Migranti. rogo nel foggiano, Diocesi San Severo: svuotare i ghetti

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«Questa ennesima tragedia ci riempie il cuore d’indignazione perché in questo territorio assistiamo impotenti da troppi anni al sacrificio di vite umane oltre a subire la vergogna di tenere ancora in piedi luoghi in condizioni inaccettabili di degrado, simbolo di sfruttamento e di illegalità. È urgente pianificare un graduale svuotamento dei ghetti attraverso azioni concrete che possano incidere sui vari segmenti della complessa problematica dello sfruttamento lavorativo in agricoltura». È quanto si legge in una nota della diocesi di San Severo (Foggia) commentando la morte in un incendio avvenuto nella notte tra domenica e lunedì scorsi, nell’accampamento di Torre Antonacci, di Yusupha Joof, il bracciante di 35 anni di origini gambiane.

«Yusupha viveva fino a poco tempo fa a San Severo. A causa delle restrizioni imposte dai “decreti sicurezza” non è riuscito a rinnovare il suo permesso di soggiorno e si è visto costretto a entrare nell’invisibilità, abitando il ghetto di Torretta Antonacci dove ha trovato tragicamente la morte», prosegue la nota in cui si ricorda che «già da alcuni mesi sono state stanziate ingenti risorse del Piano nazionale di resistenza e resilienza per il superamento degli insediamenti informali abitati dai lavoratori migranti».

Per la diocesi «non basta offrire soltanto una soluzione alloggiativa senza pensare ai temi dell’intermediazione fra domanda e offerta di lavoro, dei trasporti, dei diritti dei lavoratori e quello fondamentale della regolarizzazione dei documenti».

«Auspichiamo un lavoro sinergico tra Istituzioni, associazioni datoriali, sindacati, Terzo Settore e gli stessi lavoratori per una progettazione condivisa e celere degli interventi volti a cancellare la vergogna dei ghetti per non piangere più morti ingiuste e drammatiche come quella di Yusupha», conclude.

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