Pagliaro e Scalera in una nota: presenteremo una proposta di legge per la compensazione con le energie fossili

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 Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani, con il collega Antonio Scalera.

«Ieri in Consiglio regionale è stata approvata una legge monca sulle norme per l’incentivazione della transizione energetica. Una legge che prevede compensazioni da parte delle aziende che hanno insediato e che insedieranno nella nostra regione infrastrutture e impianti energetici. L’obiettivo – che abbiamo condiviso – è destinare una parte di queste compensazioni come sconto in bolletta per i cittadini salentini e pugliesi, per aiutarli a pagare le bollette per molti divenute insostenibili. Ma si è persa una grande occasione, perché la maggioranza ha voluto circoscrivere le compensazioni solo al settore gas, che qui viene solo trasportato e non prodotto. Era stato presentato un emendamento che prevedeva ristori anche da parte delle società che producono energia da fonti fossili sul nostro territorio, come la centrale termoelettrica Federico II di Cerano. Un impianto fra i più inquinanti d’Europa, che ha devastato l’ambiente e la salute dei salentini, producendo profitti enormi nelle casse di Enel e zero benefici per il territorio. Siamo amareggiati perché l’emendamento presentato dalla minoranza è stato bocciato, escludendo dalle compensazioni un impianto che da 25 anni rappresenta una ferita aperta nel cuore del Salento. La maxi centrale a carbone, prima in Italia per emissioni di anidride carbonica, al centro di diverse inchieste della magistratura e di indagini di carattere ambientale ed epidemiologico, negli anni ha esercitato un ricatto occupazionale che è stato il lasciapassare per imporre i suoi veleni. Ha creato disastri incalcolabili, con la sua colossale superficie che occupa 270 ettari di terreno a dodici chilometri da Brindisi, al confine con la provincia di Lecce. Si parla da anni di riconversione mai avvenuta, sulla pelle dei cittadini salentini. Fu ignorato il referendum contro Cerano dei comuni della provincia di Lecce del maggio 1987, che registrò un’affluenza del 60 per cento con punte del 98 per cento a Trepuzzi, Surbo, Squinzano. Un record mai raggiunto tra le consultazioni referendarie a livello locale in Italia. Ce ne fu un altro a gennaio del 1988 della Provincia di Brindisi, e vinse il no con l’88 per cento, ma con un’affluenza insufficiente: il 41 per cento.   

La presenza dell’ecomostro a Cerano ha bloccato lo sviluppo anche turistico della costa, il carbone ha distrutto le campagne circostanti prima che venissero realizzate le cupole di copertura. Un autentico disastro, che col nostro emendamento chiedevamo di compensare almeno in minima parte da parte di Enel, a fronte dei colossali profitti incassati. 

Ma il no incomprensibile della maggioranza ha voluto escludere il nostro emendamento dalla legge. La nostra battaglia comunque non si ferma, e presenteremo una proposta di legge ad hoc insieme al collega Luigi Caroli e a tutto il gruppo di Fratelli d’Italia, perché anche Enel sia chiamata a pagare per risarcire il territorio ferito a morte, a fronte di enormi profitti incamerati.    

C’è un’altra battaglia che stiamo portando avanti da tempo, e che ieri ha visto una vittoria importante con l’approvazione della nostra mozione che impegna a destinare ai soli territori di Lecce e Brindisi i 50 milioni promessi dalle società Tap e Snam come risarcimento per il passaggio del gasdotto Tap. Non si dimentichi con un colpo di spugna tutto quello che è accaduto negli anni su quest’opera, realizzata senza ascoltare i territori. I ristori non sono stati ancora erogati nonostante il reiterato impegno dei vertici delle due società in Commissione Bilancio del Consiglio regionale, a giugno e luglio dell’anno scorso. Ora è il momento di esigerli».

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