La matematica della povertà

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Oggi ci piace dare sfogo al nostro istinto matematico. 

Butteremo lì numeri a casaccio, senza un itinerario progettato, saltando qua e là; e nemmeno numeri del tutto esatti. 

Tuttavia, chiunque può reperirli sulla stampa e sulle fonti primarie senza soverchi problemi. A noi, basta esprimere un’idea. 

L’inflazione americana è a maggio all’8,6%, ai massimi degli ultimi 40 anni e in salita. La fiducia dei consumatori americani è crollata ai minimi storici. Wall Street arranca e la FED aumenta i tassi. Gli analisti di Wall Street sono convinti che una recessione sia ormai dietro l’angolo. 

L’Eurostat ci dice che l’inflazione in area euro, a maggio 2022, è a +8,1%.  

L’Istat comunica che l’inflazione in Italia, a maggio 2022, è a +6,8%.

Ma, comunica, anche, che l’aumento dei prezzi dei generi alimentari era, nel 2021, a +31%; oggi, a un ulteriore +23%. 

Un dramma per le famiglie italiane alle prese con i rincari della bolletta della luce a + 83% e quella del gas a + 71%, a giugno.

Intanto incombe la riforma del Catasto. Tranquilli, non ci saranno aumenti, dice Draghi. Ma nella prossima legislatura, dopo marzo 2023, avremo un bellissimo pesce d’aprile: Draghi, così, manterrà le sue promesse, da perfetto bancario. 

Questa storia del Catasto non l’abbiamo mai capita. Ma non è esso una banca dati che censisce l’insieme degli immobili italiani? In una questione “geometrica” cosa c’entra il Fisco? Lo Stato vuole, per forza, assegnare un “valore catastale” che, dunque, non è “un prezzo di mercato” che nasce al momento della compravendita ma, tuttavia, costituisce un reddito convenzionale (ma reale per le tasche degli italiani) sul quale sembra sia giusto pagare il fisco. 

Il “valore catastale” è convenzionale perché lo definisce lo Stato che, guarda caso, pretende di equipararlo ad un reddito, anche questo convenzionale. 

Dopo aver acquistato un immobile con soldi “veri”, cioè già asciugati dal fisco, siamo costretti a trasferire una percentuale della proprietà allo Stato, anche in assenza di reddito (come un affitto) ed in presenza di costi di manutenzione ed esercizio (come le quote condominiali). 

Se non si incassa, con quali soldi si dovrebbe pagare questo onere? Quante volte bisogna riacquistare l’immobile?

Sembra che la proprietà in sé sia un problema; ad esempio, basterebbe possedere una matita per pagarci sopra una tassa. Ciò, tuttavia, non accade, ad esempio, con le proprietà finanziarie quali BPT, Azioni etc. 

Non sembra, questa, proprio una pratica liberale. 

Ma non distraiamoci, dobbiamo pensare al riarmo, agli aiuti in armi all’Ucraina, alle spese militari per la Nato, alla politica di difesa europea: un minimo del 2% per cento; una spesa di € 13 mld, in meno di due anni. 

Poi, però, abbiamo l’immigrazione. Abbiamo bisogno di più immigrati per coprire i posti che mancano. Un primo “decreto flussi” ha stabilito una quota di 69.700 ingressi di lavoratori extracomunitari in Italia; a breve ne arriverà un secondo, forse, di oltre 20.000. Meno male che si tratta di lavoro di bassa qualità, come addetti alle pulizie e camerieri. Il lavoro di qualità non se ne trova; i nostri giovani vanno all’estero. 

Si aggiunge anche l’immigrazione richiedente asilo alla quale dobbiamo badare: quasi 20.000 sbarcati nel 2022 al 30 maggio, con 129.000 profughi ucraini al 7 giugno. 

Ah già: la guerra in Ucraina. Bisogna pensare anche alla Ricostruzione Ucraina. Chi pagherà quando la guerra sarà finita per ponti, strade, ferrovie, fabbriche, intere città e un’economia nazionale da ricostruire? 

