Diciamo al nuovo governo

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Il nuovo governo si è costituito in un baleno. I trucchetti delle sinistre sono stati dribblati dalla fulminea conclusione delle formalità. Forse perché sono pronte novità dal fronte che non possono attendere? È altamente probabile se vogliamo pensare a male, ma ci ostiniamo ad essere ingenui e pensiamo costruttivamente.

Un cambiamento forte ed immediato è necessario per la sopravvivenza dell’intera Italia economica e sociale. Occorre procedere con cautela cominciando da alcune mosse “politically correct” che vogliamo qui elencare in un dodecalogo preciso e semplice in perfetta sintonia con il passato recente e meno recente.


1 – rendere operativo “automaticamente” quanto previsto dalla 190/14 art.1 comma 246 e successivi rinnovi (possibilità di sospendere la corresponsione della sorte capitale per tutti i mutui e finanziamenti per le piccole imprese e famiglie) almeno dalle banche controllate da MCC e per tutti i mutui erogati con garanzia anche parziale di MCC;


2 – aprire una trattativa con Abi sulla politica creditizia nazionale che può rilanciare la nostra economia o bloccarla;


3 – rendere noto settimanalmente il livello del debito pubblico e la quota di debito pubblico detenuta dalla BCE;


4 – costituzione di un fondo sovrano cui far affluire i proventi pubblici (come le concessioni) non rivenienti dalla fiscalità e quindi costituzionalmente non includibili nel bilancio pubblico;


5 – pace fiscale;


6 – calcolo del prezzo dell’energia per il futuro che deve essere “consigliato” ed individuato sulla base dell’energia consumata/prodotta in ogni regione e quindi variabile in base alla produzione che se ne fa in ogni regione;


7 – la individuazione del tasso di interesse stabilito dalla BCE non è solo politica monetaria, ma anche politica creditizia e politica economica tout court, e quindi di pertinenza anche dei singoli stati;


8 – concentrazione dei nuovi impianti eolici e solari in precise aree a ciò deputate in mare fuori dalla vista dei rivieraschi;


9 – prevedere almeno al sud per le pmi una fiscalità forfetaria che riduca drasticamente la burocrazia aziendale e il rischio di accertamenti rendendo più certo il gettito fiscale;


10 – libertà di accesso all’autoimpiego;


11 – nazionalizzazione degli idrocarburi estratti in ambito nazionale;


12 – emissione di nuovi titoli di stato privi di scadenza e trasferibili.


Ognuno di questi punti andrebbe chiarito e spiegato nei dettagli e nelle conseguenze altamente positive che portano con se; siamo certi che i politici e la prossima Presidente del Consiglio siano ampiamente in grado di comprendere la loro utilità immediata e grande, la loro praticabilità e la loro neutralità: non sono certamente di “destra” ma sono per l’Italia quale è, e quindi pensati per essa, nella certezza che è questo che hanno chiesto gli elettori ed è questo che serve; con l’accorgimento di non pestare i piedi a chi italiano non è.


Non citiamo la questione guerra che, va da se, va conclusa immediatamente secondo le vie diplomatiche; anche se sembra che “dove si può ciò che si vuole” si sia deciso diversamente. Né citiamo la questione della revisione dei Trattati UE che stanno seguendo una loro trattativa che dovrebbe essere maggiormente ispirata dalla scuola mediterranea ed italiana. Né abbiamo voluto citare la questione meridionale che è LA questione principale. Poi ci sono le questioni “minori”: reddito di cittadinanza, bonus vari, inflazione, tassi di interesse, scuola, giustizia, pensioni,….una rivoluzione senza fine.


Non si può trattare tutto e vorremmo che il nuovo governo, realizzi almeno queste minime cose che hanno il carattere di immediatezza per rimettere in piedi la nave Italia.


CANIO TRIONE

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