Cassazione: furto di olive aggravato se si battono gli alberi

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L”aggravante della violenza sulle cose nel reato di frutto di olive si realizza anche battendo l”albero e rompendone i rami.

Questi i due interessanti chiarimenti contenuti nella Cassazione n. 36022/2022.

Decisione che chiude la vicenda di due uomini, accusati e ritenuti responsabili, anche in grado di Appello, del reato di furto pluriaggravato, per essersi impossessati di una cospicua quantità di olive sottraendoli al proprietario del fondo in cui trovavano le piante da cui sono state raccolte.

Entrambi gli imputati ricorrono in Cassazione adducendo le stesse motivazioni ai fini della contestazione della sentenza di condanna.

Con il primo motivo sostengono che in realtà la condotta si è arrestata allo stadio del tentativo perché di fatto i militari intervenuti su richiesta del proprietario del fondo hanno impedito agli stessi di impossessarsi definitivamente delle olive. Tutta l”azione inoltre si è consumata sotto la sorveglianza del proprietario per cui il furto di fatto non si è integrato.

Con i restanti due motivi invece contestano l”aggravante della violenza sulle cose e l”esposizione alla pubblica fede. A loro dire la battitura degli alberi non è qualificabile come violenza sulle cose e le olive sono esposte non per scelta dell”uomo, ma per una condizione naturale che prescinde dalla volontà del proprietario del fondo. Cioè come dire “gli ulivi vanno battuti sennò come cadono le olive sulle reti?”

La Cassazione è di diverso avviso: La battitura dell”albero è violenza, le olive sono state rubate e dunque respinge i due ricorsi ritenendo infondati i motivi addotti.

Sul primo motivo la Cassazione ha modo di precisare che nel caso di specie il reato di furto si è consumato e non è rimasto allo stato del tentativo perché i due imputati sono entrati nel fondo e si sono impossessati delle olive altrui nel momento in cui le hanno riposte nei sacchi. Quando le hanno raccolte gli stessi le hanno infatti sottratte al detentore.

Errato poi ritenere che la battitura degli alberi per far cadere le olive non rappresenti un forma di violenza sulle cose. Detta aggravante infatti sussiste in presenza di rottura o danneggiamento dell”albero. “Ebbene, in concreto, i ricorrenti, come evidenziato correttamente dalla corte d”appello, per accelerare i tempi di raccolta, hanno fatto uso di energia fisica, “battendo” l”albero, causando la recisione di alcuni rami e, così, danneggiandolo. E ciò integra l”aggravante contestata.”

Infondata anche la doglianza con cui gli imputati hanno contestato l”aggravante della esposizione alla pubblica fede, visto che l”orientamento maggioritario la ritiene sussistenza anche quando “tale esposizione derivi non da un”opera dell”uomo, ma da una condizione originaria della cosa.”

I nostri territori agricoli sono pieni di uliveti e queste due sentenze sono come l’olio: oro colato.

Tratto dal sito web studiocataldi.it.-

Franco Marella

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