Secondo un rapporto dell’Istituto di Studi Economici di Kiev, soltanto i danni alle infrastrutture, in tre mesi di guerra, superano i 92 miliardi di dollari mentre per aiuti militari, salari e spese civili, l’Ucraina ha bisogno di $ 5 mld/mese. 

Un Recovery Fund della UE di centinaia di miliardi di euro?

Resta il fatto che è opinione comune che l’Ucraina è vicina di casa della Ue e, quindi, in primo luogo è la Ue che deve occuparsi di ricostruirla. 

Intanto Zelensky, oltre a chiedere armi e sanzioni, batte cassa per “un nuovo Piano Marshall”. 

Intanto, siamo alle prese con il Reddito di cittadinanza costato finora € 19,6 mld più € 7,7 miliardi previsti nel 2022.

Qui, però, come in tutti gli altri settori dove gira danaro pubblico, c’è qualcosa che non va. Ad esempio, gli investigatori della Squadra mobile di Cagliari hanno denunciato 140 stranieri provenienti da 22 Stati extra Ue, in prevalenza del Nord Africa e dall’Africa Sub sahariana: oltre 4 milioni di euro intascati illegalmente con il sussidio. Verificando la posizione di 620 stranieri che chiedevano la regolarizzazione in Italia, è emerso che alcuni di loro percepivano il reddito di cittadinanza senza avere un permesso di soggiorno valido. 

Non solo! Alcuni stranieri venivano appositamente in Italia per richiedere il permesso e con esso il sussidio, presentando nei vari Caf documenti precompilati; poi, approfittando dei tempi della burocrazia, tornavano nei Paesi d’origine con in tasca la carta di credito della Poste sulla quale veniva accreditato il reddito. Abbiamo finanziato gente straniera in terra straniera. 

Intanto, l’Agenzia delle Entrate ha dato il via ad una massiccia operazione di cartelle esattoriali: 16 milioni con debiti a ruolo.

Il magazzino dei debiti fiscali a ruolo ammonta ad oltre 1.100 miliardi di euro con circa 130.140 milioni di cartelle esattoriali.  

Dal canto suo, l’ISTAT denuncia povertà assoluta per 5,6 milioni di italiani pari al 10% della popolazione. 

Ma c’è anche la povertà relativa (percentuale di individui che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente inferiore ad una soglia di povertà convenzionale) con una incidenza del 11,1% mentre le famiglie sotto la soglia sono circa 2,9 milioni; quelle in cui sono presenti minori sono quasi 762mila. 

Nel 2022, sono in grave difficoltà 371.500 imprese e 445 mila dipendenti.

Ora, per “apparare” tutto questo, ci rivolgiamo al “dio PNRR” (altri debiti) che, purtroppo, è in mano alla P.A. che non riesce nemmeno a utilizzare i fondi europei “normali”, a disposizione dell’Italia per mancanza di progetti. 

Non vi pare un bollettino di guerra, peraltro già perduta?

Ma in giro si sentono vacui talk show, zeppi di opinionisti; si sente parlare della urgenza del decreto Zan e della parità di genere; di sanzioni di guerra e di facezie simili che interessano poco l’economia reale e la società civile. 

E intanto calamità naturali, come la siccità, favorita da un sistema idrico che “fa acqua” da tutte le parti, si abbatte su di un paese fortemente indebolito.

Quando si imparerà che non abbiamo bisogno di tecnici al potere; che è necessario non essere governati dalla burocrazia; che abbiamo bisogno “di politici veri” che sappiano che “fare politica” significa offrire un disegno prospettico per il paese. 

Ci serve un governo che si interessi dell’Italia ed un Parlamento consapevole e competente. 

Cerchiamo di costruirlo con le elezioni politiche prossime. 

Antonio Vox

Presidente “Sistema Paese – Economia Reale & Società Civile”

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