – dice rischia di ripercuotersi sui consumatori e mettere in ginocchio definitivamente i produttori e le famiglie dei lavoratori del settore. Va evidenziato che la maggior parte degli olivicoltori è già stremato perché da quasi un decennio ha a che fare con la Xylella».

A registrare scelte drastiche è anche l”associazione che raccoglie i frantoiani pugliesi. “Molti frantoiani – continua Stefano Caroli, presidente dell”Associazione frantoiani di Puglia – quest”anno rischiano il default e c”è chi è rimasto chiuso, ha insomma deciso di non avviare l”iter per l”avvio della campagna. In questo momento è impossibile recuperare tutti costi legati agli aumenti e agli oneri tecnici e burocratici. Il costo della molitura quest”anno si aggira di media intorno ai 22 euro al quintale, quasi il doppio dell”anno scorso, e la somma copre a malapena le spese vive sopportate dagli operatori del settore. Di recente, come categoria abbiamo ottenuto un tavolo tecnico dalla Regione per affrontare il problema ma la preoccupazione resta alta”.

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