Il PD e giullari, senza ritegno

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Queste elezioni politiche, lette a distanza di tempo, mostrano il vero volto dei perdenti. 

Chi ha perso veramente? 

Non i 5S che tutti davano per movimento morto. Ebbene, pur avendo più che dimezzato i consensi, Conte è felice come una Pasqua perché ha salvato il suo ruolo – caratterizzato da uno strabiliante iter da “avvocato di sistema” ad “avvocato del popolo” a “leader politico” del movimento 5S, a spina nel fianco del PD cui ruba i consensi, con un indice di gradimento personale di tutto rispetto – e che, da ospite a Maurizio Costanzo Show, incassa una ovazione all’ingresso. 

Non la Lega che, ridotta malamente, dopo l’istintiva irritazione di Salvini per la consapevolezza di non poter occupare lo scranno di Ministro dell’Interno, si è accucciata dietro Fratelli d’Italia. 

Non FI che tutti davano quasi polverizzata dall’abbandono delle furbe Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, in fuga dalla nave che sembrava destinata a naufragare. Il solito Berlusconi riesce a recuperare consensi insperati, soprattutto nel collegio di Monza, ora in Serie A, dove ha fatto il pieno. Dopo la gaffe al Senato, a difesa della fedele Ronzulli, parvenu della politica, anche lui, calmati i bollori e recuperata la ragione, dopo la stizza, si porrà di conserva a Fratelli d’Italia. 

Non il duo Calenda/Renzi che, pur sperando in un 10%, ha comunque conquistato un risultato di tutto rispetto sconfessando la regola che, quando ci si mette insieme, si ottiene meno della somma. 

Ma allora, chi ha perduto veramente? 

Dalle reazioni del PD e da quelle dei suoi giullari da spettacolo come, ad esempio, Renato Zero e Loredana Bertè, capaci di velenose e incomprensibili esternazioni sopra le righe, l’unico ad aver perso in malo modo è proprio il Partito Democratico. 

 

Questi non perde occasione per lanciare strali contro la maggioranza esercitando a piene mani la sua arma preferita: il discredito e il linciaggio dell’avversario, in tutte le sedi e in tutte le forme, scomodando tutto quello che c’è da scomodare come ha fatto l’ineffabile giornalista Rula Jebrail, che speriamo di non vedere mai più ospite in TV. 

L’impressione è che la bile travasi da tutti i pori. Incredibile!

Ma non è solo un fatto interno. 

Dall’estero, si osserva un delirio di commenti preoccupati sulla tenuta della democrazia del bel Paese. Tutti si interessano dell’Italia come se queste elezioni fossero una catastrofe per l’Europa e per l’Occidente, preludio di un ritorno del nazifascismo. 

Non si pensava proprio che la Meloni fosse così conosciuta in ambiente internazionale. 

Un esempio di questo parossismo collettivo sono gli interventi intempestivi e sopra le righe di Ursula von der Leyen che ammoniva (o meglio “avvertiva”, in stile non proprio signorile) di avere a disposizione gli strumenti per intervenire (!?); quelli di Francia dove la prima ministra Borne sollevava dubbi sul rispetto dei diritti in Italia e dove la ministra Boone dichiarava di “vigilare” (!?) sul nostro Paese. 

Ma chi sarebbero questi personaggi da operetta che si ergono a giudici giustizialisti? 

Giorgia Meloni ha reagito e il Presidente Mattarella è stato costretto ad intervenire. 

Come mai succede tutto questo? Ecco, perché; tutto viene alla luce e si spiega. 

Enrico Letta, relatore al congresso dei Socialisti europei, a Berlino, dichiara, in preda ad un attacco di bile e riferendosi alle elezioni dei presidenti di Camera e Senato: “Sono scelte che fanno slittare ancora più a destra la maggioranza … L”inizio di questa legislatura è il peggiore che potesse esserci. La legislatura comincia con una logica incendiaria da parte di chi ha vinto le elezioni. Chi ha vinto, invece di riappacificare il paese, lo sta dividendo. Ma chi semina vento non può che raccogliere tempesta… Si rompe ogni possibilità anche di un rapporto fra maggioranza e opposizione, che è un rapporto nell”interesse del paese…. un messaggio che conferma le peggiori preoccupazioni in giro per l”Europa. Io mi chiedo quale sia la logica perversa che c”è dietro queste nomine, che va contro l”interesse del paese. Noi non faremo sconti di alcun tipo … Non mi sembra una maggioranza in grado di dare un governo solido al Paese”.

Letta non ha capito, o non vuole capire, che gli elettori hanno scelto in piena libertà e consapevolezza; che Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, con la loro elezione a presidente del Senato e della Camera, sono, di fatto, fuori dalla mischia politica: non sono più politici; sono Istituzioni, sono seconda e terza carica dello Stato di diritto.

Ci si domanda dove sia finito il “rispetto delle Istituzioni “, tante volte invocato dal PD che si accredita, anche, come difensore della Costituzione; salvo trasgredirla platealmente quando fa comodo?

La relazione di Letta è una sequela di sentenze, pregiudizi, diffamazioni, sospetti, illazioni: una relazione piena di semi di zizzania e di preoccupanti avvertimenti. 

Quando si parla così, in un consesso internazionale, quale potrebbe essere, secondo Letta, il risultato? 

Noi pensiamo che parlare in pubblico “sputtanando” (permettete la licenza) la propria casa e la propria famiglia, puntando il dito sui “cattivi” è la cosa peggiore che si possa fare: Non è da persone mature, non è politica: è diffamazione, è ingiuria, è questioni di opportunità. 

Alla richiesta della Meloni di chiedere scusa, il Letta ha risposto:

“Non è la maggioranza a dire all”opposizione cosa dire e come dirlo”. 

Letta ha bisogno di un TSO!

La sconfitta è bruciante perché è figlia di ben tre tematiche politiche:

1. L’antifascismo ha fatto il suo tempo. Gli elettori non ci credono più, come d’altra parte non ci credeva lo stesso Letta che, però, non riesce a svincolarsi da questo cliché, vecchio e consunto. Non riesce a convincersi che gli elettori hanno sdoganato il pericoloso fascismo della Meloni.

2. Il posizionamento politico del PD, non più partito del proletariato e degli operai ma, ora, partito d’élite, di potere, della finanza, delle grandi aziende (lo zoccolo duro del 19%) non è gradito: la gente si è svegliata dal torpore perché nota che, per difendere i propri privilegi, quei signori sono pronti a tutto. 

3. Lo strumento del “voto di scambio high level”, le poltrone, in una Italia diventata tutta “spoil system”, è in grave pericolo; non solo: è il sistema del PD in pericolo. Solo Letta, e il suo PD satollo, non si è accorto della sua degenerazione. 

Le reazioni della vecchia maggioranza e dei suoi giullari, troppo scomposte e avvelenate per essere ricevibili, mostrano che non siamo di fronte a semplici questioni politiche ma a complicate questioni di business.

Ma il Paese dove è finito?

Antonio Vox 

Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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